Shutdown Usa, il conto alla rovescia verso la riapertura: gli effetti su economia e tassi

Shutdown Usa, il conto alla rovescia verso la riapertura: gli effetti su economia e tassi

La fine dello shutdown americano, iniziato il 1° ottobre, sembra ormai imminente. Il disegno di legge in discussione prevede la riassunzione dei lavoratori federali e il pagamento degli arretrati, mentre i principali uffici statistici si preparano a riprendere la pubblicazione dei dati.

La ripresa dei servizi e il ritorno dei dati economici

Gli ultimi sviluppi indicano che lo shutdown del governo statunitense potrebbe concludersi entro la fine di questa settimana, ponendo fine alla più lunga interruzione amministrativa nella storia americana. Come spiega Blerina Uruci, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, la chiusura ha sospeso numerosi servizi pubblici e ritardato la diffusione di dati economici cruciali. Con la riapertura, le agenzie federali potranno riprendere rapidamente le attività, mentre i lavoratori temporaneamente in congedo verranno riassunti e risarciti per gli stipendi non percepiti.

Tra le prime pubblicazioni attese figura il rapporto sull’occupazione di settembre del Bureau of Labor Statistics (BLS), che potrebbe essere diffuso pochi giorni dopo la riapertura, poiché i dati erano già stati raccolti prima della chiusura. Tuttavia, i report relativi a ottobre e novembre subiranno ritardi, poiché la finestra di rilevazione di ottobre (12–18 ottobre) è coincisa con lo shutdown.

Uruci prevede che il BLS comunicherà presto un nuovo calendario ufficiale delle pubblicazioni, utile per riallineare le statistiche economiche nazionali. Anche i dati sulle richieste di sussidio di disoccupazione dovrebbero tornare rapidamente disponibili, dato che gli Stati hanno continuato a raccoglierli durante la chiusura, rendendo possibile una pronta aggregazione e revisione da parte delle autorità federali.

L’impatto sui dati macro e sull’occupazione

Secondo l’analisi di T. Rowe Price, gli effetti dello shutdown saranno visibili nel breve periodo, in particolare sul mercato del lavoro e sulla crescita del PIL.

Il tasso di disoccupazione di ottobre potrebbe aumentare temporaneamente, riflettendo il congedo di massa dei dipendenti pubblici. Il Congressional Budget Office (CBO) stima che siano stati coinvolti fino a 750.000 lavoratori federali, pari allo 0,4% della forza lavoro civile. Uruci sottolinea però che questo incremento sarà un picco una tantum, destinato a rientrare nei mesi successivi, una volta che i lavoratori saranno reintegrati.

L’effetto sui prezzi al consumo sarà invece più complesso. Il dato sull’inflazione di ottobre (CPI) non sarà pubblicato, poiché non è stato possibile raccogliere i dati, mentre c’è ancora tempo per completare la rilevazione di novembre se la riapertura avverrà entro la settimana. Tuttavia, anche in questo caso, sono attesi ritardi rispetto al calendario abituale.

Sulla crescita, le stime indicano che lo shutdown potrebbe aver ridotto il PIL reale di 10–20 punti base per ogni settimana di blocco, un impatto cumulato compreso tra 0,7 e 1,4 punti percentuali nei primi due mesi del quarto trimestre. Si tratta, osserva Uruci, di una perdita in larga parte temporanea: «Poiché i lavoratori vengono compensati per la perdita di reddito una volta riaperto il governo, la crescita tende a rimbalzare rapidamente nei mesi successivi».

Le implicazioni per la Federal Reserve

Oltre ai riflessi economici, la riapertura del governo avrà un impatto diretto sulla politica monetaria della Federal Reserve.

Durante le settimane di chiusura, la banca centrale ha dovuto operare in un contesto di forte incertezza, priva dei principali indicatori macroeconomici e costretta a fare affidamento su dataset privati e modelli interni. Ciò ha accentuato le divisioni all’interno del Federal Open Market Committee (FOMC), già spaccato tra falchi e colombe sulla direzione dei tassi d’interesse.

Uruci spiega che il ritorno dei dati ufficiali permetterà una valutazione più accurata della salute dell’economia, ma la mancanza di informazioni sull’inflazione resta un punto critico: “Se i nuovi dati mostreranno un indebolimento del mercato del lavoro, aumenteranno le probabilità di un taglio dei tassi a dicembre. Tuttavia, la scarsità di informazioni sui prezzi potrebbe rafforzare la posizione dei falchi”.

L’economista mantiene una probabilità del 50% per un taglio dei tassi nella riunione di dicembre, segnalando un equilibrio precario tra l’esigenza di sostenere l’economia e la volontà di evitare un eccessivo allentamento. In ogni caso, la fine dello shutdown rappresenta un passo necessario per ristabilire la piena visibilità macroeconomica e restituire alla Fed una base solida su cui costruire la propria strategia per il 2026.