Nuove emissioni del Tesoro per il 2026
Il 2026 si apre con nuovi annunci sul fronte delle emissioni di titoli di Stato, che riportano i BTP al centro dell’attenzione dei mercati. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha comunicato di aver affidato a un pool di banche internazionali il mandato per un’operazione di finanziamento tramite sindacato articolata su due tranche.
L’operazione riguarda l’emissione di un nuovo BTP benchmark a 7 anni, con scadenza 15 marzo 2033, affiancata dalla riapertura del BTP Green con ISIN IT0005631608, per un importo massimo non superiore a 5 miliardi di euro, senza opzione di aumento. Il titolo Green oggetto di riapertura presenta una cedola del 4,10% e una scadenza al 30 aprile 2046. Il mandato è stato assegnato a Banca Monte dei Paschi di Siena, Barclays Bank Ireland, BNP Paribas, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank, Morgan Stanley Europe e NatWest Markets, a conferma del ruolo centrale del mercato internazionale nella strategia di funding del Tesoro.
BTP Green e quadro di riferimento
Nel dettaglio, il Mef ha ricordato che i BTP Green sono titoli di Stato i cui proventi vengono destinati al finanziamento di iniziative del bilancio pubblico con impatti ambientali positivi. Con la pubblicazione, lo scorso 4 dicembre, del nuovo Quadro di riferimento per l’emissione dei titoli di Stato Green, il Tesoro ha aggiornato i criteri di selezione e rendicontazione delle spese eleggibili secondo i Green Bond Principles dell’ICMA, con l’obiettivo di rafforzare l’allineamento alla Tassonomia europea e alla sua evoluzione più recente. Nell’ambito di questo aggiornamento, Barclays, Crédit Agricole CIB e NatWest hanno svolto il ruolo di sustainability coordinators, contribuendo alla revisione dell’impianto metodologico che regola l’utilizzo dei proventi.
Spese eleggibili e criteri di rendicontazione
Soffermandosi sull’orizzonte temporale delle spese finanziabili, il Tesoro ha precisato che le spese eleggibili vengono selezionate su un arco che va dai tre esercizi precedenti fino all’anno successivo all’emissione, con priorità assegnata, ove possibile, alle spese sostenute nell’esercizio in corso e nei due anni precedenti.
Le voci riferite agli anni passati si basano su dati di consuntivo, mentre per il 2026 si tratta di una stima fondata sugli stanziamenti di bilancio e su evidenze storiche, da cui vengono estrapolati i pagamenti attesi. Il bacino delle spese ammissibili viene costruito in modo prudenziale, includendo esclusivamente quelle voci per le quali è possibile garantire una rendicontazione completa e tempestiva.
Tempistiche operative e calendario delle aste
Dal Mef sono arrivate anche due precisazioni operative. La transazione verrà effettuata nel prossimo futuro, in funzione delle condizioni di mercato, mentre l’annuncio dei titoli e dei quantitativi offerti nelle aste di medio-lungo termine previste per martedì 13 gennaio terrà conto dell’operazione sindacata appena comunicata, così da assicurare coerenza complessiva nella gestione del calendario delle emissioni.
La domanda estera secondo UniCredit
Sul fronte della domanda, il 2026 si profila come un altro anno in cui gli investitori esteri potrebbero svolgere un ruolo determinante nel sostegno al debito pubblico italiano. In un’analisi dedicata al funding dell’Italia nel 2026, gli strategist di UniCredit evidenziano che la presenza degli operatori internazionali resta un elemento chiave dell’equilibrio del mercato dei BTP.
Secondo la banca, nonostante gli acquisti consistenti registrati nel 2024 e nel 2025, gli investitori esteri risultano ancora leggermente sottopesati rispetto ai livelli del 2019, e in misura più marcata rispetto al 2015, suggerendo l’esistenza di ulteriore domanda potenziale.
Dinamica dell’offerta e prospettive per il 2026
I dati più recenti mostrano che nel corso del 2025 l’offerta netta di titoli è stata pari a 107 miliardi di euro, a fronte di disinvestimenti dell’Eurosistema per circa 75 miliardi, portando l’offerta netta complessiva sul mercato a circa 180 miliardi di euro. In questo contesto, gli investitori esteri si sono confermati come principali acquirenti, con acquisti netti stimati intorno ai 90 miliardi di euro, dopo i 125 miliardi del 2024. Questa dinamica riflette una percezione più favorevole del merito creditizio dell’Italia, sostenuta dagli upgrade di rating, insieme a una persistente attrattività del carry trade sui titoli governativi.
Guardando al nuovo anno, le stime indicano che nel 2026 l’offerta netta dovrebbe rimanere sostanzialmente in linea con quella del 2025, con circa 100 miliardi di nuove emissioni e 75 miliardi di disinvestimenti da parte della BCE. In questo scenario, l’attenzione del mercato si concentra sulla composizione della domanda, in un contesto in cui il contributo degli investitori esteri continua a essere considerato un fattore decisivo per l’assorbimento del debito italiano.

di Francesco Sicuro















































