BTP sotto pressione, crisi energetica e inflazione riaccendono l’allarme sull’Italia

BTP sotto pressione, crisi energetica e inflazione riaccendono l’allarme sull’Italia

Inflazione più alta, crescita più fragile e mercati obbligazionari sotto pressione: il conflitto in Medio Oriente sta cambiando rapidamente lo scenario economico europeo. Mentre la Bce si prepara a nuovi rialzi dei tassi, gli investitori iniziano a guardare con crescente cautela ai BTP italiani e al credito europeo. Petrolio, turismo, spread e rischio stagflazione tornano così al centro delle preoccupazioni dei mercati, in una fase in cui l’Eurozona appare molto più vulnerabile agli shock energetici rispetto agli Stati Uniti.

Medio Oriente e crisi energetica: l’Europa torna l’anello debole

Il conflitto in Medio Oriente sta rapidamente trasformandosi in un problema economico sempre più serio per l’Eurozona. Come si legge nel report di Neil Mehta, Portfolio Manager di RBC BlueBay, l’Europa si trova oggi in una posizione di particolare fragilità a causa della propria dipendenza energetica e della mancanza di riserve sufficienti per assorbire shock prolungati sui prezzi dell’energia.

L’impatto del conflitto non riguarda soltanto il petrolio. A essere colpiti sono anche i trasporti, i flussi commerciali e soprattutto il turismo europeo, che rappresenta uno dei principali meccanismi di redistribuzione economica tra Nord e Sud dell’Eurozona.

Le interruzioni dei voli estivi e l’aumento dei costi energetici rischiano infatti di compromettere una stagione turistica che per molti Paesi del Sud Europa rappresenta una componente essenziale della crescita.

Secondo RBC BlueBay, il rischio principale è che l’Europa entri gradualmente in una fase di stagflazione, con crescita debole e inflazione persistente alimentata dai vincoli dell’offerta energetica.

BCE verso nuovi rialzi dei tassi nel 2026

In questo scenario, la BCE potrebbe trovarsi costretta a tornare ad alzare i tassi.

Secondo Mehta, Francoforte dovrebbe procedere con due rialzi nel 2026, probabilmente nelle riunioni di giugno e settembre, proprio per cercare di contenere le nuove pressioni inflazionistiche generate dal conflitto.

La banca centrale europea, già nelle prime fasi della crisi mediorientale, aveva iniziato a segnalare apertamente i rischi legati all’aumento dei prezzi energetici. Un approccio che, secondo RBC BlueBay, aveva l’obiettivo di preparare il mercato a una possibile inversione rispetto ai tagli dei tassi avviati tra il 2024 e il 2025.

La situazione ricorda in parte quanto accaduto nel 2022, quando l’impennata dei prezzi dell’energia costrinse la BCE a una stretta monetaria molto più aggressiva del previsto.

Tuttavia, il quadro attuale appare ancora più delicato. L’inflazione potrebbe infatti restare elevata proprio mentre la crescita europea rallenta sensibilmente.

Per questo RBC BlueBay ritiene plausibile che eventuali rialzi nel 2026 possano essere successivamente annullati nel 2027, qualora l’economia dell’Eurozona mostrasse segnali di deterioramento più marcati.

BTP italiani sotto pressione: lo spread torna a salire

Uno dei mercati più esposti a questo scenario resta quello dei BTP italiani.

Negli ultimi mesi lo spread tra BTP e Bund tedeschi è tornato sopra i 75 punti base, allontanandosi sensibilmente dai livelli inferiori ai 60 punti registrati all’inizio dell’anno.

Per molto tempo l’Italia aveva beneficiato di un mix favorevole fatto di stabilità politica, miglioramento fiscale e crescente interesse degli investitori domestici ed europei verso il debito italiano.

Ora però il quadro sta cambiando rapidamente.

Secondo Mehta, l’Italia resta uno dei Paesi europei più vulnerabili agli shock energetici. La forte dipendenza dal GNL e dalle importazioni energetiche rende infatti il Paese particolarmente esposto a un eventuale prolungamento della crisi.

