L’era del predominio fiscale e l’addio all’attivismo monetario
Secondo Yves Ceelen, CIO Global Balanced di DPAM, stiamo vivendo un cambiamento epocale in cui i governi assumono un ruolo sempre più incisivo nel plasmare i mercati. I tempi dell’attivismo aggressivo delle banche centrali dei primi anni 2000, quando istituti come Fed e BCE stabilizzavano l’economia con alleggerimento quantitativo, forward guidance e rapidi tagli dei tassi, sembrano ormai lontani. Quelle azioni, prevalentemente tecnocratiche e indipendenti, hanno lasciato spazio a un’espansione fiscale che domina lo scenario post-COVID.
Dal 2020 in avanti, i governi hanno preso le redini con spesa diretta, sussidi e prestiti su larga scala, mentre le banche centrali si ritrovano sempre più vincolate dai livelli di indebitamento accumulati. Oggi, la Federal Reserve si muove con cautela, consapevole che ulteriori tagli dei tassi potrebbero alimentare l’inflazione. Questa trasformazione ha riscritto le regole del gioco per il mercato obbligazionario: le banche centrali, spiega DPAM, rischiano di essere coinvolte nel sostegno delle condizioni di indebitamento sovrano, un fattore che rende cruciale monitorare bilanci fiscali, cicli politici e l’offerta di bond, oltre ai dati sui prezzi al consumo.
Dollaro, debito e segnali di tensione fiscale
Nel suo outlook multi-asset, Ceelen di DPAM mette in guardia sui rischi legati al debito pubblico statunitense, che ha superato i 36.000 miliardi di dollari – circa il 120% del PIL. I ripetuti declassamenti del rating creditizio alimentano i timori di una Washington incapace di tenere sotto controllo deficit persistenti. L’aumento dei rendimenti dei Treasury viene ormai interpretato come segnale di tensione fiscale, mentre l’inflazione, ferma intorno al 3%, limita la capacità della Fed di tagliare i tassi o riavviare massicci acquisti di attività in caso di shock di mercato.
Un paradosso ben chiaro a DPAM è che, nonostante il dollaro resti percepito come bene rifugio, un eventuale ritorno dell’inflazione potrebbe trasformare rendimenti nominali elevati in rendimenti reali negativi, minando la convenienza di una “fuga verso la qualità”. A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge un contesto geopolitico teso, che alimenta la volatilità sui mercati.
Geopolitica e volatilità, minacce e spunti tattici
Secondo Yves Ceelen, l’instabilità geopolitica, le tensioni commerciali e l’incertezza normativa sono in cima alle preoccupazioni dei CEO globali, come conferma un recente sondaggio citato da DPAM. Negli ultimi mesi queste questioni hanno innescato episodi di volatilità ben visibili nei movimenti trasversali di azioni, obbligazioni e valute. Tuttavia, Ceelen sottolinea come l’alta volatilità non sia per forza negativa: in un portafoglio multi-asset, monitorare la relazione tra mercati azionari e del credito può offrire indicazioni preziose per cogliere opportunità tattiche.
Quando uno dei due mercati si muove in modo deciso e l’altro resta stabile, possono aprirsi spazi di investimento di breve termine. Se invece entrambi si muovono nella stessa direzione durante fasi di forte stress, è preferibile adottare un approccio più prudente. DPAM evidenzia come queste letture siano oggi fondamentali per navigare uno scenario di instabilità crescente.
Europa in evidenza, Usa sotto osservazione
Nel comparto azionario, DPAM privilegia i titoli europei, sostenuti da valutazioni interessanti, stimoli fiscali legati a programmi green e digitali e una moneta che non appare più strutturalmente debole. Secondo Ceelen, questa esposizione offre un modo pragmatico di restare agganciati alla crescita globale, evitando il rischio di concentrazione sul mercato statunitense. Anche le società immobiliari quotate mostrano segni di ripresa grazie a bilanci in miglioramento e una leva finanziaria in progressivo calo, beneficiando di tassi di riferimento che si stanno stabilizzando.
Al contrario, DPAM mantiene un approccio più cauto verso l’azionario USA, in attesa di revisioni sugli utili in linea con le aspettative. Lo stesso vale per il reddito fisso statunitense, che non offre attualmente margini interessanti. La preferenza va a un’esposizione selettiva, puntando su corporate high yield di alta qualità, che compensano meglio la volatilità di fine ciclo rispetto alla maggior parte delle curve sovrane. Fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sulla sostenibilità del debito pubblico, DPAM evita le obbligazioni governative a più lunga scadenza.
Asset reali come scudo anticiclico
A completare il posizionamento multi-asset, Yves Ceelen conferma che DPAM continua a privilegiare componenti di portafoglio indipendenti dagli obiettivi mutevoli dei policy maker. Dal 2018, asset reali come oro e, occasionalmente, argento hanno offerto un valido scudo, approfittando dell’incertezza sui tassi reali e dei picchi di rischio geopolitico. In un contesto dominato dal predominio fiscale e da crescenti timori di mercato, mantenere un’allocazione misurata su questi strumenti rimane una scelta strategica per difendere la tenuta dei portafogli.
