Torna la volatilità, la geopolitica scuote Wall Street e la Cina alza la posta

Torna la volatilità, la geopolitica scuote Wall Street e la Cina alza la posta

Dopo settimane di calma apparente, la volatilità è tornata a scuotere Wall Street, con la Cina che alza il livello dello scontro commerciale con gli Stati Uniti. Dazi, terre rare e minacce digitali tornano a essere armi di negoziazione, mentre il mondo crypto affonda e poi rimbalza in un weekend di fuoco.

Il ritorno della volatilità

Per oltre un mese, l’S&P 500 non aveva registrato movimenti superiori all’1% in una sola seduta. Una calma apparente, destinata però a infrangersi bruscamente: venerdì l’indice ha perso il 2,7%, chiudendo la settimana con un calo complessivo del 2,43%, la peggiore performance dal 19 maggio. Il Nasdaq ha ceduto il 3,5%, mentre il Russell 2000 è sceso del 3%. Come evidenzia Gabriel Debach, market analyst di eToro, dopo mesi di rialzi e di compiacenza, è bastato un cambio di tono nella narrativa geopolitica per riaccendere l’avversione al rischio, come evidenzia Gabriel Debach di eToro.

L’innesco è arrivato da Pechino, che il 9 ottobre ha ampliato i controlli sull’export di terre rare e materiali strategici. Una mossa tutt’altro che tecnica, ma un messaggio politico: le nuove regole impongono licenze per tutti i prodotti che contengano più dello 0,1% di terre rare cinesi o realizzati con apparecchiature che le utilizzano. La misura colpisce il cuore delle catene globali, dai semiconduttori alla difesa, fino alle rinnovabili.

Donald Trump ha risposto nel suo stile: dazi del 100% su tutti i beni cinesi dal 1° novembre e nuove restrizioni su software e componenti critici, accusando Pechino di “moral disgrace in international trade”. Due mosse speculari, entrambe tattiche: da un lato Trump cerca margine negoziale prima del vertice APEC, dall’altro la Cina difende la propria leadership sulle risorse strategiche.

Il braccio di ferro economico

Nonostante la tensione, si legge nel report di eToro, Pechino non appare in posizione di debolezza. I dati commerciali di settembre mostrano un’economia ancora resiliente, con export in crescita dell’8,3% annuo e importazioni in aumento del 7,4%, entrambe oltre le attese. Il surplus commerciale con gli Stati Uniti resta robusto, sopra i 22 miliardi nel mese e 208 miliardi da inizio anno. La Cina, sottolinea Debach, ha saputo reindirizzare i flussi verso mercati alternativi, compensando l’impatto dei dazi americani.

I mercati, però, spiega Debach, non hanno reagito con indifferenza. Dopo settimane di eccesso di fiducia, la volatilità è riesplosa: il VIX è balzato del 32%, oltre i 21 punti, mentre il VVIX è risalito a 116. Segnali di una domanda di copertura in aumento, non ancora di panico. Lo SKEW, indice della percezione del rischio estremo, è sceso a 138, indicando che gli investitori stanno proteggendosi sul breve, non sul lungo periodo. La calma apparente è finita: la volatilità è tornata a prezzo.

Il ritorno della geopolitica nei mercati

Dietro la turbolenza, secondo Debach, si gioca una partita strategica di lungo periodo. Pechino e Washington combattono una guerra economica di nuova generazione, fatta di chip, terre rare e software critici. Nessuna delle due potenze può permettersi un’escalation reale, ma entrambe vogliono arrivare al vertice APEC in posizione di forza. Ogni annuncio, ogni dazio o post social è parte di una strategia di pressione bilaterale.

In questo contesto, osserva Debacj, gli Stati Uniti non arretrano sulla via dell’autosufficienza industriale. Secondo eToro, Washington sta costruendo una politica industriale sovrana, indirizzando capitali verso acciaio, semiconduttori e materie prime critiche. Aziende come US Steel, MP Materials, Lithium Americas, Trilogy Metals e Intel diventano i nuovi simboli di una sicurezza economica “made in America”. A breve termine, questa strategia pesa sui comparti più esposti all’export, ma nel medio periodo rafforza le società domestiche e di alta qualità.

Crisi e resilienza nel mondo crypto

Mentre l’attenzione era concentrata sui mercati tradizionali, il settore crypto ha vissuto un collasso tecnico senza precedenti. Bitcoin ha perso il 15% in un’ora, Ethereum il 20%, con diverse altcoin che hanno visto dimezzarsi il proprio valore. È stata la più grande ondata di liquidazioni nella storia del comparto, innescata dalle stesse tensioni geopolitiche.

La dinamica, spiega Debach, è stata interna: un mercato iper-leveraged, con liquidità ridotta e vendite automatiche che hanno generato una valanga. Eppure, in meno di 48 ore Bitcoin è risalito sopra i 115.000 dollari, segno di una resilienza sorprendente rispetto al passato. “La correzione non segna l’inizio di un crollo,” osserva l’analista, “ma la fine dell’indifferenza: i mercati tornano a leggere non solo i fatti, ma i toni e le sfumature”.

Le trimestrali e i dati macro in arrivo

La settimana inizia ora con una fitta agenda di eventi macro e trimestrali. Negli Stati Uniti si apre la stagione dei risultati del terzo trimestre, che offrirà la prima vera verifica sullo stato dell’economia corporate. In calendario le big bank di Wall Street, JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup, Wells Fargo, Bank of America e Morgan Stanley, insieme a BlackRock, Johnson & Johnson, Progressive e American Express.

Le attese sono per indicazioni positive sui margini di interesse e sulla gestione dei costi, mentre nel credito retail l’attenzione si concentra sulla qualità degli attivi. Le società del settore tecnologico, tra cui NVIDIA (protagonista dell’OCP Global Summit) e Oracle (con l’AI World di Larry Ellison), catalizzeranno l’interesse per il comparto intelligenza artificiale e cloud.

Intanto, lo shutdown federale entra nella terza settimana, ritardando parte delle statistiche ufficiali su inflazione, vendite al dettaglio e PPI. In uscita, comunque, i dati su produzione industriale, indici manifatturieri di New York e Philadelphia, e il Beige Book della Federal Reserve.

In Europa, l’attenzione è rivolta alla produzione industriale dell’area euro, attesa in calo, e all’indice ZEW tedesco, previsto in lieve miglioramento. Nel Regno Unito arriveranno i dati su PIL e mercato del lavoro, mentre a livello globale l’IMF aggiornerà le proiezioni economiche mondiali nel nuovo World Economic Outlook, in un contesto di tassi elevati e crescente frammentazione geopolitica.