Domanda record sul BTP a 15 anni
Il collocamento dei BTP a 15 anni del 3 febbraio ha confermato ancora una volta il forte appetito degli investitori per il debito italiano. Il titolo ha raccolto ordini per circa 157 miliardi di euro, un dato che si inserisce in una sequenza di emissioni caratterizzate da una domanda eccezionalmente elevata. Come si legge nella nota di Benjamin Schroeder e Michiel Tukker, economisti di ING, questa solidità si riflette direttamente nello spread a 10 anni tra BTP e Bund, oggi intorno ai 60 punti base, il livello più basso dal 2008.
Il contesto resta favorevole per un’ulteriore tenuta degli spread. La Banca Centrale Europea (BCE) mantiene infatti un atteggiamento attendista sul futuro della politica monetaria e, nelle ultime settimane, non sono mancate ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi. Un quadro che sostiene le operazioni di carry trade e si innesta su un sentiment di rischio resiliente.
Il ruolo della Germania nella compressione degli spread
Il restringimento dello spread non è però attribuibile soltanto ai progressi dell’Italia. Un contributo rilevante arriva anche dalla Germania, che con una politica di bilancio più generosa sta spingendo al rialzo i rendimenti del proprio debito, soprattutto sulle scadenze più lunghe. All’inizio di febbraio, i Bund trentennali hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2011, tornando sotto i riflettori dei mercati.
Osservando gli spread tra i principali titoli di Stato europei a 10 anni lungo l’intero spettro delle scadenze e confrontandoli con i livelli di debito attesi entro il 2030, Schroeder e Tukker ritengono che uno spread BTP/Bund intorno ai 50 punti base non apparirebbe irrealistico. In questo contesto, l’evoluzione dei rendimenti tedeschi resta un elemento chiave da monitorare attentamente.
Il limite strutturale del debito italiano
Nonostante il quadro favorevole, esiste però un potenziale limite alla compressione dello spread. Per quanto la situazione possa migliorare, l’Italia deve inevitabilmente fare i conti con il livello elevato del debito pubblico. In teoria, il rapporto debito/PIL potrebbe rappresentare un freno a ulteriori miglioramenti del rating sovrano.
Tuttavia, l’ultimo miglioramento dell’outlook da parte di S&P ha riacceso alcune aspettative positive sul fronte della percezione del rischio, suggerendo che i margini di fiducia non sono ancora del tutto esauriti.
Il confronto con la Francia e il rischio politico
Un ulteriore elemento di rilievo è il confronto con la Francia. Se l’Italia dovesse riuscire a fare meglio sul piano degli spread, il sorpasso sarebbe legato soprattutto al rischio politico incorporato nei titoli di Stato francesi. Tale rischio è stato in parte ridimensionato con l’approvazione della legge di bilancio 2026, ma potrebbe tornare ad aumentare con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027.
Per il momento, la domanda degli investitori per il debito italiano resta solida. Gli economisti di ING indicano che sarà importante osservare anche il comportamento dell’emissione trentennale del Belgio, dato che gli spread belgi tendono storicamente a muoversi in modo più correlato con quelli francesi, offrendo un utile termine di paragone per valutare l’evoluzione del rischio sovrano nell’area euro.

di Francesco Sicuro















