Crescita italiana a rischio stagnazione

Le prospettive economiche italiane stanno progressivamente peggiorando.

RBC BlueBay ritiene che la crescita del PIL italiano nel 2026 possa scivolare verso livelli prossimi allo zero, o addirittura entrare in territorio negativo, se la volatilità energetica dovesse persistere ancora a lungo.

Anche il deficit pubblico rischia di deteriorarsi oltre il 3% previsto inizialmente dal governo.

Nel frattempo, la volatilità dei Btp continua ad aumentare. Ed è proprio questo uno dei punti più delicati dell’attuale fase di mercato.

Secondo Mehta, l’aumento della volatilità sta progressivamente erodendo l’attrattività del tradizionale carry trade sui titoli italiani, perché i rendimenti più elevati non compensano più pienamente il rischio aggiuntivo assunto dagli investitori.

Inoltre, il governo italiano inizia a subire le prime pressioni politiche legate all’aumento del costo dell’energia e del carburante. I recenti interventi sui prezzi dei carburanti vengono interpretati da RBC come misure temporanee, utili soprattutto a contenere il malcontento degli elettori.

Perché gli spread pre-conflitto appaiono difficili da recuperare

Secondo RBC BlueBay, appare molto improbabile che i BTP possano tornare rapidamente ai livelli di valutazione osservati prima del conflitto mediorientale.

Per recuperare quegli spread servirebbe infatti un livello molto più elevato di integrazione europea, sia sul piano fiscale sia su quello energetico. Un processo che richiederebbe anni, non mesi.

Questo significa che il mercato italiano potrebbe dover convivere ancora a lungo con premi al rischio più elevati rispetto al recente passato.

Italia: meno debito... meno crescita

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Fonte: The Economist, ad aprile 2026.

Credito europeo sorprendentemente resiliente

Uno degli aspetti che più colpiscono RBC BlueBay riguarda però il comportamento del credito europeo.

Nonostante il deterioramento dello scenario macroeconomico, gli spread creditizi hanno mostrato finora una sorprendente resilienza.

L’indice iTraxx Crossover, che misura il rischio del credito high yield europeo, tratta ancora sotto i 280 punti base, ben lontano dai livelli superiori ai 600 punti raggiunti durante le paure recessive del 2022.

Anche rispetto alla fine del mese scorso, quando petrolio e Bund si trovavano su livelli simili agli attuali, gli spread appaiono decisamente più compressi.

Per Mehta, questa dinamica riflette una crescente compiacenza del mercato.

Azionario USA e flussi retail mascherano i rischi

Secondo RBC BlueBay, parte della resilienza del credito europeo deriva dall’enorme flusso di capitale che continua a riversarsi sull’azionario globale, soprattutto negli Stati Uniti.

L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e per le big tech americane starebbe quindi mascherando il deterioramento dei fondamentali macroeconomici e creditizi.

Ma questa divergenza, secondo Mehta, difficilmente potrà durare ancora a lungo.

Con il rallentamento della crescita degli utili e il protrarsi della crisi energetica, il rischio è che anche il credito europeo inizi progressivamente a scontare uno scenario molto più complesso.

Spread europei: il rischio ora è tutto verso l’alto

Dal punto di vista di RBC BlueBay, il profilo rischio/rendimento del credito europeo appare oggi fortemente asimmetrico.

Gli spread risultano già molto compressi e sembrano incorporare uno scenario troppo ottimistico rispetto ai rischi presenti sul mercato.

Al contrario, le probabilità di un significativo ampliamento degli spread appaiono molto più elevate, soprattutto nel caso in cui il petrolio dovesse continuare a salire o l’economia europea iniziasse a mostrare segnali più evidenti di stagnazione.

In altre parole, secondo RBC BlueBay il mercato sta ancora sottovalutando la portata dello shock energetico in corso.

E proprio questa sottovalutazione potrebbe diventare uno dei principali temi dei mercati europei nei prossimi mesi.

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