Crescita oltre le attese e lavoro debole
L’economia americana ha sorpreso gli analisti con dati di crescita superiori alle attese. Il Pil del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al 3,8%, mentre il tracker GDPNow della Fed di Atlanta stima un’espansione sopra il 3% anche per il terzo trimestre. A trainare questa performance, spiega R.J. Gallo, Head of Municipal Bond Investment Group di Federated Hermes, è stata la robusta spesa dei consumatori, sostenuta dagli effetti positivi derivanti dalla ricchezza accumulata grazie ai massimi record di Wall Street e all’aumento del valore delle abitazioni tra le famiglie con redditi più elevati. Tuttavia, il mercato del lavoro presenta una dinamica contraddittoria: la creazione di nuovi posti resta debole, sebbene non si registrino segnali di pesanti perdite occupazionali.
In parallelo, i dati sull’inflazione hanno mostrato un lieve rialzo, in parte legato agli effetti dei dazi che continuano a incidere sui prezzi al consumo. Federated Hermes sottolinea come questa combinazione di crescita più solida, occupazione stagnante e inflazione sopra il target del 2% della Fed tracci un quadro di forte incertezza per gli investitori obbligazionari.
Politica monetaria e reazioni dei mercati
Il taglio dei tassi di 25 punti base deciso dalla Fed a settembre ha segnato la ripresa del percorso di allentamento iniziato un anno fa e interrotto dalle pressioni inflazionistiche legate ai dazi. Prima della riunione del FOMC, i rendimenti dei Treasury erano scesi, ma successivamente hanno ricominciato a salire, riflettendo un approccio prudente da parte dei membri del Comitato, divisi tra la necessità di contrastare l’inflazione e quella di sostenere un mercato del lavoro indebolito.
Secondo Gallo, le attese di mercato guardano a nuovi tagli che potrebbero portare i fed funds al 3% nel 2026, ma la traiettoria della politica monetaria dipenderà dall’equilibrio tra occupazione e inflazione. A complicare il quadro c’è lo shutdown del governo federale, che priva investitori e policymaker di dati ufficiali cruciali su lavoro e prezzi, riducendo la visibilità sulla direzione dei mercati.
Shutdown e impatti sui Treasury
Storicamente, i blocchi dell’amministrazione americana hanno spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury, con effetti contenuti grazie alla successiva compensazione di stipendi e pagamenti sospesi. Tuttavia, questa volta lo scenario appare diverso: l’attuale shutdown, che ha già colpito oltre la metà dei dipendenti federali, porta con sé la minaccia di licenziamenti permanenti, una prospettiva che, se realizzata, potrebbe aggravare la fragilità del mercato del lavoro e innescare un calo più marcato dei rendimenti.
Gallo evidenzia che, in un contesto di bassa creazione di occupazione, il rischio di un indebolimento ulteriore dei consumi sarebbe reale, con implicazioni dirette per la traiettoria dei Treasury. Questo rende la fase attuale particolarmente delicata per chi investe nel mercato obbligazionario americano.
Scenari globali
Lo sguardo si allarga anche ai contesti internazionali. In Cina, la deflazione e la crescita moderata alimentano un’onda di disinflazione che si riversa su altri Paesi. Nei mercati emergenti la crescita resta sostenuta, nonostante l’impatto dei dazi statunitensi. In Europa, la Bce si avvicina alla conclusione della fase di allentamento, con un’economia che mostra segnali di rafforzamento. In Giappone, la BoJ continua con estrema prudenza il processo di normalizzazione monetaria, preoccupata per i rischi legati alle barriere commerciali americane.
L’insieme dei fattori descritti tende infatti a favorire rendimenti più bassi nel breve periodo, in un equilibrio fragile dove ogni sorpresa sui dati economici o sulle mosse politiche può spostare rapidamente le aspettative dei mercati.
