OpenAI, numeri da capogiro: accordi per mille miliardi di dollari

OpenAI, numeri da capogiro: accordi per mille miliardi di dollari

Sam Altman si espande sempre di più, ma le spese intimoriscono gli investitori: settore in forte crescita o è in arrivo lo scoppio di una nuova bolla finanziaria? Guardiamo i numeri

Contratti astronomici

Oggi, per l’ennesima volta, ci siamo svegliati con gli annunci delle cifre stratosferiche che girano intorno a OpenAI. Questa volta la notizia arriva dal Financial Times e riporta il valore degli accordi firmati quest’anno: 1.000 miliardi di dollari. Verranno spesi per sviluppare i nuovi modelli di IA. Includono contratti con colossi del calibro di Nvidia, Oracle e CoreWeave, Microsoft, Softbank, e questi sono solo alcuni dei gruppi legati alla startup più grande del mondo. Gli analisti si sono divisi subito tra entusiasti e scettici. “OpenAI non è in grado di sostenere nessuno di questi impegni”, ha dichiarato Gil Luria, analista di DA Davidson. Per lui, la società potrebbe perdere circa 10 miliardi di dollari quest’anno. Nei prossimi anni, le perdite potrebbero essere persino maggiori, ma va detta una cosa: dopo gli accordi stretti, OpenAI ha legami con la maggior parte dei big del settore tech. A quasi tutti dunque interessa il suo andamento positivo.

OpenAI mette le mani in pasta ovunque

Secondo il Financial Times, le intese con Nvidia e AMD costerebbero rispettivamente 500 e 300 miliardi di dollari. Poi è il turno di Oracle e CoreWeave, rispettivamente 300 e 22 miliardi. E come dimenticare il progetto Stargate (promosso da Trump lo scorso gennaio con l'obiettivo di mantenere la leadership americana nel settore dell’IA), in cui Altman investirà altri 500 miliardi. “Se anche solo uno di questi accordi dovesse saltare, ci sarebbe un effetto domino preoccupante”, ha detto Brian Mulberry, uno dei gestori presso Zacks Investment Management Inc. (12 miliardi di masse). Ma molti di questi contratti sono circolari. Nvidia investirà gradualmente 100 miliardi in OpenAI, e questa potrà comprare a sua volta i chip di Nvidia. OpenAI riceverà dei warrant da AMD, cioè avrà il diritto di comprare fino al 10% delle sue azioni al prezzo simbolico di un centesimo per azione.

I timori e i paragoni con gli anni ‘90

Ultimamente, le aziende che collaborano con OpenAI crescono vertiginosamente: dopo gli annunci dei rispettivi accordi, un mese fa Oracle è salita del 36% e martedì AMD del 19% (in tre giorni +43%). C’è chi teme però che tutti questi rally siano figli dell’euforia generale. Si tratta di un settore con poche certezze e che si fonda sulla fiducia nello sviluppo dell’IA. In pratica, questa corsa sfrenata all’IA potrebbe creare una bolla destinata a scoppiare e a far crollare tutto il settore. “Mi ricorda ciò che accadde con le telecomunicazioni a metà degli anni Novanta.” ha aggiunto Mulberry. Si riferisce a 25 anni fa, quando si verificarono ingenti investimenti nelle dot-com, aspettandosi un boom di internet che arrivò molto più tardi del previsto. Un calo del mercato potrebbe avere conseguenze ancora più gravi oggi, perché i principali titoli tecnologici occupano circa il 35% sull’indice S&P 500, mentre nel 1999 rappresentavano meno del 15%.

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Le sicurezze di Sam Altman

Per supportare le spese, OpenAI ha iniziato ad accedere ai mercati del debito e ha ricevuto ricchi investimenti da parte di diverse venture capital. Lunedì Altman ha provato a calmare le acque: “diventare redditizi non è tra le mie dieci principali preoccupazioni”. Poi ha aggiunto: “Ma ovviamente un giorno dobbiamo essere molto redditizi, e siamo fiduciosi e pazienti nel credere che ci arriveremo... Al momento siamo in una fase di investimento e crescita, e se riusciremo a offrire tutto questo valore, ci arriveremo”. Insomma, lui continua a promuovere la crescita incondizionata del settore. La tranquillità di molti investitori è poi giustificata dalle dimensioni delle aziende che investono e supportano OpenAI. Avendo colossi come Nvidia e Microsoft che gli coprono le spalle e grandi prospettive di crescita, le perdite nel medio termine possono essere gestite. Le prospettive di crescita sono supportate da dati strabilianti, come la velocità di penetrazione di ChatGPT nel mercato: 2 mesi, un nulla al confronto di grandi nomi come TikTok e Instagram.

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