Un colosso in affanno davanti allo tsunami dello streaming
Negli ultimi anni Wall Street ha osservato Walt Disney con lo stesso sguardo riservato ai giganti che sembrano aver perso il controllo della propria storia. Il riferimento visivo è quasi automatico: la scena iconica di Fantasia, in cui Topolino apprendista stregone scatena una magia che non riesce più a governare. Il parallelo è evidente nel percorso borsistico del gruppo, che racconta senza indulgenze una fase di smarrimento strategico.
Il titolo Disney si presenta quasi immobile, con una performance di +0,10% da inizio anno, un drawdown del 45% rispetto al massimo dell’8 marzo 2021 e un bilancio negativo di sedute, con 124 giornate in rosso contro 113 positive. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, il mercato ha percepito Disney come un colosso impacciato di fronte allo tsunami dello streaming, incastrato in un modello che non funzionava più e incapace di adattarsi con la velocità richiesta dal nuovo ecosistema digitale.
L’intelligenza artificiale come punto di svolta narrativa e industriale
Poi arriva la scena di svolta, quella in cui la musica cambia e il protagonista tenta di riscrivere la propria traiettoria. Questa volta non entra in scena una nuova principessa, ma l’intelligenza artificiale. L’annuncio di un investimento da 1 miliardo di dollari in OpenAI, accompagnato dall’integrazione di oltre 200 personaggi Disney, Marvel, Pixar e Star Wars all’interno di Sora, il modello video generativo di OpenAI, segna un cambio di passo netto.
La reazione del mercato non si fa attendere. Il titolo registra un +2,42% nella seduta successiva all’annuncio, il miglior movimento giornaliero dal 13 agosto, con il prezzo che torna sopra la media mobile a 100 giorni e si avvicina a quella a 200 giorni. Debach osserva come, fino a ieri, la storia ricordasse Fantasia, con una magia fuori controllo. Oggi, invece, il mercato inizia a intravedere il primo fotogramma di un nuovo film, in cui la tecnologia diventa la chiave per recuperare il tempo perduto.
Un’operazione che va oltre il marketing e ridefinisce il rapporto con l’AI
L’accordo tra Disney e OpenAI è molto più di una semplice iniziativa promozionale. Disney diventa il primo grande partner di licenza per i contenuti su Sora, all’interno di un patto triennale che prevede non solo l’investimento in equity e warrant per aumentare la partecipazione, ma anche l’accesso diretto a universi narrativi iconici come Marvel, Pixar e Star Wars. Sora e ChatGPT potranno utilizzare questi asset per generare video, immagini e clip in cui i fan possono inserirsi direttamente nelle storie.
Non è stato reso pubblico quale percentuale del capitale di OpenAI corrisponda all’investimento, ma la logica strategica appare chiara. Come sottolinea Debach, Disney non sta acquistando un software, ma un posto al tavolo dove si decide come verrà scritta la prossima stagione dell’intrattenimento. È una mossa che assomiglia più a un’operazione di private equity che a un tradizionale contratto di licenza.
Dal punto di vista finanziario, Disney scambia cash e proprietà intellettuale – dati, personaggi e mondi narrativi – per equity e tecnologia. Se si fosse limitata a pagare royalties per l’uso di Sora, l’impatto sarebbe stato prevalentemente sul conto economico. Invece, il miliardo confluisce nello stato patrimoniale come partecipazione in una delle piattaforme di AI più contese al mondo, trasformando Disney da semplice cliente a socio con un interesse diretto nel successo di OpenAI.
Valutazioni, fondamentali e scetticismo del mercato
Questa svolta tecnologica si inserisce in una traiettoria finanziaria che, al netto del pessimismo riflesso dal grafico, non descrive un’azienda in disarmo. Il management ha indicato una crescita a doppia cifra dell’EPS per il 2026 e il 2027, ha raddoppiato il programma di buyback a 7 miliardi di dollari e ha aumentato il dividendo del 50%. Ai livelli attuali, Disney tratta a circa 16,5 volte gli utili attesi dei prossimi dodici mesi, ben al di sotto della media quinquennale di 28,8 volte.
Secondo Debach, non si tratta di una valutazione “da saldo di fine stagione”, ma nemmeno di un multiplo da bolla per un conglomerato globale che ha riattivato la macchina del cash flow e sta tentando di integrare l’AI in modo strutturale. Eppure, l’entusiasmo degli investitori resta contenuto. Nel Q3 2025, Disney è solo il 19° titolo più detenuto su eToro a livello globale, in calo rispetto alla 17ª posizione del trimestre precedente, e non entra nella Top 20 tra gli investitori italiani.
Il mercato, almeno per ora, continua a guardare più al film già proiettato che a quello in fase di pre-produzione. Ma la sceneggiatura che Disney sta scrivendo, tra alleanze selettive, riassetto finanziario e una difesa sempre più aggressiva della propria proprietà intellettuale, punta a un obiettivo preciso: fare in modo che nella prossima stagione dell’AI il Castello resti di chi lo ha costruito, e non di chi è arrivato dopo con un modello generativo e una GPU più potente.

di Francesco Sicuro















































