Yen in caduta e mercati in fermento dopo la vittoria di Takaichi

Yen in caduta e mercati in fermento dopo la vittoria di Takaichi

La sorprendente vittoria di Sanae Takaichi alla guida del Partito Liberal Democratico ha ridisegnato lo scenario economico e finanziario giapponese. Tra nuove attese di spesa pubblica, segnali contrastanti sulla politica monetaria e la rinascita delle strategie di carry trade, il mercato si interroga sul futuro del Giappone. L’analisi di Market360 di BNP Paribas mette in luce i rischi e le opportunità di una fase che potrebbe incidere profondamente sugli equilibri globali.

Takaichi tra politica fiscale espansiva e pressioni sulla Bank of Japan

L’elezione di Sanae Takaichi come nuova leader del Partito Liberal Democratico ha rappresentato un passaggio epocale per il Giappone, che si prepara così ad avere la sua prima donna premier. Figura vicina all’ala più conservatrice, Takaichi è stata a lungo sostenitrice di politiche fiscali aggressive e non ha esitato a definire “stupidi” i rialzi dei tassi della Bank of Japan. La sua ascesa apre quindi interrogativi cruciali per la politica monetaria del Paese.

Alla conferenza stampa che ha seguito la vittoria, Takaichi ha sottolineato come il governo debba avere un ruolo attivo nella politica monetaria, invocando una più stretta collaborazione con la BoJ. Dichiarazioni che, secondo diversi analisti, segnalano una linea più dovish, capace di rallentare ulteriori rialzi dei tassi. Naohiko Baba, economista di Barclays ed ex funzionario della banca centrale, ha evidenziato che sotto la nuova leadership sarà necessario un dialogo più attento, mentre le probabilità di una stretta monetaria nel breve termine appaiono ridotte.

Negli ultimi mesi il mercato aveva iniziato a prezzare un aumento dei tassi già a ottobre, spinto da dati che segnalavano inflazione persistente e buona tenuta dell’attività industriale, nonostante i dazi statunitensi. Ma l’arrivo di Takaichi ha invertito le attese: il Nikkei ha guadagnato il 4,8%, lo yen si è indebolito fino a quota 150,40 sul dollaro e i rendimenti dei titoli a due anni sono scesi allo 0,895%. Come osserva Market360 di BNP Paribas, il rischio è che la finestra favorevole a nuovi rialzi si chiuda rapidamente, costringendo la BoJ a rimandare decisioni cruciali al 2026.

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I mercati reagiscono tra rally azionario e pressione sui bond

L’impatto immediato della vittoria di Takaichi si è riflesso con forza sulle piazze finanziarie. Il Nikkei Stock Average ha registrato il rialzo più consistente dal mese di aprile, spinto da titoli legati alla difesa e alla tecnologia. Mitsubishi Heavy Industries ha messo a segno un balzo dell’11%, mentre Sony Group è salita del 6,8%, confermando l’appeal dei settori legati alla spesa pubblica e agli investimenti high-tech.

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Parallelamente, i mercati obbligazionari hanno mostrato segnali contrastanti. I rendimenti a breve termine sono scesi, incorporando l’idea che la BoJ possa procedere più lentamente, mentre i rendimenti ultralunghi sono saliti in scia alle attese di un’espansione fiscale. Il decennale giapponese ha toccato l’1,68%, il massimo dal 2008, e il trentennale si è spinto al 3,27%.

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Secondo Market360 di BNP Paribas, il Giappone si trova ora in una fase di forte riallocazione settoriale, con investitori pronti a scommettere su comparti strategici come energia nucleare, semiconduttori e intelligenza artificiale, che la nuova premier ha promesso di sostenere. Tuttavia, il quadro resta incerto: alcuni economisti, come Marcel Thieliant di Capital Economics, ritengono che l’allentamento fiscale finirà per rafforzare la necessità di politiche monetarie più restrittive, aumentando la pressione sulla BoJ.

La rinascita del carry trade e il rischio di eccessiva debolezza dello yen

La debolezza dello yen ha riacceso l’interesse per il carry trade, strategia che consiste nel prendere a prestito in valute a basso rendimento per investire in valute ad alto rendimento. Secondo Bloomberg, la valuta giapponese ha perso circa il 2% contro il dollaro nelle ore successive al voto, portandosi sui minimi da sei mesi.

Masayuki Nakajima di Mizuho Bank ha sottolineato come il cambio possa scendere fino a 180 yen per dollaro se la debolezza dovesse proseguire, un livello che metterebbe sotto pressione l’intero sistema economico. Deutsche Bank ha raccomandato cautela, chiudendo alcune posizioni rialziste sulla valuta nipponica, mentre Rabobank ha parlato apertamente del ritorno del “yen carry trade” come uno dei temi dominanti dei mercati valutari.

Opportunità di crescita e sfide per la politica economica giapponese

Al di là delle reazioni immediate dei mercati, resta da capire quale sarà la traiettoria della nuova leadership. Takaichi ha più volte dichiarato che l’inflazione giapponese è prevalentemente di natura “cost-push”, legata all’aumento dei prezzi energetici e delle importazioni, piuttosto che al surriscaldamento della domanda. Per questo ha invocato un mix di politiche fiscali e salariali, più che una stretta monetaria, per stabilizzare l’economia. Gli analisti di Moody’s, citati da Market360 di BNP Paribas, avvertono che il Giappone si trova di fronte a un bivio tra pragmatismo e ideologia. Se le promesse elettorali verranno tradotte in investimenti concreti su settori strategici come difesa, IA e sicurezza alimentare, la crescita potenziale potrebbe rafforzarsi e sostenere anche lo yen nel lungo periodo. Tuttavia, se la politica fiscale si spingerà oltre senza un adeguato controllo dei conti, il rischio è di alimentare nuove pressioni inflazionistiche e tensioni sui mercati obbligazionari.

Il contesto globale complica ulteriormente le scelte: i dazi statunitensi continuano a pesare sulle esportazioni, la concorrenza tecnologica con la Cina si intensifica e la BoJ deve bilanciare l’esigenza di stabilità con la credibilità del proprio mandato. Per gli investitori, l’attuale fase resta quindi carica di opportunità ma anche di rischi, con lo yen destinato a rimanere al centro dell’attenzione dei mercati finanziari internazionali.