Un semestre difficile, ma coerente
STMicroelectronics apre il 2025 in equilibrio instabile tra contrazione dei risultati e visione strategica di lungo termine. I ricavi netti del primo semestre si attestano a 5,28 miliardi di dollari, in calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2024. Una flessione ampiamente prevista dagli analisti, ma che conferma la profondità della fase di transizione in corso.
Nel primo trimestre, l’azienda ha toccato il minimo del ciclo, mentre il secondo trimestre mostra timidi segnali di stabilizzazione, con ricavi in aumento del 9,9% su base sequenziale, a quota 2,77 miliardi di dollari. A trainare il rimbalzo sono state le divisioni Personal Electronics e Industrial, mentre l’Automotive continua a mostrare fragilità: ordini in miglioramento ma ancora sotto la soglia positiva, e un impatto penalizzante sui margini.
Il contesto esterno non aiuta. A giugno, secondo i dati dell’ACEA, le immatricolazioni in Europa sono calate del 5,1%, con performance negative in Germania (-14%) e Italia (-17%). Anche il comparto elettrico rallenta: +14% per i BEV e +38% per i plug-in, ma su basi deboli. In questo scenario, Gabriel Debach, market analyst di eToro, sottolinea come ST continui a spingere su soluzioni per veicoli elettrici e ADAS, ma senza poter contare su un mercato in accelerazione. I costruttori europei restano in affanno, e i fornitori come STM ne subiscono le conseguenze.
Margini sotto pressione e transizione produttiva
La portata del cambiamento si riflette nei conti economici del secondo trimestre. Il margine lordo si ferma al 33,5%, lontano dal 40,1% dello stesso periodo 2024. Ma il dato più rilevante è la perdita operativa di 133 milioni di dollari, che include 190 milioni di oneri straordinari legati a svalutazioni, ristrutturazioni e dismissioni. Una manovra che, pur impattando negativamente sui conti, rappresenta una tappa fondamentale del riposizionamento industriale dell’azienda.
Come precisa Debach, al netto di questi oneri, il reddito operativo torna in positivo (57 milioni), con un margine operativo non-GAAP del 2,1%. Un dato ancora debole, ma coerente con una fase che non mira alla massimizzazione del margine, bensì alla costruzione di una base più efficiente per il futuro.
L’erosione dei margini tocca in particolare i comparti Power & Discrete (-12,5%) e AM&S (7,5%), più colpiti dal calo dei volumi e dalla capacità sotto-utilizzata. Meglio fanno Embedded Processing (13,5%) e soprattutto RF & Optical Communications (17,9%), il segmento più resiliente, pur in lieve calo anno su anno.
Cash flow negativo, ma funzionale al cambiamento
La trasformazione industriale ha un prezzo anche in termini di liquidità. Il free cash flow nel Q2 è scivolato a -152 milioni di dollari, dopo un primo trimestre appena positivo. L’intero semestre chiude quindi con un assorbimento netto di cassa, effetto diretto degli investimenti e degli oneri di ristrutturazione.
Come osserva Gabriel Debach, la dinamica ricorda quella di un atleta in allenamento: inizialmente stanco e meno performante, ma con l’obiettivo di tornare più forte e competitivo. Gli investitori devono interpretare il segnale non come una debolezza strutturale, bensì come una fase necessaria per il rilancio.
L’azienda ha spostato il baricentro della sua comunicazione verso il biennio 2026–2027, indicato come l’orizzonte di ritorno alla piena efficienza. Non è più tempo di “difendere”: oggi STM vuole “ridisegnare” la propria identità industriale.
Strategia chiara, ma visibilità ancora limitata
Il piano di riorganizzazione degli impianti da 150 e 200 mm e il focus su nuove linee produttive da 300 mm (silicio) e 200 mm (carburo di silicio) delineano una traiettoria ambiziosa. L’obiettivo, come ricordato da eToro, è ottenere risparmi ricorrenti nell’ordine di centinaia di milioni l’anno a partire dal 2027.
Nel frattempo, la sfida è resistere e investire. Le guidance sul Q3 prevedono ricavi a 3,17 miliardi di dollari (+14,6% sequenziale). Ma il margine lordo resterà stabile al 33,5%, con oneri legati alla sotto-utilizzazione e all’avvio delle nuove fasi di ristrutturazione.
Debach evidenzia come il percorso sia coerente con un cambio di passo strategico, ma avverte: serve ancora tempo prima che il mercato possa prezzare una piena inversione operativa.
Il mercato osserva e resta cauto
Nel 2024 STMicroelectronics è stata la peggior performer del FTSE MIB (-46,3%), penalizzata da margini in caduta e scarsa visibilità. Nel 2025 è arrivato un rimbalzo parziale (+13,2%), ma inferiore al resto dell’indice.
Debach segnala il rientro di STM nella top 10 del FTSE MIB per peso ponderato (2,94% al 30 giugno), un evento simbolico che riflette la ritrovata attenzione del mercato, nonostante la performance ancora contenuta.
Dal punto di vista tecnico, il titolo ha rotto la media a 200 giorni, ma non è riuscito a superare i 28,3 euro, livello chiave sia tecnicamente che psicologicamente. Due tentativi, due respinte: gli investitori aspettano conferme prima di premiare l’esecuzione.
La valutazione è chiara: oggi STM è un’opzione sul 2027, una scommessa sull’esecuzione industriale più che sui multipli. La narrazione è cambiata, ma per conquistare il mercato serve ancora la prova numerica. E quella, si sa, non si racconta: si consegna.
