Stati Uniti, il reale impatto dei dazi tra crescita, recessione e politica monetaria

Stati Uniti, il reale impatto dei dazi tra crescita, recessione e politica monetaria

Un’economia americana resiliente, un rischio recessione in attenuazione e una politica monetaria ancora in bilico.

Un’economia che resiste ma rallenta

Il mercato dei Treasury statunitensi è rimasto intrappolato in un intervallo ristretto, sospeso tra i dati che descrivono una crescita economica ancora resiliente e i segnali di trasferimento dell’inflazione tariffaria che attirano l’attenzione di una Federal Reserve paziente.

Il quadro generale, descritto da R.J. Gallo, Head of Municipal Bond Investment Group di Federated Hermes, suggerisce che l’economia continuerà a crescere, ma a ritmi più contenuti. La spesa dei consumatori rallenta, l’attività immobiliare residenziale resta debole e gli investimenti aziendali appaiono cauti.

Rischio recessione in attenuazione

I dazi hanno distorto i dati macroeconomici: l’anticipo delle importazioni nel primo trimestre aveva spinto il PIL annualizzato sotto lo zero, ma nel secondo trimestre si è registrata una ripresa con crescita complessiva al 3%. Tuttavia, la crescita sottostante (esclusi scorte e commercio) si è fermata all’1,1%, il livello più basso dalla fine del 2022.

In prospettiva, il One Big Beautiful Bill dovrebbe garantire un modesto stimolo grazie alla proroga permanente delle aliquote fiscali, a tagli mirati e a incentivi agli investimenti aziendali. Questo effetto positivo potrebbe però essere eroso dall’impennata dei dazi, sette-dieci volte superiori alla media ponderata del passato.

I negoziati e gli accordi in corso hanno attenuato le preoccupazioni, ma non le hanno eliminate. L’impatto si farà sentire nei trimestri a venire. Per ora, nota Gallo, il rischio di recessione, in forte aumento la scorsa primavera, si è ridimensionato, pur in un contesto di crescita più debole.

La Fed tra attesa e pressioni politiche

Sul fronte della politica monetaria, la Federal Reserve osserva da vicino gli effetti dei dazi sull’inflazione. Gli ultimi dati sull’IPC mostrano un parziale trasferimento dei costi, ma nonostante questo, la Fed non valuta nuovi rialzi dei tassi.

Il dibattito al FOMC ruota piuttosto su quanto tempo mantenerli invariati prima di iniziare ad allentarli per contrastare il rallentamento. Intanto, la pressione politica resta alta: Donald Trump ha minacciato più volte di licenziare Jerome Powell, salvo poi fare marcia indietro.

Le aspettative di un allentamento graduale sostengono gli asset di rischio, contribuendo a rafforzare i mercati e, indirettamente, la crescita. Ma quando arriverà il vero rallentamento, il rally finanziario potrebbe già essere esaurito.

Scenario globale tra Europa, Asia e petrolio

La prospettiva americana si inserisce in un contesto internazionale eterogeneo. La BCE ha interrotto il percorso di allentamento, con il tasso di riferimento fermo al 2,15%, vicino al minimo atteso. La BOJ si trova invece a fronteggiare pressioni inflazionistiche crescenti e l’ipotesi di un’espansione fiscale dopo le sorprese elettorali. La Cina continua a crescere, pur tra spinte deflazionistiche, mentre i mercati petroliferi globali restano ben riforniti.

Le tensioni geopolitiche e i conflitti in corso hanno finora un impatto limitato sui mercati finanziari. Resta, tuttavia, il leitmotiv del “cosa potrebbe andare storto?”, che accompagna la visione di Gallo, in un quadro che resta favorevole a un progressivo calo dei tassi statunitensi.

Duration strategy lunga ma prudente

Con il Treasury decennale che oscilla tra il 4,20% e il 4,60%, il Duration Committee di Federated Hermes ha deciso di mantenere una posizione leggermente lunga. La scelta riflette le attese di un moderato indebolimento dei dati macro, in particolare sul fronte occupazionale, che dovrebbe spingere la Fed ad avviare un allentamento entro l’anno.

La posizione lunga resta comunque limitata: il calo del rischio recessione, la politica fiscale espansiva, il persistente elevato indebitamento del Tesoro e la deregolamentazione a Washington rappresentano fattori che frenano scelte più aggressive.