Un mercato in fermento: i JGB risalgono ai livelli della grande crisi
La reazione del mercato obbligazionario giapponese alle prime mosse di Sanae Takaichi è stata immediata. Il rendimento del decennale ha toccato 1,765%, massimo dal giugno 2008, prima di ritracciare leggermente.

Le vendite hanno coinvolto anche le scadenze ultralunghe, con il 40 anni salito oltre 3,69%, nuovo record storico.

Questa dinamica riflette aspettative di maggiori emissioni per finanziare il programma di spesa del governo e la sensazione che il quadro macroeconomico del Paese stia diventando più complesso.
Di seguito la curva dei tassi di interesse.

Anche il mercato valutario ha reagito, con uno yen che continua a indebolirsi mentre cresce l’incertezza sulla direzione della politica fiscale.

Stimolo fiscale più ampio del previsto: il fattore che alimenta il “Takaichi trade”
Le prime indicazioni parlavano di un pacchetto di misure vicino ai 14 trilioni di yen, in linea con lo scorso anno. Ma dichiarazioni successive hanno portato l’asticella prima a 17 trilioni, poi alla soglia dei 25 trilioni proposta da una commissione interna del Partito Liberal Democratico. L’ipotesi di un piano così espansivo ha inquietato gli investitori, convinti che una cifra di questa portata richiederà un forte incremento dell’emissione di debito sovrano. Diversi strategist hanno evidenziato come l’orientamento della nuova amministrazione venga percepito come decisamente accomodante, accrescendo il rischio che il fabbisogno di finanziamento si traduca in un’ondata di nuove obbligazioni sul mercato.
Pressioni su rendimenti e yen mentre il quadro politico diventa più incerto
La volatilità sui JGB è accompagnata da segnali di crescente incertezza politica ed economica. Il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, è atteso a un incontro straordinario con i ministri dell’Economia e delle Finanze, un appuntamento raro che ha aumentato la cautela degli operatori. Secondo diversi desk di trading, la narrativa sul Giappone si sta facendo più “disordinata”, con l’erosione della domanda strutturale per i bond a lunga scadenza e la persistenza di pressioni inflazionistiche che stanno cambiando i parametri di valutazione di un mercato tradizionalmente dominato da politiche ultra-accomodanti. È un contesto che rende più vulnerabili le scadenze lunghe, già reduce da due anni di ribassi marcati.
Rischi globali: il mercato dei JGB resta un punto di riferimento per il debito mondiale
Il rapido aumento dei rendimenti giapponesi non è solo un tema domestico. I JGB costituiscono da anni un benchmark per i mercati globali, grazie a un mix di inflazione contenuta e politiche monetarie espansive che li ha resi un punto di ancoraggio per gli investitori internazionali. L’attuale inversione di tendenza solleva interrogativi sulla sostenibilità del debito giapponese e sulla possibilità che tensioni sul mercato locale possano trasmettersi a livello internazionale, come già accaduto la scorsa primavera con il sell-off che aveva investito anche il comparto obbligazionario statunitense. L’aumento di un punto percentuale (dal 2,3% circa di inizio anno all’attuale 3,35%) registrato quest’anno dal 30 anni giapponese, a fronte di un calo dei Treasury a pari scadenza (dal 4,8% circa di inizio anno al 4,74% attuale), conferma la portata del cambiamento in atto e rende più fragile l’equilibrio complessivo del mercato del debito.


di Gino Ercole Zincone















































