Oro corre su nuovi record assoluti, bene rifugio per eccellenza in un mondo instabile

Oro corre su nuovi record assoluti, bene rifugio per eccellenza in un mondo instabile

Il metallo giallo vola ai massimi storici, superando oggi 4.179 dollari l’oncia con un guadagno di oltre il 50% da inizio anno. Spinto da tensioni geopolitiche, politiche monetarie espansive e dollaro debole, l’oro torna protagonista nei portafogli di banche centrali e investitori come copertura contro inflazione e instabilità, non come strumento di rendimento.

Il rally dell’oro e le nuove spinte globali

L’oro ha infranto l’8 ottobre per la prima volta la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, registrando un rally di oltre il 50% dall’inizio del 2025 e oggi il metallo prezioso ha toccato un nuovo massimo storico a 4.179 dollari. A sostenere questa corsa, spiega Giacomo Calef, country head Italy di NS Partners, è stato un insieme di fattori convergenti: l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente — oggi in una fragile tregua tra Israele e Hamas — e l’orientamento più espansivo delle banche centrali. A questi elementi si aggiunge la debolezza del dollaro, che ha reso ancora più attraente il metallo prezioso agli occhi degli investitori internazionali.

In un contesto di incertezza crescente, l’oro si conferma come il principale bene rifugio capace di preservare valore, mentre i mercati azionari e obbligazionari restano esposti alla volatilità e al rischio di nuove turbolenze economiche.

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La corsa delle banche centrali e degli ETF

Dietro il boom dell’oro non ci sono solo gli investitori individuali, ma soprattutto le banche centrali e i fondi istituzionali. Secondo Calef, Cina e India continuano ad accumulare oro per ridurre la dipendenza dal dollaro e dai Treasury statunitensi, rafforzando l’autonomia finanziaria interna. Parallelamente, gli ETF auriferi hanno registrato nel 2025 una raccolta record di oltre 64 miliardi di dollari, segno di un forte interesse anche da parte dei risparmiatori retail.

Le condizioni macroeconomiche ne rafforzano la domanda: tassi d’interesse in calo, debito USA in aumento e un dollaro strutturalmente più debole riducono l’appeal dei bond tradizionali. La Federal Reserve, che ha già tagliato i tassi di 25 punti base e prevede ulteriori interventi entro l’anno, sta creando un terreno fertile per un metallo che, pur non offrendo rendimento, guadagna valore in periodi di instabilità.

L’oro come riserva di valore e strumento di sovranità

La vera forza dell’oro, sottolinea NS Partners, risiede nella sua natura neutrale: a differenza delle valute o dei titoli di Stato, non dipende da un emittente sovrano né da un sistema di pagamento controllabile. Questo lo rende un asset privo di controparte, immune a congelamenti o svalutazioni imposti da governi o sanzioni internazionali.

Per questo motivo, molte banche centrali dei Paesi emergenti stanno aumentando la quota di oro nelle riserve ufficiali, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione al dollaro e ai rischi legati ai Treasury americani. In un mondo frammentato e polarizzato, il metallo giallo diventa così uno strumento di autonomia e protezione finanziaria, oltre che una difesa naturale contro l’inflazione.

Un’assicurazione, non una fonte di rendimento

Nel contesto attuale, l’oro rappresenta più una polizza assicurativa che un investimento redditizio. Le condizioni economiche, come la Fed accomodante, debito pubblico elevato e dollaro debole, ne sostengono il ruolo difensivo, ma la sua funzione resta quella di copertura, non di generazione di profitti.

Come osserva Calef, l’esposizione in portafoglio dovrebbe essere contenuta e coerente con l’obiettivo di protezione, non orientata alla ricerca di rendimento. In altre parole, l’oro non promette dividendi né cedole, ma garantisce stabilità e sicurezza in tempi di incertezza. E in un mercato dominato da volatilità e geopolitica, questa qualità torna a essere un valore raro.