Le nuove mosse dei big tech
A Nvidia intenzionata a mettere a disposizione fino a 100 miliardi di dollari di finanziamenti per OpenAI nei prossimi anni, si affianca un nuovo accordo che coinvolge ancora OpenAI e, stavolta, AMD, il produttore statunitense di semiconduttori.
OpenAI, l’azienda californiana divenuta celebre per ChatGPT, ha già chiarito che sosterrà perdite miliardarie e investimenti di capitale molto elevati almeno fino a fine decennio: la prosecuzione dei round di finanziamento non sorprende, tanto più alla luce delle partecipazioni di SoftBank, Microsoft e di vari fondi equity, pubblici e privati.
Il mercato avverte un’interessante “circolarità”: il flusso di capitali che sostiene la domanda di infrastrutture AI può, a sua volta, alimentare valutazioni e nuovi finanziamenti, generando un ciclo auto-rinforzante che solleva interrogativi sulla sua sostenibilità. È la chiave di lettura posta da James Tierney, CIO Concentrated US Growth di AllianceBernstein, che invita a distinguere con rigore tra slancio finanziario e solidità industriale integrata nel modello di business.
L’effetto leva per Nvidia
Per Nvidia, spiega Tierney, il meccanismo appare chiaramente vantaggioso: ogni dollaro di equity convogliato in un attore come OpenAI può tradursi in multipli di spesa per GPU, accelerando la domanda sull’hardware che costituisce l’ossatura dell’AI. La robusta crescita dell’ecosistema e la solida posizione di cassa del leader delle GPU mitigano i dubbi sulla capacità di sostenere operazioni di questa scala, così come la valutazione potenziale dell’investimento rientra in un perimetro coerente con le prospettive del settore.
In altre parole, l’allineamento tra capitali, prodotti e pipeline di domanda rende questo schema attraente per il fornitore di infrastruttura centrale. È il punto sottolineato da Tierney, per cui l’architettura finanziaria che convoglia risorse verso gli utilizzatori di calcolo intensivo può retro-alimentare i ricavi del campione dei semiconduttori, con un moltiplicatore che, in fasi di espansione, tende a potenziarsi.
Il precedente Pets.com
Resta tuttavia una zona d’ombra che merita attenzione. Il richiamo di Tierney è un esempio estremo di circolarità: Pets.com alla fine degli anni ’90. Allora, le aziende investivano massicciamente in pubblicità per attirare attenzione (metrica chiave del successo di quel ciclo) e l’attenzione alimentava a sua volta valutazioni azionarie elevate e nuovi round di finanziamento, nonostante perdite operative significative.
Quando l’entusiasmo si è affievolito e gli investitori hanno riallineato i criteri alla qualità reale dei business, i finanziamenti si sono inariditi e la miniera d’oro dell’advertising si è prosciugata, accompagnando il collasso del mercato. Le somiglianze con OpenAI riguardano perdite rilevanti e la necessità di capitali prolungati prima della redditività; la differenza cruciale è che OpenAI è un business reale che fornisce miglioramenti tangibili di produttività a imprese e utenti. È qui che il parallelismo si ferma, ammonisce AllianceBernstein, ma senza dissolvere il rischio di ciclo.
Rischi sistemici
Se i finanziamenti dovessero venir meno, sottolinea Tierney, l’infrastruttura dell’AI potrebbe sperimentare una contrazione improvvisa, con molte aziende esposte al medesimo destino che colpì gli inserzionisti all’inizio dei 2000. L’“investimento” di Nvidia potrebbe attenuare o prevenire questo scenario, sostenendo la continuità della domanda e consolidando la filiera.
Tuttavia, per gli investitori resta cruciale valutare i fattori di rischio legati alla circolarità: quanto l’afflusso di capitale stia gonfiando la spesa che sostiene a sua volta valutazioni e nuovi round, e quanto questo equilibrio dipenda da condizioni finanziarie esterne. La tesi di AllianceBernstein è netta: opportunità e rischi coesistono, e la sostenibilità del ciclo dipenderà dalla traiettoria verso la redditività effettiva dei modelli e dei servizi che l’AI porta sul mercato.
