Una riforma fiscale da $3.000 miliardi: cosa prevede il “Big Beautiful Bill”
Il cuore della proposta, spiega Diodovich, è il rinnovo dei tagli fiscali introdotti nel 2017, durante il primo mandato di Trump, oggi in scadenza nel 2025. Il “Big Beautiful Bill” li prolungherebbe per altri dieci anni, mantenendo in vigore gli attuali scaglioni e aliquote dell’imposta sul reddito. Il costo stimato per questa parte del provvedimento supera i 2.700 miliardi di dollari.
Per contenere parzialmente l’impatto sul bilancio, la riforma prevede una serie di misure restrittive sul fronte della spesa sociale: requisiti lavorativi più stringenti per i beneficiari di Medicaid e del programma alimentare SNAP, riduzione dei fondi destinati agli stati che assistono immigrati irregolari, e innalzamento dell’età per l’obbligo lavorativo dai 54 ai 64 anni per l’accesso agli aiuti alimentari. Secondo Diodovich, queste misure porterebbero risparmi complessivi per circa 925 miliardi di dollari.
Una nuova direzione per la politica fiscale Usa
Secondo l’analista di IG Italia, il disegno di legge rappresenta un radicale cambio di rotta nelle priorità fiscali americane, con impatti destinati a durare almeno un decennio.
“Il deficit federale aumenterebbe di quasi 3.000 miliardi in dieci anni, un segnale chiaro che il consolidamento fiscale non è una priorità”, afferma Diodovich.
Il provvedimento rafforza l’approccio pro-business e pro-high income già caratteristico dell’era Trump, ma al prezzo di una sensibile erosione della rete di protezione sociale. Secondo le stime, milioni di cittadini a basso reddito potrebbero perdere l’accesso a cure mediche e assistenza alimentare.
I riflessi sui mercati: tra ottimismo fiscale e timori strutturali
Le reazioni dei mercati al “Big Beautiful Bill” potrebbero essere ambivalenti, riflettendo da un lato il potenziale stimolo per l’economia reale, dall’altro l’impatto destabilizzante sul quadro macro e finanziario di lungo periodo. Secondo Diodovich, i mercati azionari potrebbero accogliere positivamente i tagli fiscali, specialmente nel comparto finanziario e tra le piccole e medie imprese, che beneficerebbero di una pressione fiscale ridotta e di margini più ampi. Tuttavia, la stessa riforma prevede tagli significativi ai programmi di assistenza sociale, con possibili ripercussioni sui consumi interni, in particolare per beni essenziali e servizi sanitari: un colpo potenziale al settore healthcare e ai consumi di base.
Anche le aziende del comparto green, come produttori di veicoli elettrici e fornitori di energie rinnovabili, potrebbero soffrire. La proposta infatti punta a eliminare numerosi incentivi ambientali, una mossa che ridurrebbe drasticamente la competitività di questi settori rispetto a quelli tradizionali.
Sul fronte valutario, il dollaro Usa potrebbe rafforzarsi nel breve termine, grazie all’afflusso di capitali attratti da rendimenti obbligazionari più elevati, derivanti da un aumento dell’emissione di titoli pubblici. Tuttavia, sul medio-lungo periodo, l’ampliamento del deficit e i timori di pressioni inflazionistiche potrebbero minare la fiducia globale verso il biglietto verde, aprendo la strada a un suo graduale indebolimento.
Il mercato obbligazionario sarà probabilmente il più colpito. L’aumento del deficit comporta una crescita del fabbisogno di finanziamento, con un conseguente incremento delle emissioni di Treasury bond. Questo, secondo Diodovich, spingerà i rendimenti al rialzo e farà scendere il prezzo dei titoli, rendendo il debito americano più oneroso da gestire. Inoltre, la prospettiva di un’inflazione più alta potrebbe costringere la Federal Reserve a mantenere un approccio più prudente sui tassi, rallentando eventuali tagli previsti nei prossimi trimestri.
Un rischio calcolato, ma non senza costi
Il “Big Beautiful Bill” è, nelle parole di Filippo Diodovich, una riforma ambiziosa e divisiva, che privilegia la crescita economica nel breve periodo a scapito della sostenibilità del bilancio e dell’equità sociale. Gli effetti sui mercati dipenderanno da molteplici fattori: dal contesto geopolitico all’evoluzione della politica monetaria della Fed, fino all’effettiva risposta del Congresso e delle famiglie americane.
L’approvazione definitiva resta incerta, ma il segnale è chiaro: Trump è tornato, con una proposta che punta a ridisegnare la struttura fiscale degli Stati Uniti e a consolidare il proprio consenso in vista delle presidenziali del 2026.
