Wall Street ed Europa, cosa aspettarsi tra tregue e rally azionario

Wall Street ed Europa, cosa aspettarsi tra tregue e rally azionario

Una settimana di tregue strategiche riaccende l’appetito per il rischio a Wall Street e in Europa.

Rally sotto la superficie

Wall Street chiude una settimana da incorniciare, siglando il quarto massimo storico dall’inizio dell’anno. L’S&P 500 supera i livelli di febbraio, il Nasdaq conferma il breakout e il Dow guadagna oltre 400 punti in una sola giornata. Eppure, come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, non si respira quell’euforia tipica dei rally travolgenti: a dominare è piuttosto una serie di tregue incrociate. Un equilibrio precario tra mercati più sereni, tensioni geopolitiche momentaneamente in stand-by e narrativa monetaria meno aggressiva. La combinazione basta a riattivare il risk-on, anche se l’illusione di stabilità resta appesa a un filo.

L’Europa riscopre la tregua

Il clima di tregua attraversa anche l’Atlantico. Secondo l’analisi di eToro, il DAX tedesco archivia la migliore chiusura da tre settimane, grazie a un rimbalzo trainato dal comparto auto. Gli Stati Uniti, intanto, lasciano intravedere un alleggerimento della guerra dei dazi verso l’Europa, permettendo al Vecchio Continente di sperare in un’estate di turismo e relativa stabilità. L’inflazione in Francia e Spagna sorprende al rialzo, ma non abbastanza da compromettere la linea accomodante della BCE. Da Bruxelles giunge poi la promessa di maggiori spese per la difesa, un potenziale stimolo per l’economia ma anche un fattore di pressione sui tassi a lungo termine.

I segnali nascosti del rally

Per Gabriel Debach, il rally attuale si alimenta di segnali sottili. La tregua tariffaria resta fragile, ma la possibilità di un accordo di principio con la Cina e di dazi ridimensionati sull’Europa ha riacceso la fiducia. Non servono trattati solenni: basta allontanare l’incubo di uno shock commerciale. Anche l’energia offre la sua spinta: il petrolio (WTI) ha chiuso la peggior settimana da oltre un anno, con un calo dell’11% e prezzi tornati a 65 dollari al barile. Un “premio geopolitico” svanito più per assenza di danni che per vera pace. Il risultato, osserva eToro, è una pressione inflattiva più bassa e maggior margine per la Fed.

Sul fronte monetario, Powell ripete la necessità di cautela, ma i mercati ormai scontano due o tre tagli dei tassi entro fine 2025. Dati macro deboli – come consumi in calo e fiducia in discesa – paradossalmente sostengono il sentiment positivo. E poi c’è il tech: da grande assente del primo trimestre, è tornato protagonista. Il Nasdaq ha performato meglio dell’S&P 500, spinto da utili robusti e rinnovata fiducia sull’intelligenza artificiale, come sottolinea il report di eToro.

Attesa tra dazi, dati e diplomazia monetaria

La settimana che si apre si annuncia carica di incognite. La tregua tariffaria tra Stati Uniti e Cina scadrà il 9 luglio e ogni dichiarazione di Washington peserà come un dato macro. In parallelo, la battaglia sul bilancio federale entra nel vivo con il controverso “Big Beautiful Bill”, pacchetto fiscale che allarga gli sgravi del 2017 ma divide anche i repubblicani. Per eToro, la diplomazia monetaria tornerà protagonista al Forum della BCE a Sintra: qui Powell, Lagarde e altri banchieri centrali discuteranno di come calibrare le politiche in un contesto di incertezza politica globale sempre più radicata.

Intanto, gli Stati Uniti affronteranno una settimana breve per il 4 luglio ma carica di dati sensibili: il report sul lavoro, atteso giovedì, testerà la coerenza della traiettoria dei tassi. Sul versante europeo, l’inflazione di giugno sarà il termometro per misurare la “pausa estiva” della BCE dopo il taglio di giugno. Infine, l’analisi di Gabriel Debach per eToro avverte che i riflettori resteranno puntati anche su bilancia commerciale, ordini industriali tedeschi e prime trimestrali di settore: tutti indicatori cruciali per capire se questo clima di tregua saprà reggere sotto la superficie.