Prezzo del cacao ai minimi da 20 mesi tra calo della domanda e prospettive di raccolti migliori

Prezzo del cacao ai minimi da 20 mesi tra calo della domanda e prospettive di raccolti migliori

Dopo due anni di rally senza precedenti, che aveva spinto i prezzi del cacao a livelli record, il mercato segna una brusca inversione di rotta. Il tonfo delle quotazioni riflette la combinazione di domanda in calo, clima più favorevole in Africa occidentale e la ritirata degli speculatori. Restano però incertezze strutturali legate a malattie, alberi invecchiati e cambiamenti climatici.

Crollo dei prezzi dopo il rally record

Le quotazioni del cacao hanno toccato un minimo di 20 mesi, archiviando la corsa iniziata nel 2022. A New York i contratti sono scesi a circa 6.150 dollari per tonnellata, ben lontani dal picco di oltre 12.000 dollari registrato lo scorso dicembre.

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A Londra, i prezzi sono crollati del 58% dal massimo dell’aprile 2024, attestandosi a 4.262 dollari.

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Secondo gli analisti, la flessione è dovuta a una contrazione della domanda globale, frenata dal caro-prezzi, e all’aspettativa di raccolti migliori grazie al ritorno delle piogge e all’aumento dei prezzi garantiti ai coltivatori dell’Africa occidentale. Inoltre, gli speculatori, protagonisti della fase rialzista, hanno smobilitato le posizioni e ora puntano su un ribasso. Come ha osservato Oran van Dort, analista di Rabobank, le quotazioni avevano raggiunto livelli “assolutamente insostenibili” e da metà agosto sono entrate in una chiara fase discendente.

Dalla crisi di offerta al ritorno dei surplus

Il ribasso segna una svolta netta dopo lo shock di offerta del 2022 in Costa d’Avorio e Ghana, responsabili del 60% della produzione mondiale. Allora la combinazione di siccità, malattie e sottoinvestimenti aveva ridotto drasticamente i raccolti, facendo impennare i futures.

Oggi la situazione è cambiata: con il ritorno delle piogge, il rischio di un nuovo fallimento è diminuito e le stime per il raccolto 2025-2026, iniziato il 1° ottobre, indicano un surplus di offerta rispetto alla domanda globale. I governi africani hanno anche aumentato sensibilmente i prezzi minimi garantiti: Abidjan li ha alzati di oltre il 25% a circa 5.000 dollari per tonnellata, mentre Accra li ha portati a 58.000 cedi, pari a circa 4.600 dollari. Un incentivo che dovrebbe spingere i produttori a reinvestire, potare gli alberi, comprare fertilizzanti e ridurre le vendite al mercato nero.

Domanda debole e consumi penalizzati

Nonostante il raccolto appena concluso sia stato modesto, il mercato si trova in surplus soprattutto perché la domanda ha subito un duro contraccolpo. “Non stiamo producendo più cacao rispetto agli anni dei deficit, è la domanda a essere calata”, ha spiegato Jonathan Parkman di Marex.

Negli ultimi due anni il consumo globale non si è ripreso dallo shock dei prezzi: le grinding, indicatore chiave dell’utilizzo del cacao, sono scese di circa 500.000 tonnellate rispetto ai livelli del 2022, con i cali maggiori registrati in Asia, Europa e Africa occidentale.

Nonostante il tonfo delle quotazioni, i prezzi al dettaglio restano elevati: nei Paesi Bassi una tavoletta da 100 grammi costava a settembre oltre il 35% in più rispetto all’anno precedente. Secondo Parkman, i consumatori potranno aspettarsi una stabilizzazione, ma non un calo dei prezzi finali prima di sei mesi.

Sfide strutturali e rischi futuri

La caduta dei prezzi non riporta il mercato agli anni pre-2023, quando il cacao newyorkese oscillava tra 2.000 e 3.000 dollari. Le prospettive restano complesse: alberi vecchi, malattie e cambiamenti climatici continuano a rappresentare vincoli strutturali all’offerta.

Secondo una ricerca presentata al European Cocoa Forum di Malta, entro il 2050 la Costa d’Avorio rischia di perdere il 35% della produzione attuale: il 25% a causa del cambiamento climatico e il 10% per effetto del cacao swollen shoot virus.

“La vera domanda – conclude van Dort di Rabobank – è se le perdite produttive in Africa potranno essere compensate da altri Paesi”.