Fed in pausa a gennaio, perché il ciclo dei tagli potrebbe fermarsi più a lungo

Fed in pausa a gennaio, perché il ciclo dei tagli potrebbe fermarsi più a lungo

La Federal Reserve è chiamata questa sera a confermare lo status quo sui tassi, ma con un contesto molto diverso rispetto a quello che aveva giustificato i tagli della seconda metà del 2025. La pausa attesa dal mercato non è solo una scelta tecnica: riflette una combinazione di resilienza macro, mercato del lavoro meno fragile del previsto e un quadro politico che rende ogni mossa monetaria potenzialmente esplosiva. È in questo equilibrio instabile che i rendimenti a lungo termine tornano a essere il vero barometro del rischio.

Un’economia che non rallenta come temuto e riduce l’urgenza di nuovi tagli

La decisione della Fed di mantenere i tassi invariati al 3,75% appare coerente con un’economia statunitense che continua a mostrare una resilienza superiore alle attese. Nella nota di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, le paure di un brusco rallentamento, emerse nella prima metà del 2025, si sono progressivamente attenuate, lasciando spazio all’ipotesi che quella fase sia stata una debolezza temporanea, amplificata dall’incertezza politica e commerciale. Il progressivo raffreddamento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina ha contribuito a ridurre uno dei principali freni alla fiducia, mentre diversi indicatori macro stanno tornando a segnalare dinamiche più costruttive.

Guardando avanti, lo scenario più probabile resta quello di una riaccelerazione dell’economia americana, sostenuta da due fattori chiave. Da un lato, il boom degli investimenti in conto capitale legati all’intelligenza artificiale, che continua ad alimentare domanda, occupazione e produttività. Dall’altro, un impulso fiscale rilevante, legato ai rimborsi fiscali attesi in primavera e al rischio che l’amministrazione Trump introduca ulteriori misure espansive in vista delle elezioni di medio termine. I segnali di miglioramento emergono su più fronti: il mercato del lavoro mostra tassi di disoccupazione in stabilizzazione e meno annunci di licenziamenti, i consumi restano solidi con vendite al dettaglio robuste e un sentiment in recupero, mentre immobiliare e manifatturiero iniziano a beneficiare del precedente allentamento monetario.

Mercato del lavoro, tasso neutrale e il dilemma di un’economia a due velocità

Uno degli elementi centrali che giustificano la pausa è il mercato del lavoro, che dopo mesi di deterioramento graduale sembra aver trovato un punto di equilibrio. Secondo Thozet, l’insieme degli indicatori disponibili – dai sondaggi ISM sull’occupazione ai piani di assunzione delle piccole imprese rilevati dall’NFIB, fino ai dati ADP e alle offerte di lavoro di Indeed – suggerisce un mercato meno fragile di quanto temuto, in un contesto in cui la crescita salariale resta intorno al 4%. Questo quadro riduce la pressione sulla Fed affinché acceleri nuovi tagli, soprattutto ora che il tasso di policy si è avvicinato alle stime di tasso neutrale, collocate intorno al 3%.

Qui emerge però un nodo strutturale. L’economia statunitense appare sempre più come un sistema a due velocità, con effetti molto diversi della politica monetaria sui vari segmenti. Per le famiglie più anziane e con redditi elevati, un tasso al 3,75% può risultare ancora accomodante; per la parte più fragile della popolazione, un livello vicino al 3% rischia invece di restare restrittivo. Questo rende il concetto stesso di neutralità più instabile e riduce la capacità della Fed di usare il tasso ufficiale come strumento fine di regolazione, rafforzando l’idea che l’urgenza di ulteriori tagli sia oggi limitata.

Pressioni politiche e rendimenti lunghi: il vero rischio per i mercati

A complicare ulteriormente il quadro è la crescente tensione tra potere esecutivo e autorità monetaria. Gli attacchi dell’amministrazione Trump alla Fed, dalla citazione in giudizio di Jerome Powell al tentativo, probabilmente destinato a fallire, di rimuovere Lisa Cook, hanno innalzato il livello di scontro istituzionale. In questo contesto, qualsiasi decisione della Fed rischia di essere letta come politicizzata: mantenere i tassi invariati può innescare nuove pressioni da parte della Casa Bianca, mentre tagliarli potrebbe alimentare dubbi sull’indipendenza della banca centrale. Secondo Thozet, questa dinamica tende a spingere al rialzo i rendimenti a lungo termine, perché aumenta il premio per il rischio richiesto dagli investitori.

Da qui deriva una visione prudente sui Treasury, con una preferenza per curve più ripide. I mercati continuano a prezzare la possibilità di una ripresa del ciclo di allentamento più avanti nel 2026, arrivando a scontare quasi due tagli entro fine anno. Uno scenario che appare eccessivamente ottimistico in assenza di un deterioramento marcato del mercato del lavoro. I rendimenti a lunga scadenza restano esposti non solo alla prospettiva di una crescita più robusta e di un’inflazione ancora sopra target, ma anche al rischio che il calo dei tassi lunghi osservato nel 2025 – quando molti investitori temevano una recessione – possa ora invertirsi. In un contesto di riaccelerazione economica, la parte lunga della curva potrebbe tornare a essere il punto di maggiore tensione per i mercati globali.

La presente pubblicazione è stata preparata da investireinformati.it esclusivamente a scopo informativo, educativo e divulgativo e non costituisce in alcun modo una consulenza in materia di investimenti, né un'offerta, sollecitazione o raccomandazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni, le analisi e le opinioni espresse riflettono il punto di vista dell'autore al momento della pubblicazione e possono essere soggette a modifiche senza preavviso. I dati e le fonti utilizzati sono stati controllati e ritenuti affidabili dalla stessa redazione di investireinformati.it, ma non viene fornita alcuna garanzia circa la loro completezza, accuratezza o aggiornamento. Gli strumenti finanziari menzionati possono comportare rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale o parziale del capitale investito. I rendimenti indicati, ove presenti, sono sempre al lordo della tassazione e non sono indicativi di risultati futuri. Prima di effettuare qualsiasi operazione di investimento è necessario consultare la documentazione ufficiale dell'emittente (KID, final terms e altri documenti disponibili sul sito dell'emittente) e valutare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e il profilo di rischio. Investireinformati.it, i suoi autori e collaboratori non si assumono alcuna responsabilità per eventuali perdite, danni diretti o indiretti o decisioni di investimento assunte sulla base delle informazioni contenute nel presente articolo. Qualora l'articolo sia realizzato nell'ambito di contenuti sponsorizzati o collaborazioni commerciali, tale circostanza è chiaramente indicata. La presenza di una sponsorizzazione non altera l'indipendenza editoriale dei contenuti, che rimangono di natura informativa. In ogni caso, il lettore è invitato a rivolgersi a un consulente finanziario abilitato per ottenere una valutazione professionale personalizzata.
Potrebbero interessarti anche