Stati Uniti, la strategia del debito riapre il fantasma della crisi di liquidità del 2019

Stati Uniti, la strategia del debito riapre il fantasma della crisi di liquidità del 2019

Gli Stati Uniti stanno finanziando il proprio debito pubblico in misura crescente attraverso emissioni a brevissimo termine, una strategia che riduce i costi immediati ma che rischia di rendere il sistema vulnerabile.

I rischi ignorati dai mercati

Gli operatori internazionali si domandano perché i mercati non abbiano ancora incorporato nelle valutazioni alcuni rischi significativi, come la perdita di indipendenza della Federal Reserve, l’intervento diretto del governo in alcune società quotate e i dazi particolarmente elevati su numerosi beni importati. L’impressione, secondo Kristina Hooper, Chief Markets Strategist di Man Group, è che gli investitori preferiscano ignorare gli ostacoli e confidare in uno scenario migliore, concentrandosi più sui trend di breve che sulle vulnerabilità strutturali.

La strategia del Tesoro e i suoi limiti

Il campanello d’allarme è stato lanciato da un’inchiesta del Barron’s che ha analizzato l’emissione massiccia di debito a brevissimo termine da parte del Tesoro statunitense, una pratica introdotta durante l’amministrazione Biden e criticata in passato dall’attuale segretario al Tesoro, Scott Bessent.

La logica è chiara per Hooper: approfittare dei rendimenti più bassi offerti dalla parte corta della curva, evitando di spingere in alto quelli a lungo termine con nuove emissioni di titoli pluriennali. Ma questa strategia comporta una conseguenza evidente: il Tesoro è costretto a rifinanziare il debito con una frequenza sempre maggiore, esponendosi al rischio che un rialzo dei tassi renda insostenibili i costi di servizio.

Il pericolo per la liquidità del sistema

Oltre al rischio diretto sui conti pubblici, la strategia di emissioni a breve termine ha un effetto collaterale sul mercato monetario. Come sottolinea Hooper, essa drena la linea di reverse repo della Fed, cioè quello strumento che consente alle istituzioni finanziarie di parcheggiare la liquidità in eccesso. Con i rendimenti più alti dei Treasury a breve, le banche potrebbero preferire acquistare titoli di Stato piuttosto che depositare presso la Fed, riducendo così le riserve bancarie.

Il parallelo con il settembre 2019 è inevitabile: allora il calo delle riserve bancarie innescò una crisi di liquidità che mise in difficoltà il mercato del finanziamento a breve termine. L’attuale dinamica potrebbe ripetere uno scenario simile se non gestita con attenzione.

La sfida della governance e della competenza

Hooper evidenzia come i rischi emergenti non ricevano sufficiente attenzione da parte del mercato e della politica. Nel 2023, la crisi di alcune banche statunitensi fu contenuta con tempestività grazie all’intervento congiunto di Fed e Tesoro, che istituirono anche una linea di credito speciale per evitare effetti domino.

La vera incognita, sottolinea la strategist di Man Group, è se in futuro ci sarà un numero sufficiente di professionisti esperti e competenti nei ranghi governativi per affrontare nuove crisi con la stessa prontezza. Se la politica dovesse mancare di strumenti o di leadership, i rischi oggi sottovalutati potrebbero trasformarsi rapidamente in shock sistemici.