Tesla, un `Musk muto` per una secondo trimestre senza corrente

Tesla, un `Musk muto` per una secondo trimestre senza corrente

I risultati trimestrali svelano una realtà complessa: mentre le vendite e la redditività deludono, Tesla rilancia la sua visione sul futuro.

Un trimestre difficile per Tesla

I dati del secondo trimestre 2025 mettono in luce una Tesla in fase di transizione: da un lato, i conti deludono le aspettative; dall’altro, l’azienda rilancia le sue ambizioni nel lungo termine, tra intelligenza artificiale, robotaxi e nuovi modelli a basso costo. Secondo Josh Gilbert, market analyst di eToro, i ricavi sono scesi del 12% su base annua, registrando il calo trimestrale più marcato da oltre dieci anni. L’utile rettificato, pari a 40 centesimi per azione, ha mancato le attese di Wall Street, già riviste al ribasso, mentre il free cash flow è crollato dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il management continua a sottolineare la centralità strategica delle divisioni energia e AI, ma senza fornire dettagli concreti sui tempi e sugli impatti economici futuri. Il nuovo modello “più accessibile” è in fase iniziale di produzione, ma l’avvio effettivo su scala è previsto solo nel 2025 inoltrato, rendendolo un progetto più orientato al 2026 che al presente. L’assenza di una guidance aggiornata sulle consegne aggrava il clima di incertezza.

Gilbert evidenzia come Tesla stia vivendo una sorta di congelamento operativo, dove il potenziale visionario dell’azienda si scontra con una performance finanziaria in deterioramento. Anche il tono insolitamente sottotono di Elon Musk durante la call con gli analisti ha colpito gli osservatori: “più un Musk in muto che un Musk il mago”, ha commentato eToro, rimarcando l’assenza di una leadership comunicativa incisiva proprio nel momento in cui il mercato ne avrebbe maggiore bisogno.

Il robotaxi come vero driver di valore

Se il presente appare incerto, per Tesla il futuro ruota attorno al robotaxi. È questa, secondo Sam Korus, Director of Research – Autonomous Technology & Robotics di ARK Invest, la vera chiave interpretativa per valutare il titolo nei prossimi mesi. Nel suo scenario di lungo termine, il 90% del target price di 2.600 dollari al 2029 si basa proprio sulla divisione dedicata alla mobilità autonoma.

L’avvio del servizio sperimentale ad Austin è stato definito da Korus un successo silenzioso ma significativo: l’assenza di clamore mediatico è un segnale positivo, che suggerisce una messa in opera graduale ma stabile. L’espansione è in corso, senza scossoni né intoppi visibili. E mentre il dibattito pubblico si concentra sul lancio del nuovo modello a basso costo, per ARK Invest è sul robotaxi che bisognerebbe davvero concentrare l’attenzione.

Secondo Korus, Tesla potrebbe scalare il servizio più velocemente dei concorrenti. A differenza di Waymo, che ha una struttura più rigida, Tesla ha una flotta industriale adattabile, usa solo visione artificiale, e non deve negoziare con altri costruttori. Il risultato? Una riduzione drastica dei costi e la possibilità di offrire il servizio a un prezzo inferiore rispetto ai classici Uber e Lyft.

Una scala industriale pronta al decollo

Tesla può già oggi produrre circa 5.000 veicoli al giorno, ovvero il doppio dell’intera flotta Waymo. Se la tecnologia dimostrerà di essere sufficientemente sicura, afferma ancora Korus, la scala produttiva non sarà un ostacolo. Anzi, la capacità industriale potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo cruciale rispetto a tutte le altre aziende attive nella mobilità autonoma.

La diffusione del servizio dipenderà dalla percezione pubblica della sicurezza e dalla reazione dei regolatori. Ma secondo ARK Invest, i benefici per la sicurezza stradale e per la qualità della vita urbana potrebbero rendere il sistema ampiamente accettato nel giro di pochi anni. Il vero “trigger” per il mercato sarà quando Uber o Lyft dichiareranno esplicitamente di aver perso quote di mercato a causa del robotaxi: un segnale che, secondo Korus, potrebbe arrivare già nei prossimi due anni.

Il concetto chiave è quello del “gomito della curva” nelle adozioni esponenziali. Un punto di svolta difficile da individuare a priori, ma che, una volta superato, genera una crescita accelerata e duratura. Tesla, con la sua architettura integrata e il controllo diretto sulla produzione, potrebbe essere l’unico operatore in grado di trasformare davvero questa curva in realtà.

Promesse visionarie, pressione immediata

Mentre il mercato guarda al futuro, il presente di Tesla resta sotto osservazione. La perdita di slancio nei fondamentali, l’assenza di dettagli concreti sui progetti AI e la mancanza di guida chiara sui volumi creano una pressione crescente sul titolo. Il racconto visionario della società resta intatto, ma il tempo concesso dagli investitori per trasformarlo in risultati concreti inizia a ridursi.

Josh Gilbert di eToro è netto: “È il momento in cui i piani devono iniziare a concretizzarsi. Non basta più ispirare, bisogna eseguire”. La narrazione su robotaxi, intelligenza artificiale e sostenibilità rimane affascinante, ma le trimestrali continuano a parlare un’altra lingua, fatta di margini in compressione, cassa in erosione e visibilità incerta.

Tesla, oggi, è un’azienda che cammina sul confine tra potenziale rivoluzionario e fragilità operativa. Chi ci crede, lo fa puntando sul 2026, sul 2029, su un futuro dove l’auto non si guida più ma si programma. Chi resta cauto, invece, si ferma ai numeri di oggi. E oggi, per molti investitori, i numeri non bastano più.