Tether e la scommessa sull’oro, dall’universo crypto alle miniere

Tether e la scommessa sull’oro, dall’universo crypto alle miniere

Il colosso delle stablecoin amplia i propri orizzonti oltre il mondo digitale e guarda al metallo prezioso come nuova frontiera di investimento.

Profitti record e strategie di diversificazione

Tether, la più grande società di stablecoin al mondo, ha avviato colloqui con gruppi minerari e di investimento per valutare ingressi lungo l’intera catena del valore dell’oro: dall’estrazione e raffinazione fino al trading e alle royalty company, come riporta il Financial Times.

Il ceo Paolo Ardoino ha descritto l’oro come “natural bitcoin”, sottolineando come il metallo prezioso rappresenti un bene più stabile di qualsiasi valuta sovrana e al tempo stesso un complemento naturale al bitcoin. “So che molti pensano che il bitcoin sia l’oro digitale – ha dichiarato in un intervento a maggio – ma io preferisco pensare in termini bitcoin: l’oro è la nostra fonte di natura”.

Tether gestisce il token USDT, ancorato al dollaro statunitense, con una capitalizzazione di 168 miliardi di dollari, ed è una delle aziende più redditizie nel settore crypto, avendo realizzato 5,7 miliardi di profitti nel primo semestre del 2025. Gran parte dei ricavi arriva dagli interessi sui Treasury statunitensi detenuti a garanzia delle emissioni.

L’ingresso nell’oro fisico e nelle royalty company

L’interesse per l’oro non è solo teorico. Secondo i dati finanziari, Tether detiene 8,7 miliardi di dollari in lingotti d’oro, custoditi in un caveau a Zurigo, utilizzati come collaterale per la stablecoin.

A giugno, la controllata Tether Investments ha speso 105 milioni di dollari per acquisire una quota di minoranza nella società canadese Elemental Altus, specializzata in investimenti royalty. L’operazione è stata seguita, a inizio settembre, da un ulteriore investimento di 100 milioni di dollari, in concomitanza con la fusione di Elemental con la concorrente EMX.

Fonti vicine alla società hanno confermato che Tether ha preso in considerazione anche investimenti in altre società royalty, che forniscono capitali alle miniere in cambio di una quota dei ricavi futuri, e che ha avviato colloqui con Terranova Resources, veicolo con sede nelle Isole Vergini Britanniche, sebbene senza esito positivo.

Scetticismi e prospettive del settore

Il settore minerario tradizionale guarda però con sorpresa e cautela alla mossa di Tether. Un dirigente ha commentato: “A loro piace l’oro. Non credo abbiano una strategia”. Un altro ha definito la società “l’azienda più strana con cui abbia mai avuto a che fare”.

Nonostante le perplessità, Tether ha già esteso la propria attività anche al trade finance delle materie prime, finanziando operazioni di trasporto di carichi di materie prime, con un portafoglio stimato in miliardi di dollari.

Parallelamente, ha lanciato XAUt, un token crypto garantito da oro fisico. L’iniziativa, pur avendo un mercato limitato – con una capitalizzazione di circa 880 milioni di dollari – rappresenta un ulteriore passo nella direzione dell’integrazione tra metalli preziosi e valute digitali.

Un trend globale di convergenza tra oro e digitale

Tether non è l’unica a guardare a un futuro di oro digitalizzato. Altre società stanno sperimentando modelli simili. È il caso di Blue Gold, quotata al Nasdaq e titolare di una contestata miniera in Ghana, che ha annunciato l’intenzione di lanciare token digitali legati alla futura produzione aurifera. “Credo che una valuta digitale ancorata all’oro possa decollare a livello globale – ha spiegato il ceo Andrew Cavaghan – perché offre alle persone la possibilità di convertirla direttamente in beni o in oro fisico”.

L’avvicinamento tra metalli preziosi e criptovalute risponde a una dinamica di fondo: unire la stabilità millenaria dell’oro con l’innovazione delle tecnologie digitali. Per Tether, la scommessa è rafforzare la propria legittimità sul mercato finanziario globale, trasformando l’oro in una nuova leva di crescita accanto al business core delle stablecoin.