Un cambio di tono nel racconto di Tesla
C’è una frase di Elon Musk, pronunciata durante la conferenza del secondo trimestre 2025, che fotografa lo stato d’animo dell’azienda: “Il desiderio di acquistare l’auto è altissimo, ma le persone non hanno abbastanza soldi sul conto per farlo.” Come osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro, è l’ammissione di una trasformazione nella narrazione: non un cambio di direzione, ma un adattamento necessario. Tesla, nata per rappresentare il futuro, si misura oggi con il presente e con i vincoli della capacità di spesa dei consumatori. Dopo anni di lavoro sull’idea di rendere le auto elettriche accessibili, l’obiettivo si concretizza solo in parte e con compromessi. I modelli “Standard” non sono il frutto di una spinta visionaria, bensì di un’esigenza economica.
Nel primo trimestre 2024 Musk aveva annunciato piani per “modelli più accessibili”, chiarendo che avrebbero condiviso piattaforme e linee produttive con Model 3 e Model Y. La narrazione allora era fiduciosa: accelerare i tempi, non ridimensionare il sogno. La realtà del 2025, invece, mostra che la nuova strategia si traduce in varianti semplificate dei modelli esistenti, non in veicoli rivoluzionari. La promessa di un’auto a costi dimezzati, discussa nel 2023, è stata accantonata.
La nascita delle versioni “Standard”
Nel 2025 questa strategia ha preso forma con le nuove Model 3 e Model Y “Standard”. Prezzi ridotti del 10-15% rispetto alle versioni precedenti, ma anche dotazioni più essenziali: autonomia più limitata, interni semplificati, tetto non panoramico, meno altoparlanti e funzioni di assistenza ridotte. Prima dell’annuncio, la Model Y partiva da 44.990 dollari, cifra già collocata nella fascia medio-alta del mercato di massa. Con la versione “Standard”, Tesla si muove all’interno della fascia tra i 30 e i 40 mila dollari, dove si concentra circa il 28% delle vendite statunitensi.
Non si tratta, secondo Debach, di una rivoluzione: senza il credito d’imposta federale da 7.500 dollari, scaduto a settembre, il vantaggio competitivo si restringe. L’operazione appare difensiva, più utile a mantenere piene le linee produttive che a conquistare nuovi clienti. Il mercato lo ha colto chiaramente: il titolo Tesla ha perso il 4,45% nella seduta successiva all’annuncio, interrompendo il rally che lo aveva visto raddoppiare dai minimi di aprile. Nonostante un progresso del 7,24% da inizio anno, nel 2025 l’azienda non ha ancora toccato nuovi massimi storici.
Il nodo dell’autonomia e la promessa del Full Self Driving
Musk continua a ripetere che “l’autonomia è il moltiplicatore di valore”. Nella sua visione, la guida completamente automatica dovrebbe rendere irrilevante il prezzo di un veicolo, trasformando ogni Tesla in una fonte di reddito. Tuttavia, spiega Debach, l’adozione del Full Self Driving resta contenuta e la piena autonomia è ancora lontana. Lo stesso Musk ammette che il processo richiederà tempo: finché sarà necessaria la supervisione umana, il valore dell’autonomia resterà potenziale e non reale.
L’incapacità di accelerare la diffusione della guida autonoma mantiene Tesla in una zona di incertezza: da un lato il brand resta sinonimo di innovazione, dall’altro il ritardo rischia di trasformare una promessa rivoluzionaria in un esercizio di comunicazione. La tensione tra ambizione e realtà si manifesta qui più che in ogni altro fronte: senza progressi concreti, l’autonomia rimane un sogno sospeso.
Optimus, il traguardo è ancora lontano
Parallelamente, Musk continua a puntare sul robot umanoide Optimus, descritto come il ponte tra intelligenza artificiale e mondo reale. L’obiettivo dichiarato è di avere migliaia di unità operative entro fine anno e un milione entro cinque anni. Tuttavia, sottolinea Debach, il traguardo industriale è ancora lontano. “Il robot oggi è in grado di svolgere alcune mansioni in fabbrica, ma portarlo alla produzione di massa richiederà tempo”, ha detto Musk.
Optimus rappresenta la prossima frontiera narrativa di Tesla, ma per ora resta confinato ai laboratori. La sua produzione di massa appare lontana e l’impatto sui conti ancora irrilevante. Finché non verrà superata questa distanza tra prototipo e industria, anche la valutazione “da 10 trilioni” immaginata da Musk rimane una proiezione, più che un orizzonte concreto.
Come conclude Debach, l’auto pensata per cambiare il mondo è diventata l’auto che il mondo può permettersi. Ma Tesla continua a vivere su due piani paralleli: da un lato la pragmatica gestione industriale, dall’altro la narrazione visionaria di Musk. “Lo facciamo. Non sempre in tempo, ma lo facciamo.” Questa frase riassume il destino di un’azienda che corre più veloce del proprio tempo, ma che oggi deve fare i conti con il passo dei suoi clienti.
