Stellantis in caduta libera: la crisi del settore automobilistico si intensifica
Stellantis continua a perdere terreno in Borsa, con una flessione del 53% dai massimi di marzo 2024 e un ulteriore calo del -3,9% oggi, che porta il titolo a scambiare a 11,92 euro. Il settore automobilistico, già in difficoltà, vede ora Stellantis unirsi a Volkswagen, BMW e Mercedes nel ridurre le stime di vendita. A peggiorare la situazione, le previsioni dei sindacati dipingono uno scenario ancora più oscuro.
Il rosso profondo della produzione: un’industria in crisi
La crisi dell'auto, e in particolare di Stellantis in Italia, è confermata dai numeri diffusi dal sindacato dei metalmeccanici Fim-Cisl, che segnalano una contrazione della produzione del 31,7% nel terzo trimestre, con 387.000 unità prodotte rispetto alle 567.525 dello scorso anno. Il sindacato descrive una situazione disastrosa: `Per la prima volta tutti gli stabilimenti sono in negativo`, con un calo sia nella produzione di autoveicoli che di veicoli commerciali. Le autovetture, in particolare, registrano un crollo del -40,7%, mentre i veicoli commerciali vedono una diminuzione del -10,2%.
Stabilimenti in affanno: una tendenza che non si arresta
Perfino gli stabilimenti che avevano resistito nei primi mesi dell’anno, come quelli di Pomigliano d'Arco e Atessa, hanno ceduto nel terzo trimestre, segnando un calo rispettivamente del -5,5% e -10,2%. Il sindacato avverte che `i volumi sono destinati a peggiorare` e che se il trend negativo del terzo trimestre si confermasse anche nell’ultimo, la produzione di auto scenderebbe sotto le 300.000 unità, e quella complessiva, considerando i veicoli commerciali, scenderebbe sotto quota 500.000, un terzo rispetto ai volumi del 2023.
Sfide future: un obiettivo che sembra irraggiungibile
L’obiettivo di 1 milione di veicoli entro il 2030 fissato a livello governativo appare sempre più irrealistico. Secondo il sindacato, per raggiungerlo, Stellantis dovrebbe raddoppiare le produzioni. La situazione è resa ancora più complessa dalle chiusure di stabilimenti in Germania e Belgio, che hanno portato migliaia di licenziamenti, evidenziando la necessità di un intervento deciso da parte dell'Unione Europea e del governo italiano, con `scelte strategiche coraggiose e risorse specifiche`.
Uno sciopero imminente: il settore alza la voce
Il sindacato Fim-Cisl ha dichiarato che `la situazione del settore automotive in Italia e in Europa diventa sempre più critica`. In mancanza di una svolta, `la prospettiva industriale e occupazionale rischia di essere irrimediabilmente compromessa`. A conferma di ciò, è stato proclamato uno sciopero di 8 ore per il 18 ottobre 2024, che coinvolgerà l'intero settore automotive italiano.
Dialogo e confronto: Stellantis si prepara a intervenire
Il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, interverrà l'11 ottobre in Commissione Attività Produttive della Camera per fornire un quadro esaustivo sulla situazione produttiva del gruppo in Italia. Stellantis ha comunicato la partecipazione in uno `spirito di collaborazione`, a seguito di colloqui con il Presidente della Commissione, Alberto Luigi Gusmeroli. Il gruppo sottolinea che il dialogo con le istituzioni, dal Ministero per le Imprese e il Made in Italy al Parlamento, è costante.
Sospensioni e strategie future: il nodo delle auto elettriche
La crisi colpisce anche il settore delle auto elettriche. Stellantis ha prolungato la sospensione della produzione della 500e a Mirafiori fino all'1 novembre, citando la `profonda difficoltà` del mercato europeo delle auto elettriche. Nonostante la 500e rappresenti il 40% delle vendite nel segmento EV delle city car in Europa, la domanda rimane debole. La produzione, inizialmente sospesa fino all'11 ottobre, è stata quindi ulteriormente prorogata.
Fusioni all''orizzonte?
Mentre Stellantis naviga tra queste difficoltà, si sono diffuse voci su una possibile fusione con Renault e BMW, ma al momento il gruppo non ha confermato alcun dettaglio concreto.
Conclusione
In un panorama così turbolento, Stellantis si trova a dover affrontare un percorso in salita: da una parte la necessità di invertire la rotta produttiva e dall’altra le pressioni di un settore in crisi profonda. Solo scelte audaci e un dialogo concreto con le istituzioni potranno evitare che il settore automobilistico, pilastro dell’economia europea, precipiti in una crisi irreversibile.

di Gino Ercole Zincone













































