Schroders-Censis, l’Italia può uscire dall’immobilismo grazie alla cultura dell’investimento

Schroders-Censis, l’Italia può uscire dall’immobilismo grazie alla cultura dell’investimento

Un italiano su cinque crede nel valore dell’investimento e nell’ottimismo come leve per costruire il futuro e oltre il 40% vorrebbe investire ma è frenato dal pessimismo. Trasformare questa energia potenziale in azione può liberare risorse decisive per la crescita economica e sociale del Paese.

Un’Italia più ottimista di quanto sembri

Per celebrare i trent’anni di presenza nel nostro Paese, Schroders, in collaborazione con il Censis, ha presentato lo studio “Investire è coltivare l’ottimismo. Il valore sociale dell’investimento”. La ricerca mette in discussione la narrazione di un’Italia condannata all’immobilismo e all’attendismo cronico, mostrando invece la presenza di una minoranza dinamica e fiduciosa che considera l’investimento, non solo economico, ma anche umano e culturale, una scelta di vita e una forma di impegno verso il futuro.

Il rapporto evidenzia come il 20% degli italiani creda nel valore dell’investimento e nell’importanza di agire per costruire il proprio benessere, mentre oltre il 40% dichiara di voler investire ma di essere trattenuto da una visione pessimistica del futuro. Sbloccare questo potenziale significherebbe attivare energie sopite e rilanciare l’economia del Paese.

Secondo il Censis, la cosiddetta “sindrome della medietà mediocre” esiste, ma non rappresenta l’unico orizzonte possibile. Una larga maggioranza, tra il 65% e l’85%, riconosce infatti il valore dell’impegno, dell’ottimismo e della costanza come strumenti di crescita personale e collettiva, attribuendo all’investimento un valore sociale, non solo economico.

Quattro Italie tra fiducia, attesa e paura

Dalla cluster analysis realizzata dal Censis emergono quattro profili che fotografano l’atteggiamento degli italiani verso l’investimento e il futuro.

Gli Investitori imperterriti (19,2%) considerano investire un vero e proprio stile di vita. Ottimisti, costanti e pragmatici, credono che impegno e dedizione contino più del talento o della fortuna. Sono spesso adulti tra i 45 e i 64 anni, con figli e livello d’istruzione medio.

Gli Investitori attendisti (42,4%) rappresentano la maggioranza potenziale: riconoscono i benefici dell’investimento, ma restano prigionieri del pessimismo. Questa categoria riflette perfettamente la sindrome da immobilismo italiana, fatta di consapevolezza senza azione.

Gli Inerti impauriti (25,1%) incarnano il volto più fragile del Paese: giovani e residenti nei centri minori, scoraggiati e privi di fiducia, schiacciati da un fatalismo rassegnato che giustifica l’inazione. Quasi nove su dieci temono un futuro peggiore. Infine, gli Incerti inibiti (13,3%) sono paralizzati dal timore e dall’instabilità, condizionati dai rischi globali emersi dopo la pandemia. Tendono a evitare l’impegno e la pianificazione, sia economica sia personale.

Il quadro che emerge, sottolinea Schroders, mostra un’Italia bloccata ma non condannata: il 20% degli italiani già investe e crede nell’azione, mentre altri quattro su dieci sono “investitori in potenza” che potrebbero essere attivati da un cambio di prospettiva collettivo.

Ottimismo, impegno e benessere come leve di rinascita

I dati raccolti dal Censis raccontano una persistente cultura positiva dell’investimento. Oltre il 77% degli italiani crede che i migliori risultati si ottengano solo con l’impegno costante; l’82,8% considera lo studio e il lavoro la miglior garanzia per il futuro. Più della metà degli intervistati (55,8%) rifiuta l’idea che la fortuna sia decisiva per il successo, mentre il 68% ritiene che l’impegno conti più del talento.

Inoltre, l’80% è convinto che investire su sé stessi contribuisca allo sviluppo del Paese, e il 75% considera il lamento un alibi per non agire. Il benessere viene percepito in chiave personale e individuale: per il 65% degli italiani, investire serve prima di tutto a migliorare la propria personalità e realizzare desideri profondi, non solo obiettivi economici.

L’ottimismo emerge come un “abito mentale indispensabile” per investire: l’83,9% degli intervistati ritiene che una visione positiva del futuro stimoli all’azione, mentre l’84,3% pensa che il pessimismo comprometta i risultati. Per il 76,2%, l’ottimismo è una scelta consapevole, una forma di autodeterminazione orientata al domani.

La responsabilità sociale dell’investimento

Nel commentare i risultati, Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, sottolinea che una visione ottimistica del futuro può “innescare un circolo virtuoso di atteggiamenti e comportamenti” capaci di cambiare non solo la percezione individuale del benessere, ma anche la narrazione collettiva del Paese. Il terreno, spiega, è fertile: oltre otto italiani su dieci credono che l’ottimismo sia una forza trainante per cercare soluzioni e migliorare i risultati.

Per Fabrizio Bianchi, Head of Italy di Schroders, la ricerca conferma il forte pragmatismo finanziario degli italiani: investire non è un fine, ma un mezzo per raggiungere la felicità e il benessere personale. “La responsabilità di chi gestisce e consiglia investimenti – osserva – è grande, soprattutto oggi”.

Bianchi evidenzia inoltre una differenza generazionale: i valori che favoriscono la propensione a investire, ottimismo, costanza, fiducia nell’impegno, sono più diffusi tra gli adulti e gli anziani che tra i giovani sotto i 34 anni. Da qui la necessità di favorire un passaggio generazionale della cultura dell’investimento, che diventa non solo economico ma sociale e culturale.