Una pausa dopo il rally record
Wall Street si trova davanti a una fase di riflessione più che a un vero scossone. L’S&P 500 ha chiuso in rosso per quattro giorni consecutivi, evento raro nel 2025, e il drawdown dall’ultimo massimo è di appena -1,12%. Come sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro, si tratta di un arretramento minimo se paragonato ai pullback superiori al 5%, che in media si verificano più di tre volte l’anno.
Eppure la dinamica non va sottovalutata. Dopo il pesante calo di -19,55% tra febbraio e aprile, l’indice ha recuperato oltre il 30% fino a metà agosto, segnando 18 nuovi record storici solo quest’anno. Con multipli tirati, P/E forward a 23x contro la media quinquennale di 20,8x, una correzione appare fisiologica. Ma questa volta la frenata arriva dall’interno del listino, dal cuore pulsante delle Magnifiche 7.
Le Magnifiche 7 in ritirata
Negli ultimi quattro giorni i grandi nomi della tecnologia hanno perso in totale 631 miliardi di dollari di capitalizzazione: Nvidia (-161 miliardi), Microsoft (-125), Apple (-100), Meta (-86), Amazon (-76), Alphabet (-44) e Tesla (-38). Un arretramento sincronizzato che ha trascinato con sé l’intero S&P 500, a dimostrazione di quanto il peso di queste società condizioni la traiettoria dell’indice.
Il nervosismo, spiega Debach, non nasce dal nulla. A scatenare i timori è stato un report del MIT, secondo cui solo il 5% dei progetti legati all’intelligenza artificiale starebbe realmente generando valore. Una stima che ha raffreddato l’euforia degli investitori. A questo si sono aggiunte le parole del CEO di OpenAI, Sam Altman, che ha evocato apertamente il rischio di bolle speculative in formazione. Dichiarazioni che, secondo l’analista, potrebbero avere anche una valenza strategica: rallentare la raccolta di capitali dei concorrenti per rafforzare il proprio posizionamento.
Tensioni geopolitiche e asimmetrie informative
Sul fronte geopolitico, i riflettori restano accesi sul settore dei semiconduttori. Le recenti dichiarazioni del Segretario al Commercio Lutnick hanno inasprito le tensioni con la Cina, che ha deciso di bloccare l’accesso al processore H20 di Nvidia. Un colpo che alimenta ulteriormente l’incertezza su un comparto già sotto pressione.
Per Debach si tratta di un classico problema di asimmetria informativa: pochi operatori dispongono di dati concreti sull’efficacia dell’AI, mentre la massa continua a investire seguendo la narrativa dominante. Quando emergono segnali contrari, come quelli arrivati dal MIT, da Altman o dalle tensioni con Pechino, il mercato ricalibra bruscamente. Emblematico il caso Palantir, miglior titolo dell’S&P 500 da inizio anno con un +106%, ma protagonista del peggior calo settimanale con un -15,38% e sei sedute negative consecutive, la striscia più lunga da aprile 2024.
Jackson Hole, l’attesa per Powell
Gli occhi degli investitori si spostano ora sul simposio di Jackson Hole, appuntamento chiave per le prospettive di politica monetaria. La storia insegna che le reazioni più rilevanti arrivano nei giorni successivi e non nell’immediato. Nel passato, infatti, i discorsi del governatore della Fed hanno innescato sia rally vigorosi in fasi accomodanti sia correzioni profonde in contesti restrittivi.
Quest’anno Jerome Powell interverrà sul tema “Economic Outlook and Framework Review”. Pur senza dichiarazioni definitive, l’analista di eToro ritiene probabile che arrivi un segnale implicito a favore di un taglio dei tassi già a settembre, una prospettiva che potrebbe incidere in modo decisivo sull’orientamento dei mercati.
