AI, utili e dispersione: la frizione che alimenta la volatilità
La settimana appena trascorsa è stata ancora una volta dominata dall’intelligenza artificiale. Non è una novità, ma un’accelerazione. Come si legge in una nota a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro, più che una bolla AI si tratta oggi di una “palla AI” che rotola e si ingrossa: le preoccupazioni covavano da mesi, ora stanno diventando movimento di prezzo.
Da un lato cresce il timore che l’AI possa comprimere margini e modelli di business in interi settori. Dall’altro aumenta lo scetticismo sui ritorni dei centinaia di miliardi di dollari di capex annunciati dagli hyperscaler per il 2026, stimati attorno ai 660 miliardi di dollari, pari a circa il 92% dei cash flow operativi. Due paure che si alimentano a vicenda.
Eppure, mentre la narrativa si incrina, i numeri sugli utili raccontano ancora solidità. Con il 74% delle società dello S&P 500 che ha riportato i risultati, l’EPS del quarto trimestre cresce del +12% anno su anno, +9% per il titolo mediano. È proprio questa frizione tra prezzo e fondamentali a spiegare la volatilità attuale.
I numeri della scorsa settimana fotografano una fase di dispersione e selezione.
Stellantis, dopo il crollo del -25% del 6 febbraio legato alla svalutazione da 26,5 miliardi di dollari e al taglio del dividendo, ha chiuso dal 10 al 14 febbraio in rialzo del +8,21%, da 6,2 a 6,613 euro. Non è un’inversione strutturale, ma è il primo segnale di stabilizzazione dopo una fase di capitolazione. Nei mercati, anche la pausa ha valore informativo.
Il Nasdaq 100 ha invece archiviato tre settimane consecutive negative. Il -2% intraday del 12 febbraio ha riacceso la volatilità. Il mercato non nega la rivoluzione AI, ma chiede tempi di monetizzazione. Il ciclo di investimenti sorprende ancora al rialzo, ma i ritorni sono differiti. Il prezzo sta anticipando un rallentamento della crescita degli utili, non un loro collasso.
Amazon e Google hanno perso circa il -5% nella settimana. Amazon è a -21% dai massimi del 3 novembre, formalmente in bear market, con circa 70 sedute di mercato orso. Alphabet è a -11% dai massimi. Il bull market non è tecnicamente compromesso, ma la pressione sui multipli è evidente. Il nodo centrale, osserva Debach, è questo: più capex, meno buyback. Nel quarto trimestre i riacquisti dell’S&P 500 sono scesi del -7% anno su anno. In un mercato che per anni ha premiato la disciplina sul capitale, il cambio di priorità pesa. Amazon ha inanellato nove sedute consecutive negative, la striscia più lunga dal 2016, oltre -18% cumulato. Il mercato sta separando forza attuale degli utili e sostenibilità futura dei ritorni sul capitale. È un repricing del rischio di esecuzione.
Intanto la dispersione si allarga. Lo S&P 500 equal weight segna +6% da inizio anno, contro uno S&P 500 ponderato a -0,14%. Non è il mercato a scendere, sono i pesi massimi a correggere. Utilities, materiali e real estate guidano la performance YTD. Dopo anni dominati da business capital-light, il mercato riscopre il valore degli asset fisici. Paradossalmente, il ciclo AI sta riaccendendo il ruolo di energia e infrastrutture. Il settore Technology (XLK) ha chiuso sei sedute come peggiore comparto dell’S&P 500, primato negativo condiviso con i finanziari.
Fed, PCE e PMI: i dati che possono cambiare la narrativa
La settimana in corso, secondo Debach, assomiglia più a un campo minato che a una semplice agenda. Non tanto per ciò che esce, ma per come esce, in un contesto iniziale di liquidità ridotta. Lunedì Wall Street è chiusa per il Presidents’ Day, il Canada celebra il Family Day, Brasile e Argentina sono fermi per il Carnevale e parte dell’Asia è in pausa per il Capodanno Lunare. La settimana parte con volumi sottili e il rischio classico: che il mercato si convinca che “non sta succedendo niente” proprio quando i dati in arrivo possono modificare la narrativa su inflazione e crescita.
