Terre rare, rally dei titoli mentre Stati Uniti e Cina si scontrano sul controllo delle esportazioni

Terre rare, rally dei titoli mentre Stati Uniti e Cina si scontrano sul controllo delle esportazioni

La nuova offensiva di Washington contro il dominio cinese sulle terre rare ha scatenato un’ondata di acquisti in Borsa: le azioni delle società minerarie legate ai minerali critici — dal litio al cobalto, fino al germanio — stanno volando, spinte dalle mosse dell’amministrazione Trump per assicurare la produzione e la sicurezza industriale degli Stati Uniti. In risposta, Pechino ha imposto nuove restrizioni all’export, intensificando una battaglia che ormai va ben oltre la dimensione commerciale.

La corsa americana alle terre rare

Gli investitori si stanno precipitando verso i titoli delle società minerarie specializzate in terre rare, portando le quotazioni ai massimi storici. L’offensiva della Casa Bianca, guidata dal presidente Donald Trump, mira a rompere la dipendenza strategica da Pechino, che da anni domina la catena di fornitura dei minerali critici impiegati in smartphone, veicoli elettrici e jet militari.

Le azioni di gruppi come MP Materials (+435% YTD), USA Rare Earth (+124 YTD) e l’australiana Lynas (+194% YTD) hanno più che raddoppiato il loro valore dall’inizio dell’anno, sostenute da un’ondata di incentivi che il governo statunitense ha destinato a un settore tradizionalmente incapace di competere con i bassi costi di produzione cinesi. L’effetto contagio ha spinto anche le quotazioni di produttori di altri materiali strategici — litio, cobalto e germanio — che stanno beneficiando del nuovo quadro politico-industriale americano.

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Negli ultimi trenta giorni, Washington ha acquisito partecipazioni in società minerarie come Lithium Americas e Trilogy Metals, entrambe canadesi, nel tentativo di rafforzarne la solidità finanziaria: dopo gli investimenti, i rispettivi titoli sono raddoppiati e triplicati. L’amministrazione ha inoltre annunciato la creazione di una riserva strategica di minerali e l’introduzione di prezzi minimi di garanzia per le terre rare, così da proteggere il mercato dalle oscillazioni di prezzo imposte dai produttori statali cinesi.

Parallelamente, Washington ha snellito le procedure autorizzative e allentato le norme ambientali per accelerare la costruzione di miniere e impianti di raffinazione, nell’ambito della nuova politica “mine, baby, mine”, che richiama la logica “drill, baby, drill” del settore petrolifero.

L’offensiva cinese e la risposta dei mercati

Il confronto tra le due superpotenze economiche si è intensificato quando Pechino ha annunciato nuovi controlli sulle esportazioni: le aziende straniere dovranno ora ottenere l’autorizzazione per esportare magneti contenenti anche minime quantità di terre rare provenienti dalla Cina. Il governo cinese ha inoltre aggiunto cinque elementi — olmio, erbio, tulio, europio e itterbio — alla propria lista di materiali soggetti a restrizioni.

Come sottolineato dal Financial Times, queste mosse hanno acceso l’interesse globale verso le società occidentali attive nel settore. “C’è interesse trasversale da parte degli investitori verso le società minerarie”, ha spiegato Timothy Puko, direttore delle materie prime di Eurasia Group, aggiungendo che “ci sono pochissime aziende occidentali quotate su cui investire, e moltissimi investitori in cerca di opportunità”.

Approfittando dei mercati favorevoli, diverse società hanno avviato nuove raccolte di capitale. Standard Lithium ha incassato 130 milioni di dollari con un’offerta pubblica, mentre Critical Metals ha raccolto 50 milioni da un investitore istituzionale anonimo per finanziare il progetto Tanbreez in Groenlandia. Entrambe le società hanno visto le proprie azioni triplicare da inizio anno. Anche Perpetua Resources, impegnata nel rilancio di una miniera d’oro e antimonio in Idaho, ha raccolto 425 milioni di dollari attraverso un collocamento pubblico e privato.

Non mancano tuttavia le voci critiche. Gareth Hatch, fondatore della britannica Strategic Materials Advisory, ha ammonito che “diverse società junior del settore stanno cavalcando l’onda, pubblicando annunci deboli o irrilevanti che sfruttano la reazione dei mercati alle restrizioni cinesi”. Pur senza parlare di bolla, Hatch ha invitato gli investitori a verificare la solidità reale dei progetti.

Il nuovo interventismo industriale di Washington

Negli Stati Uniti, la risposta politica ha assunto toni sempre più espansivi. Il governo ha destinato 1 miliardo di dollari all’acquisto di minerali strategici, con l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento dei settori difesa ed elettronica, dai jet F-35 ai missili da crociera.

L’intervento statale si è spinto fino a partecipazioni dirette nel capitale delle società minerarie. A luglio, Washington ha acquistato il 15% di MP Materials, il principale produttore di terre rare americano, per 400 milioni di dollari. Pochi giorni dopo, la società ha assegnato un premio azionario da 15 milioni al suo CEO, James Litinsky.

Il governo ha poi rilevato il 5% di Lithium Americas e il 10% di Trilogy Metals, un piccolo sviluppatore canadese di terre rare, spingendo le rispettive azioni a triplicare nel giro di poche ore. Secondo David Merriman, direttore della ricerca di Project Blue, i rialzi dei produttori già operativi come Lynas e MP Materials sono “più solidamente giustificati”, poiché “queste aziende saranno chiamate a colmare il vuoto creato dalle restrizioni cinesi”. Tuttavia, Merriman ha aggiunto che “ogni sviluppatore di terre rare e la sua cerchia di investitori hanno colto l’occasione per rivendicare futuri sostegni governativi, spingendo i titoli ancora più in alto in un clima di euforia”.

Prezzi, riserve strategiche e timori di bolla

Il tema dei prezzi di riferimento è diventato centrale nel dibattito. Secondo Guy de Selliers, presidente esecutivo della canadese Defense Metals, fissare un “prezzo minimo astratto” — cioè un meccanismo in cui lo Stato integra il prezzo pagato dal mercato per assicurare un ricavo garantito — è “una forma di sussidio pericolosa”. L’alternativa, ha spiegato de Selliers, è accumulare riserve strategiche di materiali critici, creando così un prezzo di riferimento naturale.

Sul piano operativo, gli Stati Uniti stanno accelerando anche la creazione di scorte federali di minerali destinati alle industrie strategiche. I depositi comprenderanno terre rare, litio e cobalto, minerali indispensabili non solo per la transizione energetica, ma anche per l’industria militare.

In un contesto dominato dall’incertezza geopolitica e dalle tensioni commerciali, il mercato delle terre rare è diventato un nuovo fronte della competizione tra Washington e Pechino. Gli investitori, intanto, continuano a scommettere su un settore che — per la prima volta da decenni — si è trasformato da nicchia tecnica in epicentro della strategia industriale globale.