Petrolio in rialzo con le sanzioni Usa: India e Cina rallentano, Trump spinge il Brent verso 66 dollari

Petrolio in rialzo con le sanzioni Usa: India e Cina rallentano, Trump spinge il Brent verso 66 dollari

Il nuovo pacchetto di sanzioni di Washington contro Rosneft e Lukoil scuote il mercato dell’energia. Il Brent balza oltre i 65 dollari al barile, sostenuto dal taglio delle forniture russe e dalla frenata di Pechino e Nuova Delhi. Trump sceglie la linea dura per indebolire Mosca, mentre gli analisti mettono in guardia sui rischi di uno squilibrio globale.

Washington cambia rotta: l’offensiva contro il petrolio russo

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni dirette contro i giganti petroliferi russi Rosneft e Lukoil, rompendo la prudenza che aveva caratterizzato la diplomazia energetica americana sotto le precedenti amministrazioni. L’obiettivo dichiarato è colpire le entrate di Mosca e forzare un negoziato sulla guerra in Ucraina, ma la decisione di Donald Trump segna un cambio di passo strategico rispetto alla cautela mantenuta da Joe Biden.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la mossa è stata resa possibile da un eccesso di offerta sul mercato globale del greggio, che ha ridotto i rischi di un balzo dei prezzi. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede infatti un surplus di produzione di 3,2 milioni di barili al giorno tra fine 2025 e metà 2026 — ben oltre i 2 milioni stimati in precedenza.

Con il prezzo del Brent sceso ai minimi di cinque mesi poco sopra i 60 dollari, Trump ha colto l’occasione per spingere sulle sanzioni, scegliendo la via economica anziché quella militare. Come ha dichiarato l’esperto del settore Scott Sheffield, “Trump aveva due opzioni: inviare missili Tomahawk o colpire Mosca con le sanzioni. Ha scelto la via meno rischiosa”.

Mercati in fermento: il Brent vola oltre 66 dollari

La reazione è stata immediata. Nel giro di 24 ore, il Brent ha guadagnato oltre il 5%, superando quota 65 dollari al barile, mentre il WTI americano è risalito a 61,5 dollari. Gli operatori scommettono su ulteriori misure restrittive che potrebbero ridurre ancora l’offerta di greggio, in un contesto già fragile per i flussi commerciali tra Stati Uniti, India e Cina.

Attualmente il contratto Future “Generic First” (ovvero la scadenza più prossima) quota 66,14 dollari per il Brent e 61,97 dollari per il WTI.

image loading

Le due potenze asiatiche, principali acquirenti del petrolio russo, hanno rallentato gli acquisti per timore di sanzioni secondarie. Washington, infatti, sta valutando di estendere le restrizioni anche alle banche cinesi e indiane che finanziano il commercio del greggio di Mosca. Secondo l’esperto legale Jeremy Paner, ex funzionario dell’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri, si tratta di un passo “necessario per poter minacciare gli istituti che muovono i flussi finanziari russi”.

La conseguenza è stata un’ondata di volatilità che ha travolto le piazze finanziarie. Wall Street ha chiuso in rialzo, spinta dai titoli dell’energia e della tecnologia, mentre le Borse europee hanno mostrato una crescita moderata, con Parigi e Francoforte in territorio positivo e Milano leggermente più debole (+0,2%).

I rialzi delle ultime sedute hanno messo l’oro nero in corsa per il maggior rialzo settimanale da giugno 2025.

image loading

India e Cina frenano, Riad sostiene Washington

La frenata di India e Cina ha contribuito a spingere i prezzi verso l’alto, ma al tempo stesso ha rafforzato l’influenza degli Stati Uniti sul mercato energetico. Il ministero del Tesoro americano ha sottolineato che i bassi prezzi della benzina interna — scesi a meno di 3 dollari al gallone, il minimo da quattro anni — offrono a Trump “spazio di manovra” per agire senza pesare sui consumatori americani.

Dietro le quinte, la manovra è stata resa possibile anche da un nuovo asse con l’Arabia Saudita. Dopo le pressioni di Washington, il cartello Opec+ ha deciso di aumentare la produzione da aprile, provocando un calo dei prezzi che ha reso più facile il giro di vite contro Mosca. “Questa è una mossa coordinata con gli alleati europei”, spiega Kevin Book di ClearView Energy Partners, ricordando che Regno Unito e Unione Europea avevano già sanzionato Rosneft e Lukoil.

Secondo Sheffield, il rapporto privilegiato di Trump con Mohammed bin Salman e con i leader di Emirati e Kuwait ha creato “le condizioni ideali per spingere fuori mercato la Russia e permettere ai Paesi del Golfo di riconquistare quote di mercato”.

L’ombra dei rischi e la corsa alle scorte

Nonostante l’euforia iniziale, alcuni analisti mettono in guardia dagli effetti collaterali di una stretta troppo aggressiva. Amos Hochstein, ex consigliere energetico della Casa Bianca sotto Biden, ha ricordato che se i prezzi del petrolio dovessero salire troppo, Mosca potrebbe recuperare con i ricavi ciò che perde con le sanzioni, e sarebbero i consumatori americani ed europei ad essere penalizzati da un contesto di prezzi troppo elevati,

Per ora, però, il mercato resta dominato dall’ottimismo. Le scorte globali sono ai massimi, l’offerta abbondante e gli investitori scommettono su un equilibrio che permetterà a Washington di mantenere alta la pressione senza far deragliare l’economia mondiale.

Il Brent sembra destinato a oscillare su livelli sostenuti finché India e Cina non torneranno a comprare. Intanto l’oro risale e le valute emergenti restano deboli, segno che la geopolitica torna a dettare il ritmo dei mercati.