Sul fronte globale, l’attenzione va al Summit sull’AI di New Delhi, con la presenza di Jensen Huang (Nvidia) e Sundar Pichai (Google), potenziale terreno per annunci su infrastrutture AI nel sud globale. Mercoledì è atteso anche il lancio del Pixel 10a, test per la capacità di Google di monetizzare l’AI nell’hardware.
Il cuore della settimana resta però americano. Arrivano i verbali dell’ultima riunione FOMC, in cui la Fed ha lasciato i tassi al 3,50–3,75% dopo tre tagli consecutivi nel 2025. Tre aspetti saranno scrutinati: quanto la Fed si dichiara data dependent, quanto è preoccupata per l’inflazione dei servizi e quanto teme l’impatto del lungo ciclo di rialzi sulle condizioni finanziarie.
Venerdì si concentra il blocco più pesante di dati USA: PIL del quarto trimestre, atteso intorno al +3,0% annualizzato (in rallentamento dal +4,4% precedente), reddito e spesa delle famiglie di dicembre con consumi attesi a +0,4% m/m, e soprattutto il core PCE, l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed, atteso a +0,3% m/m.
Il vero rischio non è il singolo dato sopra o sotto le attese. Il rischio è una combinazione sfavorevole: crescita che rallenta più del previsto e core PCE che fatica a scendere. Sarebbe lo scenario meno gradito per una Borsa già impegnata a fare i conti con multipli compressi e capex AI in accelerazione.
Sul fronte corporate, pochi nomi ma ad alto impatto narrativo: Walmart come test sul consumatore e sul potere di prezzo; Palo Alto Networks come termometro della cybersecurity e della spesa IT in chiave AI; Booking per misurare la domanda viaggi; Deere & Co per leggere agricoltura e ciclo industriale.
In Europa l’agenda è meno rumorosa ma non meno significativa. Venerdì arrivano i PMI flash di febbraio per Eurozona, Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. La soglia 50 resta la linea di demarcazione. Un composito Eurozona sopra 50 in modo convincente rafforzerebbe la narrativa di “recessione evitata”. Un manifatturiero ancora in contrazione ma meno profonda, affiancato da servizi stabili, suggerirebbe un ciclo debole ma non in rottura. Per la BCE il messaggio è chiaro: se l’attività tiene, i tagli restano graduali.
Nel Regno Unito la settimana è densa: mercato del lavoro, inflazione di gennaio attesa intorno al 3% e vendite al dettaglio. Se inflazione e salari sorprendono al ribasso, il mercato potrebbe prezzare con maggiore convinzione un primo taglio BoE a maggio. Per bond e sterlina è un passaggio sensibile.
Completa il quadro europeo la produzione industriale e la fiducia ZEW in Germania. Il rischio, osserva Debach, non è più che i dati europei siano brutti. Il rischio è che smettano di essere così brutti, togliendo velocità all’idea di una BCE molto accomodante.
Mining e metalli: il termometro del ciclo reale
Sul fronte materie prime, la settimana è dominata dal mining, con i numeri di BHP, Glencore, Rio Tinto e Newmont. Non sono semplici aggiornamenti di produzione, ma uno dei pochi punti in cui il mercato può misurare la domanda reale di metalli in un mondo che parla di transizione energetica, AI e infrastrutture.
Guidance solide, soprattutto su rame e metalli industriali, darebbero coerenza alla narrativa di ritorno degli asset fisici e ossigeno ai ciclici. Delusioni riaprirebbero il tema di una soft patch della domanda globale.
La settimana, conclude Debach, concentra in pochi giorni ciò che può ridefinire le aspettative su crescita, inflazione e politica monetaria. In un mercato già attraversato da repricing del rischio, dispersione settoriale e scrutinio sui capex AI, ogni sorpresa rischia di amplificarsi. Il calendario non è solo fitto: è potenzialmente esplosivo.

di Francesco Sicuro















































