Stati Uniti, inflazione ancora elevata ma non abbastanza da smuovere la Fed

Stati Uniti, inflazione ancora elevata ma non abbastanza da smuovere la Fed

L’inflazione rimane elevata, ma il report sul PCE core in linea con le attese ha dato agli investitori un certo sollievo, sostenendo l’idea che la Fed possa procedere con i tagli dei tassi già annunciati entro fine anno. Resta però un dubbio: come conciliare un mercato del lavoro in indebolimento con la necessità di mantenere il controllo dei prezzi.

Inflazione elevata, ma la Fed cerca un equilibrio

Il report odierno sul PCE core, pur mostrando un altro mese di inflazione elevata, non ha sorpreso rispetto alle attese e questo ha contribuito a rafforzare lo scenario di continuità nella politica monetaria americana. L’idea dominante tra gli operatori è che la Fed rimanga sulla traiettoria di due tagli dei tassi nel corso di quest’anno, una prospettiva che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa improbabile in presenza di un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo del 2%.

Il punto chiave è che i dati sul mercato del lavoro negli ultimi mesi si sono indeboliti. Ciò pone il comitato di politica monetaria di fronte a un dilemma difficile: continuare a penalizzare l’occupazione per riportare l’inflazione verso il target, oppure allentare la pressione per sostenere il lavoro rischiando che i prezzi continuino a salire. In questo scenario, osserva Bret Kenwell, US Investment Analyst di eToro, la priorità del board sembra spostata verso la ricerca di un compromesso piuttosto che verso il raggiungimento dell’obiettivo ideale di inflazione.

Per il momento, il 2% resta un traguardo sullo sfondo. L’urgenza è evitare scenari disastrosi, trovando un equilibrio accettabile tra un’inflazione che resta alta e un mercato del lavoro che dà segnali di rallentamento. Solo nel caso in cui i prezzi mostrassero un rallentamento deciso e l’occupazione si stabilizzasse, la Fed potrebbe tornare a concentrarsi con maggiore decisione sui propri obiettivi di lungo periodo.

I dati sul PCE core e l’attesa per la riunione di ottobre

I dati più recenti sull’inflazione PCE Usa si sono rivelati in linea con le attese, con un incremento annuo del 2,7% complessivo e del 2,9% nella componente core, livelli ancora leggermente superiori all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed ma non tali da modificare lo scenario di politica monetaria.

Le aspettative di un nuovo taglio dei tassi nella riunione del 29 ottobre restano infatti elevate, mentre altri indicatori, come i dati sulla spesa, hanno continuato a sorprendere al rialzo confermando la solidità dell’attività economica. In questo contesto, spiega Greg Wilensky, Head of US Fixed Income di Janus Henderson, la Fed appare intenzionata a dare priorità ai rischi al ribasso per la piena occupazione, a meno che non emergano segnali contrari, mantenendo così la possibilità di rendere la politica meno restrittiva.

Secondo Wilensky, la combinazione tra un’economia ancora robusta e una banca centrale propensa ad abbassare i tassi potrebbe continuare a sostenere gli asset di rischio, anche in presenza di valutazioni considerate già elevate.

Impatti sui mercati e prospettive per l’autunno

I tagli dei tassi in contesti non recessivi hanno generalmente un impatto positivo sull’azionario statunitense. Tuttavia, avverte Kenwell di eToro, l’attuale rally di Wall Street potrebbe aver bisogno di una pausa. Alcuni settori mostrano segnali di eccessiva euforia, e con l’avvicinarsi del quarto trimestre cresce la possibilità che si verifichi una correzione fisiologica.

Un arretramento a ottobre non verrebbe interpretato come un segnale di debolezza strutturale, ma piuttosto come un ritracciamento salutare, utile a raffreddare il rally e creare nuovi punti di ingresso più interessanti per gli investitori. In un contesto caratterizzato da dati macroeconomici contrastanti e da un duplice mandato difficile da bilanciare, i mercati restano fortemente condizionati dalle mosse della Fed.

La traiettoria per i prossimi mesi dipenderà quindi dall’evoluzione combinata di due variabili: l’inflazione, che dovrà mostrare segnali concreti di moderazione, e l’occupazione, che non potrà permettersi ulteriori indebolimenti significativi. Nel frattempo, la Fed cammina su un sentiero stretto, cercando di garantire stabilità al sistema senza soffocare la crescita.