Crescita moderata ma in miglioramento graduale
L’economia dell’area euro inizia l’anno su basi complessivamente robuste, nonostante un contesto geopolitico complesso. Come si legge in una nota a cura di Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank, le prospettive indicano un miglioramento della crescita trimestrale nel corso del 2026, sostenuto dallo stimolo fiscale tedesco, dall’avanzamento nell’erogazione dei fondi del Recovery Fund europeo e da dinamiche dei consumi ancora favorevoli.
Nell’analis di MUFG Bank, anche l’industria tedesca potrebbe contribuire a questo quadro più costruttivo. Dopo anni di debolezza, si intravede una moderata ripresa ciclica, che rafforza l’ipotesi di un graduale miglioramento del ritmo di crescita complessivo dell’area euro.
I dati congiunturali più recenti confermano questa impostazione. Gli indicatori basati sui sondaggi si sono indeboliti a dicembre, ma su base trimestrale sia il PMI composito sia l’indice di fiducia della Commissione europea hanno raggiunto nel quarto trimestre i livelli più elevati dal 2023. Per Cook, questo suggerisce che la narrativa di resilienza emersa nel 2025 rimane valida anche all’inizio del nuovo anno.
Politica fiscale come fattore di sostegno chiave
Nel dettaglio, MUFG individua nella politica fiscale uno dei principali driver del 2026. In Germania, lo stimolo fiscale procede più lentamente rispetto alle attese iniziali, ma è comunque destinato ad avere un impatto rilevante. Cook prevede che il deficit di bilancio tedesco si ampli di circa 1 punto percentuale di PIL, attestandosi intorno al 3,5%, un livello inferiore ai piani annunciati ma sufficiente a fornire un impulso significativo all’economia. In questo scenario, la crescita tedesca dovrebbe salire all’1,1%, dal 0,3% del 2025.
Nel resto dell’area euro, la politica fiscale appare più neutrale, con lievi processi di consolidamento in diversi Paesi. Tuttavia, gli investimenti pubblici nei Paesi periferici continueranno a essere sostenuti dal programma Next Generation EU, ormai entrato nel suo ultimo anno operativo. Secondo MUFG Bank, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia dispongono ancora di 55 miliardi di euro di sovvenzioni da erogare, pari a circa lo 0,3% del PIL dell’area euro, una dinamica che assume i contorni di un classico “use it or lose it”.
Industria tedesca: segnali di risveglio, ma il quadro resta fragile
Uno degli elementi più osservati resta l’andamento dell’industria tedesca. Qui, secondo Cook, stanno emergendo timidi ma incoraggianti segnali di ripresa. La produzione industriale è aumentata dello 0,7% nei tre mesi fino a novembre, mentre gli ordini alle fabbriche hanno registrato un forte incremento del 5,6% su base mensile, il terzo miglioramento consecutivo. Una parte di questo slancio, nella valutazione di MUFG, potrebbe essere legata ai contratti militari, man mano che l’espansione fiscale inizia a trasmettersi all’economia reale.
Escludendo le grandi commesse, i nuovi ordini sono cresciuti del 2,1% su base trimestrale, suggerendo uno slancio ciclico più ampio a cavallo dell’inizio dell’anno. Anche indicatori alternativi, come l’aumento del 3,2% mensile del traffico dei camion in Germania a dicembre, rafforzano la percezione di un miglioramento.
Il quadro, però, resta lontano dall’essere risolto. La produzione industriale tedesca è ancora quasi il 15% sotto il picco del 2017 e l’indice PMI manifatturiero dell’area euro relativo ai nuovi ordini all’export è sceso a un minimo degli ultimi 11 mesi. MUFG sottolinea inoltre come il rafforzamento dell’euro continui a rappresentare un freno per gli esportatori, mentre la concorrenza cinese, sostenuta da politiche industriali mirate, rimane intensa. A ciò si aggiunge il calo delle esportazioni tedesche verso gli Stati Uniti, in diminuzione del 22,9% su base annua a novembre, con l’impatto dei dazi che potrebbe manifestarsi pienamente solo in una fase successiva.
Inflazione: spazio per ulteriore disinflazione
Sul fronte dei prezzi, Henry Cook ritiene che il processo di disinflazione non sia ancora concluso. Dopo un 2025 caratterizzato da un’inflazione sorprendentemente ben controllata, con il tasso headline rimasto vicino all’obiettivo e chiuso al 2,0%, le pressioni dovrebbero continuare ad attenuarsi nel 2026. Lo scenario centrale di MUFG prevede un’inflazione media pari all’1,7%, sostenuta dal rallentamento delle dinamiche salariali e dal completamento del processo di recupero successivo allo shock inflazionistico del 2021-22.
Un ruolo potenzialmente rilevante, nella visione di Cook, potrebbe essere giocato anche da una maggiore adozione dell’intelligenza artificiale, capace di esercitare un effetto di contenimento sulla crescita dei salari nel medio periodo. Un’inflazione su questi livelli contribuirebbe a rafforzare il reddito reale delle famiglie, in un contesto di mercato del lavoro ancora resiliente.
BCE in pausa, ma con attenzione ai rischi al ribasso
La Banca centrale europea appare, secondo MUFG, sostanzialmente soddisfatta dell’attuale orientamento di politica monetaria. Con l’inflazione in linea con l’obiettivo e il tasso sui depositi al 2,00%, livello coerente con la stima di neutralità, la soglia per un cambiamento di policy resta elevata. Cook segnala che MUFG Bank ha abbandonato la previsione di un ulteriore allentamento nel corso del 2026, alla luce di una crescita superiore alle attese e della comunicazione dell’ultima riunione della BCE, pur continuando a ritenere che nel 2027 un taglio dei tassi sia più probabile di un rialzo.
In un contesto di inflazione dei servizi persistente, crescita stabile e mercato del lavoro solido, la BCE potrebbe tollerare un certo undershooting dell’inflazione nel corso dell’anno. Tuttavia, MUFG evidenzia come i rischi siano orientati al ribasso: rafforzamento del cambio, calo dei prezzi dell’energia e deviazioni dei flussi commerciali potrebbero spingere l’inflazione verso livelli intorno all’1,5% per un periodo prolungato. In uno scenario di questo tipo, Cook ritiene plausibile un aggiustamento dei tassi verso l’1,75%, ancora all’interno dell’intervallo di neutralità stimato dalla BCE, a condizione che le pressioni inflazionistiche di fondo continuino a ridursi e che la crescita non superi il potenziale.
Geopolitica rumorosa, mercati sorprendentemente stabili
Il quadro di fondo delineato da MUFG Bank è lineare: crescita prossima al potenziale, politica monetaria neutrale e inflazione leggermente inferiore all’obiettivo. Una narrazione semplice, ma esposta a numerosi rischi geopolitici. L’incertezza sui dazi potrebbe riemergere, anche a seguito di contestazioni legali interne negli Stati Uniti, mentre il successo iniziale di recenti interventi di politica estera potrebbe incoraggiare ulteriori cambiamenti di indirizzo, soprattutto in vista delle elezioni di mid-term. In Europa, l’incertezza politica in Francia rappresenta un ulteriore elemento da monitorare con l’avvicinarsi delle presidenziali.
Per ora, però, come conclude Henry Cook, la volatilità geopolitica continua a contrapporsi a una relativa stabilità macroeconomica e dei mercati. Alla luce dello slancio con cui è iniziato l’anno e dei fattori fondamentali di sostegno, lo scenario di base resta quello di un moderato miglioramento della crescita dell’area euro nel corso del 2026, nonostante un contesto globale tutt’altro che privo di rumore.

di Francesco Sicuro















































