Tokyo verso un cambio di guida, le possibili implicazioni sui mercati

Tokyo verso un cambio di guida, le possibili implicazioni sui mercati

Il Giappone si prepara a una svolta politica cruciale con le elezioni interne al Partito Liberal Democratico, chiamato a scegliere il nuovo premier dopo le dimissioni di Shigeru Ishiba. In ballo non c’è solo la leadership politica, ma anche l’orientamento economico e monetario di un Paese alle prese con inflazione al 3%, debito pubblico record e una Banca centrale che spinge sul rialzo dei tassi.

Il contesto politico e le sfide economiche

All’inizio di settembre il primo ministro Shigeru Ishiba ha annunciato le proprie dimissioni dopo una doppia sconfitta elettorale, aprendo la strada a un cambio di guida nel giro di poche settimane. Nel fine settimana si terranno le elezioni interne al Partito Liberal Democratico (PLD), il quale, pur non disponendo di una maggioranza parlamentare assoluta, potrà con tutta probabilità costruire alleanze per garantire la nomina del nuovo premier. Come spiega Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, la sfida avviene in un contesto particolarmente delicato per il Giappone: l’inflazione si mantiene stabilmente intorno al 3%, un livello che non si registrava da decenni, mentre la Bank of Japan (BoJ) appare determinata a proseguire il ciclo di rialzo dei tassi d’interesse.

L’economia nipponica ha dimostrato finora una sorprendente resilienza, nonostante le pressioni derivanti dai dazi statunitensi e dagli aggiustamenti salariali interni. Tuttavia, l’equilibrio resta fragile: da un lato il bisogno di consolidare la ripresa, dall’altro la necessità di non perdere il controllo su debito e prezzi, in un Paese dove il rapporto debito/PIL sfiora il 260%, record mondiale.

I candidati alla leadership

I due principali candidati, sottolinea Willis, sono Sanae Takaichi, che in caso di vittoria diventerebbe la prima donna premier della storia giapponese, e Shinjiro Koizumi, attuale ministro dell’Agricoltura e figlio dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi, rimasto in carica dal 2001 al 2006. Koizumi parte con un lieve vantaggio nei sondaggi, ma la competizione si annuncia serrata e il risultato è tutt’altro che scontato.

Dal punto di vista dei mercati, secondo Willis, una vittoria di Takaichi potrebbe innescare maggiore volatilità. La candidata ha infatti espresso una linea più interventista, favorevole a un incremento della spesa pubblica. Questo orientamento, se da un lato sostiene la domanda interna, dall’altro rischia di alimentare preoccupazioni in merito alla sostenibilità di un debito già superiore al 260% del PIL. Va però ricordato che, come osservato anche da ex governatori di banche centrali come Mark Carney, la gran parte del debito giapponese è detenuta da investitori domestici, circostanza che riduce i rischi di instabilità rispetto a Paesi fortemente dipendenti dal finanziamento estero.

Le scelte della BoJ

Un altro nodo riguarda l’orientamento della Bank of Japan. Takaichi ha definito “inopportuno” un ulteriore rialzo dei tassi, posizione che potrebbe creare frizioni con l’attuale impostazione restrittiva dell’istituto centrale. La BoJ, dopo quasi due decenni di politica ultra-accomodante, ha infatti già portato i tassi allo 0,5%, massimo da 18 anni, e potrebbe decidere un nuovo incremento. Secondo Willis, una leadership meno favorevole al tightening rischierebbe di complicare il quadro, soprattutto in presenza di un’inflazione ancora sopra i target.

Un successo di Koizumi, invece, garantirebbe probabilmente alla Banca centrale maggiore flessibilità. La sua vittoria, spiega Willis, potrebbe consentire di rinviare il prossimo rialzo a fine mese, offrendo più margine per gestire l’impatto sui consumi e sugli investimenti. In ogni caso, la BoJ resta determinata a non perdere credibilità dopo decenni di politiche straordinarie, e continuerà a giocare un ruolo chiave nell’orientamento dei mercati finanziari globali.

Perché monitorare il mercato giapponese

Dal punto di vista degli investitori, il Giappone rimane un mercato da monitorare con attenzione. L’attuale fase di transizione politica si somma a variabili strutturali di grande rilievo: riforme societarie in corso, guidance sugli utili positiva e un numero crescente di buyback azionari contribuiscono a sostenere il sentiment. Le prospettive di crescita per il 2025 superano l’1%, un dato incoraggiante in un contesto globale rallentato.

Come sottolinea Willis, l’approccio degli investitori internazionali verso il mercato giapponese si è fatto più costruttivo. Nelle strategie multi-asset le posizioni sono state incrementate fino a un peso neutrale, proprio in considerazione di questi fondamentali solidi. L’evoluzione politica del fine settimana sarà quindi cruciale: a seconda dell’esito del voto, i mercati potrebbero reagire con maggiore volatilità o trovare nuovi spunti di crescita, ma l’orientamento di fondo resta positivo. La capacità del Giappone di coniugare riforme strutturali e stabilità politica sarà determinante per il futuro immediato e per la fiducia degli investitori.