Un’industria che volta l’angolo
La Private Markets Diagnostic Survey 2025 di Goldman Sachs Asset Management rileva su oltre 250 GP e LP un clima costruttivo: gli investitori vedono un contesto più favorevole per generare liquidità attraverso diverse modalità di exit, mentre tra i Limited Partner cresce la quota di chi è sottoesposto agli alternativi rispetto a chi è sovraesposto, con l’intenzione di allargare i programmi a nuove strategie e strutture. In un ambiente di raccolta più competitivo, alimentato dalla proliferazione di nuovi gestori e dai nuovi lanci dei GP già attivi, gli LP risultano più selettivi che mai: come ha spiegato Matt Gibson, Global Head of the Client Solutions Group di Goldman Sachs Asset Management, “la creazione di valore diventerà il principale fattore di successo”, con crescente ricorso a co-investimenti e soluzioni personalizzate accanto al rinnovo delle relazioni con i gestori esistenti.
Dove corre il sentiment: real asset, private equity, immobiliare e credito
Il sentiment resta resiliente e migliora soprattutto sulle strategies legate ai real asset. Gli investitori si attendono performance stabili o migliori nell’anno a venire per infrastrutture, private equity, real estate e private credit; su questo fronte Tavis Cannell, Global Head of Infrastructure di Goldman Sachs Alternatives, sottolinea che le infrastrutture beneficiano di venti di coda strutturali: dai fabbisogni di rinnovo degli asset alla nuova capacità energetica e reti di trasmissione, fino a AI e digitalizzazione, riconfigurazione dei flussi commerciali, waste & water systems. Questa asset class, con oltre 20 anni di resilienza e protezione dall’inflazione, offre oggi accesso a una nuova ondata di crescita, in particolare nel mid-market dove gestione attiva e value creation possono generare risultati significativi. Nel real estate, dopo tre anni di disruption, Jim Garman (Global Head of Real Estate di Goldman Sachs Asset Management) vede opportunità che emergono con stabilizzazione di valutazioni e volumi: l’asset class appare attraente per il potenziale di reddito e la bassa correlazione, fermo restando che selezione settoriale e degli asset resta cruciale.
Valutazioni alte, ma finestre di exit in riapertura
Le valutazioni restano la sfida n.1 per i nuovi investimenti secondo il 63% dei GP e continuano a pesare anche sulle exit (tema citato dal 60% subito dopo l’incertezza macro). Eppure cresce l’ottimismo: i gestori prevedono più dismissioni strategiche e più sponsor sale nell’anno, e il 63% ritiene di poter ricorrere almeno in parte alle IPO, quota in forte aumento rispetto allo scorso anno. Come nota Michael Bruun, Global Co-Head of Private Equity di Goldman Sachs Asset Management, “mercati dei capitali solidi e costi di finanziamento più bassi stanno rendendo il dealmaking più favorevole”; negli ultimi cicli si è rafforzata l’importanza di value creation e resilienza operativa, con aziende di qualità in grado di attrarre sia acquirenti strategici sia investitori pubblici. In questo quadro, osserva Jeff Fine (Global Co-Head of Alternative Capital Formation di Goldman Sachs Asset Management), rendimenti e margini saranno guidati da crescita dei ricavi, efficienza e innovazione data-driven/AI; sarà decisivo comprendere macro e geopolitica per cogliere opportunità e mitigare rischi, con un vantaggio per i GP capaci di adattare la competenza alle esigenze specifiche delle partecipate.
LP sotto target, più secondari e co-investimenti
Sul fronte delle allocation, molti LP risultano sottoesposti: in infrastrutture la sottoesposizione prevale nettamente sulla sovraesposizione, e dinamiche simili emergono in private credit, private equity e, in misura più bilanciata, nel real estate. Le aree più carenti sono co-investimenti e secondari, dove i gap restano ampi. James Reynolds, Global Co-Head of Private Credit di Goldman Sachs Asset Management, evidenzia che il private credit continuerà a essere fonte rilevante di finanziamento con l’accelerazione del dealmaking, con crescente interesse per il credit investment grade, in particolare nel lending asset-backed: origination pipelines forti, esperienza sui cicli e piattaforme di scala saranno elementi distintivi. Intanto, gli LP aumentano l’uso dei mercati secondari: cresce la partecipazione come investitori in fondi, acquirenti diretti e venditori diretti, segnale di una gestione più attiva della liquidità e del ribilanciamento. Harold Hope, Global Head of Vintage Strategies di Goldman Sachs Asset Management, ricorda che i secondari offrono durate più brevi, diversificazione e spesso prezzi scontati, attenuando la classica curva a “J” del private equity; insieme ai continuation vehicle — che più GP prevedono di utilizzare — rappresentano una valvola di liquidità essenziale in una fase in cui il ritmo delle exit resta sotto le medie storiche.
Ritmi di investimento e strutture evergreen
Nonostante la scarsità di distribuzioni sia indicata come principale freno (citata dal 31%), nel 2025 l’83% degli LP prevede di impiegare la stessa o più quota di capitale rispetto al 2024; cresce la percentuale di chi intende aumentare gli investimenti, scende quella di chi intende ridurli, e circa quattro su dieci manterranno il passo, scelta che rivela cautela relativa in un contesto in cui la forza dei mercati pubblici ha ampliato i valori di portafoglio. Gli allocatori rafforzano i legami con i GP — relazioni più integrate — ma cercano anche nuovi partner per alpha, specializzazione e diversificazione, con oltre metà degli impegni destinati a nuovi gestori. In parallelo si afferma l’interesse per le strutture evergreen: oltre il 30% degli investitori istituzionali ha già investito o sta valutando tali veicoli per private equity e infrastrutture, oltre la metà per il private credit e più del 40% per il real estate; oltre l’80% dei grandi GP offre o sta considerando soluzioni evergreen, contro circa uno su quattro tra i gestori con AUM sotto i 10 miliardi. A fare da filo conduttore è anche l’intelligenza artificiale: il 41% degli operatori la considera il principale driver di evoluzione dell’industria.
Mappa dei rischi 2025: geopolitica al vertice, tassi meno temuti
Per il secondo anno consecutivo, i conflitti geopolitici sono il rischio n.1 percepito dagli investitori; l’attenzione resta puntata su geopolitica e incertezza politica, con instabilità politica e dazi doganali che entrano tra i timori più citati. Le percezioni variano per area: nelle Americas, specie tra i GP, cresce la preoccupazione per valutazioni gonfiate, considerate il rischio principale. In parallelo, meno di un terzo indica il rischio di recessione, in netto calo rispetto al 2023 e al 2024; si attenuano anche i timori legati ai tassi d’interesse, soprattutto tra i GP, alla luce di tagli o prospettive di tagli in numerosi mercati, e diminuisce la preoccupazione per costo e disponibilità dei finanziamenti. In sintesi, lo scenario delineato da Goldman Sachs Asset Management unisce cautela operativa e fiducia tattica: gli investitori vedono margini di uscita in ampliamento, strutture flessibili in crescita e allocazioni pronte a tornare su un sentiero espansivo, con i real asset in prima linea e AI come asse trasversale della creazione di valore.
