Qualcuno salvi l'Argentina

Qualcuno salvi l'Argentina

Milei si trova di fronte alla sfida più grande, tra crisi valutaria, rendimenti alle stelle e scarse riserve in dollari. Riuscirà a consolidare la sua leadership nelle elezioni di ottobre o siamo già al capolinea della sua rivoluzione liberista?

Argentina in bilico: tra crisi valutaria, aiuti USA e prove elettorali per Milei

Il presidente argentino, Javier Milei, eletto a dicembre del 2023, con la promessa di una rivoluzione liberista, affronta la sua sfida più dura: una crisi valutaria che ha messo sotto pressione peso, obbligazioni e riserve in dollari. Con le elezioni di metà mandato alle porte (previste per il 26 ottobre), Washington ha aperto alla possibilità di un sostegno straordinario. Ma tra errori di politica economica, instabilità politica e proteste interne, il futuro del “miracolo Milei” resta incerto.

Dall’euforia al panico

Meno di sei mesi fa, il Tesoro americano lodava Milei per aver “salvato l’Argentina dal baratro”, dopo aver ottenuto oltre 40 miliardi di dollari da FMI e istituzioni multilaterali.

Sulla scia delle teorie libertarie e liberiste di Milton Friedman, Milei ha, da subito, raccolto risultati che sembravano incoraggianti, grazie a una politica di forte austerità: bilancio in pareggio e inflazione ridotta drasticamente, dal picco del 290% nell’aprile 2024 al 34% in agosto.

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La strategia di mantenere un peso artificialmente forte per contrastare l’inflazione ha prosciugato la crescita, gonfiato le importazioni e impedito di accumulare riserve.

Con l’inaspettata sconfitta, arrivata il 6 settembre, alle elezioni locali in provincia di Buenos Aires, il cuore elettorale del Paese, dove il partito Freedom Advances ha perso per 13 punti percentuali contro il partito Peronista, e uno scandalo di corruzione che ha coinvolto la sorella del presidente, i mercati hanno perso fiducia.

Il peso è crollato del 10% in due settimane e la Banca centrale ha bruciato 1,1 miliardi di dollari in tre giorni per sostenerlo, alimentando anche i timori degli investitori internazionali circa le scarse riserve valutarie, facendo schizzare i già elevati rendimenti del decennale in dollari, che ha toccato il 17,45% di rendimento.

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L’economia fatica a riprendersi, con il tasso di crescita del PIL (trimestre su trimestre) in costante calo nelle ultime 4 rilevazioni e un mercato del lavoro in forte crisi: il tasso di disoccupazione rimane al di sopra del 7% (7,6% nel secondo trimestre 2025 contro il 5,7% registrato all’insediamento di Milei) e i posti di lavoro sono diminuiti di circa 200 mila unità.

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Il “Whatever it takes” di Bessent

In un contesto delicato, lunedì, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire con “misure forti e incisive”. Tra le opzioni, l’uso dell’Exchange Stabilization Fund, che controlla oltre 200 miliardi di dollari in asset (di cui circa 22 miliardi di dollari in liquidità), per acquistare peso o titoli di Stato argentini. È lo stesso strumento usato per il salvataggio del Messico nel 1995 durante la “Crisi della Tequila”.

Bessent ha citato le parole di Mario Draghi nella crisi dell’euro “faremo tutto il necessario” per rassicurare i mercati. Il solo annuncio ha fatto risalire il peso del 4% e ridotto i rendimenti dei bond in dollari di oltre tre punti percentuali, riportandoli in area 13,89%. Milei ha ringraziato pubblicamente Donald Trump e Bessent per il “sostegno incondizionato”, definendo gli Stati Uniti “alleato sistemico fondamentale in America Latina”.

Riserve prosciugate e mosse d’emergenza

Secondo GMA Capital, le riserve nette della Banca centrale sono scese a soli 5 miliardi di dollari, livello insufficiente per garantire il servizio del debito. Per attirare valuta pregiata, Milei ha annunciato la sospensione temporanea delle tasse sulle esportazioni agricole, spingendo gli esportatori a liquidare le scorte di cereali e generare afflussi di dollari.

Anche la Banca Mondiale ha accelerato l’erogazione di 4 miliardi di dollari a sostegno delle riforme. Ma analisti come Marc Chandler (Bannockburn Capital Markets) avvertono: “Un peso più debole è parte della soluzione, ma significherà nuova inflazione. Ritardare l’aggiustamento può renderlo più doloroso.”

Elezioni di ottobre: il vero banco di prova

Il 26 ottobre Milei affronta le elezioni di metà mandato, considerate un referendum sulle sue riforme. Dopo la sconfitta a Buenos Aires, il rischio è che il Congresso si compatti contro di lui, approvando spese aggiuntive e bloccando i tagli.

Per i mercati, il voto sarà cruciale. Se Milei otterrà almeno un terzo della Camera bassa, potrà evitare che i suoi veti vengano ribaltati. In caso contrario, “tutte le scommesse sono aperte”, avvertono i gestori di fondi.

Durante l’Assemblea generale dell’ONU a New York, Trump ha espresso un appoggio esplicito al presidente argentino, dicendosi pronto ad “aiutarlo” e offrendogli il proprio endorsement elettorale in vista del voto del 26 ottobre. Per Milei, che gode di grande popolarità nei circoli trumpiani per la sua lotta alle burocrazie e alle “guerre culturali”, il sostegno di Washington rappresenta una boccata d’ossigeno in un momento di contestazioni interne per gli effetti duri dell’austerità: tagli alla spesa pubblica, chiusura di ministeri, pensioni erose e tariffe energetiche più alte.

Tempo guadagnato, non soluzione

L’intervento verbale degli Stati Uniti e l’appoggio politico di Trump hanno concesso a Milei alcune settimane di tregua. Ma come sottolinea l’ex capo dell’FMI, Alejandro Werner, “nuovi finanziamenti internazionali non basteranno a stabilizzare l’Argentina senza una coalizione politica in grado di sostenere il programma economico”. 


La crisi argentina resta sospesa tra l’urgenza di un riequilibrio strutturale e l’azzardo di una scommessa politica: per Milei, ottobre potrebbe segnare o il consolidamento del suo progetto o l’inizio della fine della sua rivoluzione liberista.

L’indice argentino Merval, intanto, segna un +85% da inizio anno in valuta locale, ma un -50% in dollari, a conferma della fragilità del peso e dell’economia del paese.

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