Profitti record e vendite strategiche
Il gruppo giapponese SoftBank ha registrato nel secondo trimestre un utile netto di 2,5 trilioni di yen (16,2 miliardi di dollari), più del doppio rispetto all’anno precedente e ben oltre le stime di LSEG, che si fermavano a 207 miliardi di yen.

La performance è stata trainata dalle plusvalenze del Vision Fund, che ha realizzato un guadagno da investimenti di 2,8 trilioni di yen, in gran parte grazie alle partecipazioni in OpenAI e nella fintech PayPay.
La società guidata da Masayoshi Son ha anche annunciato la vendita di 32 milioni di azioni Nvidia per 5,8 miliardi di dollari, oltre a una parziale dismissione della quota in T-Mobile per altri 9,2 miliardi. Con questa mossa, Son punta a liberare risorse per una nuova stagione di investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale, settore che considera “la chiave del futuro dell’umanità”.
In parallelo, il gruppo ha comunicato un frazionamento azionario 4 a 1 a partire dal 1° gennaio, con l’obiettivo di rendere i titoli più accessibili agli investitori retail e ampliare la base azionaria.

Scommessa totale sull’AI
SoftBank è oggi uno dei principali protagonisti globali della corsa all’intelligenza artificiale. Oltre al controllo del progettista di chip Arm Holdings, Son ha costruito un portafoglio che include nomi come OpenAI e Oracle, e di recente ha acquisito il ramo di robotica di ABB in un’operazione da 5,4 miliardi di dollari.
Secondo Citigroup, che ha alzato il target price a 27.100 yen, l’ascesa del titolo è legata al potenziale di OpenAI, la cui valutazione futura potrebbe oscillare tra 500 miliardi e 1 trilione di dollari. Dei 22 analisti che coprono il titolo, 15 danno un giudizio “Buy”, 6 “Hold” e solo un “Sell”, con un target price medio a 12 mesi a 26.009 yen pari a un rendimento potenziale dai valori attuali del 14,6% circa.
Il fondatore 68enne, tuttavia, non si limita ai software: punta anche ai chip e alle infrastrutture. SoftBank sta trattando la partecipazione a un impianto da 1 trilione di dollari per la produzione di semiconduttori in Arizona, in collaborazione con TSMC, e studia l’acquisizione del produttore statunitense Ampere Computing per 6,5 miliardi di dollari. In parallelo, ha in programma un investimento fino a 30 miliardi di dollari in OpenAI, che la renderebbe il principale investitore privato della società americana.
Un colosso finanziario tra ambizione e rischio
Il successo in Borsa — con le azioni SoftBank più che raddoppiate da inizio anno — riflette l’entusiasmo per il boom dell’AI, ma anche crescenti timori di una bolla tecnologica. Il valore di OpenAI, cresciuto fino a 500 miliardi di dollari, e l’enorme capitalizzazione del settore spingono alcuni analisti a segnalare eccessi di valutazione.
Secondo David Gibson di MST Financial, SoftBank potrebbe aver “sovraimpegnato le proprie risorse”: il gruppo avrebbe impegni complessivi per 113 miliardi di dollari ma disponibilità per circa la metà. Per coprire la differenza, potrebbe essere necessario attingere al Vision Fund o ridurre le partecipazioni in Arm o nella divisione telecomunicazioni domestica. Nel frattempo, SoftBank ha emesso obbligazioni per oltre 4 miliardi di dollari e contratto due prestiti ponte da 8,5 e 6,5 miliardi di dollari, rispettivamente per OpenAI e Ampere.
Una visione ambiziosa, ma sotto osservazione
Masayoshi Son, che ha costruito la propria fortuna con la scommessa vincente su Alibaba, continua a perseguire un modello di investimento aggressivo e visionario. Il suo obiettivo è fare di SoftBank un fulcro globale dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, collegando hardware, software e infrastrutture.
Gli analisti di Finimize Research sottolineano che “il titolo SoftBank, un tempo un modo economico per avere esposizione ad Arm e all’AI, non è più a sconto”. Dopo un rialzo del 147% circa da inizio anno, molti investitori iniziano a consolidare i profitti.

Ma Son non rallenta: tra il piano Stargate per la costruzione di nuovi data center, le trattative nel settore dei chip e il rafforzamento di OpenAI, il miliardario giapponese punta a una rete globale di sinergie tecnologiche. Il futuro di SoftBank — e forse una parte del futuro dell’intelligenza artificiale — dipenderà dalla sua capacità di finanziare questo sogno senza bruciare troppo capitale lungo la strada.
