Rame: offerta in crisi dopo l’incidente a Gransberg?

Rame: offerta in crisi dopo l’incidente a Gransberg?

L’incidente mortale alla miniera Grasberg in Indonesia, gestita da Freeport-McMoRan, ha scosso il mercato del rame, facendo balzare i prezzi e sollevando timori su nuove carenze di approvvigionamento. Gli analisti restano divisi: da un lato l’impatto delle interruzioni produttive, dall’altro la crescita della domanda trainata dalla transizione energetica e dalle tecnologie digitali.

L’incidente che ha sconvolto Freeport e il mercato

Un’ondata di fango e detriti ha travolto la miniera di Grasberg, la seconda più grande al mondo, situata nelle remote alture della Papua Centrale. L’episodio, avvenuto l’8 settembre, ha provocato la morte di due minatori e la scomparsa di altri cinque, mentre sette lavoratori erano rimasti intrappolati sottoterra, secondo quanto comunicato da Freeport-McMoRan.

L’azienda americana, con sede a Phoenix, ha dichiarato che, per cause di forza maggiore, le forniture contrattualizzate saranno temporaneamente sospese. La compagnia ha avvertito che i ritardi produttivi potrebbero estendersi fino al 2026, con un ritorno ai livelli precedenti l’incidente non prima del 2027. Nelle stime riviste, la produzione indonesiana del 2026 potrebbe risultare inferiore del 35% rispetto alle previsioni iniziali.

La reazione dei mercati è stata immediata: il titolo Freeport ha perso quasi il 17% in una sola giornata, il peggior calo dal marzo 2020, mentre i concorrenti hanno guadagnato terreno. A Londra, le azioni di Rio Tinto sono salite del 2,9%, quelle di Anglo American del 2% e Glencore dell’1,8%.

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Prezzi del rame in corsa e mercato sotto pressione

Dopo un’impennata di quasi il 4% nella sessione precedente, i futures sul rame al London Metal Exchange sono saliti dell’1,1%, raggiungendo quota 10.432,50 dollari a tonnellata, con un picco intraday a 10.485 dollari.

Secondo ING, un’interruzione prolungata a Grasberg potrebbe alimentare ulteriormente il rally delle quotazioni, aggravando le difficoltà per i raffinatori già a corto di materia prima. Gli analisti di ANZ Research sottolineano come l’episodio confermi la crescente vulnerabilità del mercato a shock di offerta. Anche Goldman Sachs ha rivisto le proprie stime, prevedendo una perdita complessiva di 525.000 tonnellate di rame e correggendo le previsioni di offerta globale: -160.000 tonnellate per la seconda metà del 2025 e -200.000 tonnellate nel 2026. Ciò ha trasformato il bilancio mondiale dal piccolo surplus di 105.000 tonnellate a un deficit di 55.000 tonnellate nel 2025.

La domanda globale: veicoli elettrici, IA e Cina

Nonostante l’incidente, il contesto di lungo periodo resta favorevole al rame. La crescente domanda di energia elettrica, spinta da veicoli elettrici, pompe di calore e data center per l’intelligenza artificiale, sta rafforzando il ruolo del metallo rosso come materia prima cruciale della transizione energetica.

Il ruolo del rame nell’andamento dell’attività economica e l’importanza che ricopre per l’industria globale sono ben noti, così come il rapporto tra prezzo del rame e prezzo dell’oro, spesso utilizzato come indicatore di possibili fasi di recessione economica. Il confronto tra le performance dei due metalli mette in luce la forza del metallo giallo (+41% circa YTD) e, dall’altro lato, la fragilità del metallo rosso (+16% circa YTD), troppo spesso influenzato da variabili esogene (contesto geopolitico, rischi climatici e ambientali). Di seguito il grafico del rapporto tra prezzo del rame e prezzo dell’oro negli ultimi 5 anni.

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Negli ultimi cinque anni, tuttavia, i prezzi sono saliti da circa 3 a 4,70 dollari per libbra. La reazione dei produttori è stata immediata: l’offerta è cresciuta in media del 6% annuo, contro l’1% del quinquennio precedente. Questo squilibrio aveva portato gli analisti di Wall Street a ipotizzare cali di breve termine.

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A complicare il quadro si aggiunge la Cina, primo consumatore mondiale, con circa 12 milioni di tonnellate sulle 27 milioni prodotte globalmente. A luglio, i prezzi avevano perso oltre il 20% dopo l’imposizione di tariffe del 50% sui prodotti in rame da parte degli Stati Uniti e ulteriori dati macroeconomici deboli cinesi hanno pesato sulle quotazioni. In agosto, la produzione industriale cinese è cresciuta del 5,2% su base annua, meno del 5,6% atteso dagli economisti, confermando il legame tra crescita del Dragone e prezzi del rame, come ricordato da RBC Capital Markets.

Le previsioni degli analisti e le strategie di investimento

Secondo Citi, la perdita della sola Grasberg, che fornisce il 3% della produzione globale (circa 770.000 tonnellate), basterà a sostenere i prezzi nei prossimi mesi.

Goldman Sachs, da parte sua, pur stimando un deficit limitato, prevede prezzi attorno a 4,70 dollari per libbra nel breve termine e a 4,90 dollari nel lungo periodo. Alcuni analisti non escludono un ritorno a quota 5 dollari per libbra, con il rischio che il deficit, seppur contenuto, resti un fattore di sostegno.

Sul fronte azionario, Wall Street sembra puntare su Glencore, ritenuta la società più solida e diversificata: rating consensus a 4,71 su 5 con 18 Buy, 3 Hold e nessun Sell e un target price medio a 12 mesi a 373,36 sterline, che esprime un upside potenziale del 12% circa dai livelli attuali.

Meno brillanti i giudizi su Rio Tinto (rating consensus 4,23), Anglo American (3,55), BHP (3,24) e Southern Copper (2,71).

Per Freeport, invece, il rating è di 4,04, con 13 raccomandazioni Buy, 9 Hold e un solo Sell, e target price medio ambizioso a 45,97 dollari (rendimento potenziale 30,1%).

Prezzi del rame in corsa e mercato sotto pressione

Il disastro di Grasberg conferma la fragilità strutturale del mercato del rame, in cui anche una singola interruzione può ribaltare gli equilibri globali. Se da un lato la domanda resta robusta e crescente, dall’altro le forniture sono sempre più esposte a rischi climatici e geopolitici.

Gli investitori, tra paure di deficit e opportunità di lungo termine, osservano con attenzione i prossimi sviluppi. Il rame, già definito da molti il “nuovo petrolio”, si conferma così una delle materie prime più strategiche della transizione energetica e digitale.