Crescita senza frenate
Negli Stati Uniti i fondamentali restano solidi e, secondo George Brown, Senior US Economist di Schroders, sono destinati a sostenere la crescita nel 2026 insieme a politiche fiscali e monetarie accomodanti. Questo contesto dovrebbe spingere il mercato del lavoro oltre l’attuale equilibrio di “basso livello di assunzioni, basso livello di licenziamenti”, che ha finora giustificato l’allentamento del FOMC.
Brown evidenzia come la spesa dei consumatori abbia sostenuto un’espansione del 4,4% nel terzo trimestre del 2025, mentre le stime sul PIL della Fed di Atlanta indicano che anche il quarto trimestre abbia mantenuto un ritmo altrettanto robusto e generalizzato. Questo slancio dovrebbe garantire un significativo effetto di trascinamento nel 2026, già avviato su basi solide con l’attenuarsi degli effetti negativi dello shutdown.
La crescita, sottolinea Schroders, sarà ulteriormente accelerata dagli stimoli fiscali introdotti lo scorso anno, con rimborsi fiscali medi annui attesi in aumento del 25% a febbraio. A ciò si aggiunge l’effetto dell’abbassamento dei tassi dello scorso anno, che potrebbe innescare un nuovo ciclo di credito tra le famiglie. Alla luce di questi elementi, Brown ha rivisto al rialzo le previsioni di PIL per il 2026 al 3%, con una crescita attesa al 2,5% nel 2027.
Mercato del lavoro in tensione
Sul fronte occupazionale la situazione resta in stallo. Gli incrementi di produttività hanno consentito alle aziende di soddisfare la domanda senza aumentare il numero di dipendenti. Brown ritiene però che la domanda di lavoro possa riprendere nel corso dell’anno, man mano che la crescita si manterrà robusta e l’incertezza politica si attenuerà.
Questa dinamica si scontra con una riduzione dell’offerta di lavoratori. L’immigrazione ha subito un marcato rallentamento e la quota di popolazione di origine straniera è in calo per la prima volta dagli anni Sessanta. Secondo Schroders, questo squilibrio potrebbe tradursi in pressioni salariali più intense. Se le imprese trasferissero i maggiori costi del lavoro sui prezzi finali, il rischio sarebbe una nuova accelerazione dell’inflazione.
Inflazione sotto la superficie
L’inflazione ha recentemente sorpreso al ribasso, ma si tratta di un effetto in parte tecnico. Lo shutdown ha costretto il Bureau of Labor Statistics ad assumere che molti prezzi siano rimasti invariati tra settembre e ottobre, con effetti che continueranno a influenzare i dati fino alla fine del 2026. Brown spiega che questo fattore giustifica gran parte della revisione al ribasso delle stime sull’inflazione per l’anno in corso.
Allo stesso tempo, i dazi non si sono trasmessi ai prezzi dei beni nella misura prevista, pur in assenza di evidenze di compressione dei margini o di calo dei costi di importazione in grado di compensarli. La previsione attuale di Schroders indica un CPI medio al 2,7% nel 2026, in calo rispetto al precedente 3,3%.
Fed verso nuovi tagli
La Federal Reserve appare più cauta rispetto a un ulteriore allentamento. Secondo Brown, ciò riflette in parte dati macro superiori alle attese, ma potrebbe anche rappresentare una reazione agli attacchi dell’amministrazione nei confronti dell’istituzione.
Nonostante questo atteggiamento prudente, Schroders ritiene che il comitato resti orientato verso un ulteriore allentamento nel 2026, dal momento che la maggioranza dei membri del FOMC continua a considerare i tassi ancora restrittivi. La nomina di Kevin Warsh a presidente della Fed dovrebbe rafforzare questa inclinazione, anche alla luce della sua convinzione che l’intelligenza artificiale eserciterà una significativa forza disinflazionistica.
Per questo motivo, pur in presenza di fondamentali che potrebbero giustificare una linea più restrittiva, Brown ora prevede che il comitato procederà con un ulteriore taglio complessivo di 50 punti base nel 2026.
Tagliare i tassi in un’economia già surriscaldata comporta però dei rischi. In precedenza Schroders ipotizzava tassi invariati quest’anno, ma ha ora rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2027 al 2,8%, rispetto al precedente 2,3%. Come evidenziato nello scenario “Mid-term push”, esiste inoltre il rischio che l’amministrazione scelga di adottare una linea particolarmente espansiva in vista delle elezioni di novembre. Una mossa che aggiungerebbe ulteriore carburante all’economia e aumenterebbe la probabilità di un inasprimento correttivo in futuro.

di Francesco Sicuro















































