Fed più morbida, economia più fragile
I recenti segnali di debolezza del mercato del lavoro statunitense hanno prevalso sulla fermezza della Federal Reserve (Fed). Dopo il taglio di 25 punti base, la decisione della banca centrale guidata da Jerome Powell ha confermato ciò che i mercati già scontavano: l’inizio di un ciclo di politica monetaria accomodante destinato a proseguire nei prossimi mesi, con ulteriori tagli mirati a sostenere la crescita e la capacità delle imprese di generare utili.
Come sottolinea Eric Turjeman, Co-CIO of Mutual Funds di Ofi Invest AM, la domanda è: perché una Fed espansiva in un contesto di apparente forza economica e azioni ai massimi storici? Secondo un’analisi di Bank of America, il 58% degli investitori ritiene che le azioni globali siano sopravvalutate, in particolare a causa dell’equity americano, che tratta a premi superiori del 20% rispetto alla media storica.
Turjeman osserva che l’attuale rally dei mercati è trainato quasi esclusivamente dal comparto tecnologico, soprattutto da quei segmenti strettamente legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Proprio questa dinamica spiega la forza apparente delle società statunitensi, che mostrano tassi di crescita degli utili costantemente superiori rispetto agli altri Paesi sviluppati.
L’AI come motore del rally (ma a caro prezzo)
Il rovescio della medaglia, sottolinea Turjeman, è che i guadagni a 12 mesi, superiori di oltre 23 volte rispetto ai competitor internazionali, hanno reso costoso investire nel mercato Usa, dove le differenze tra settori si sono ampliate. Il tech continua a dominare, sostenuto anche da accordi strategici come quello tra Nvidia e OpenAI, con un impegno da 100 miliardi di dollari per la creazione di nuovi data center equipaggiati con i chip Nvidia.
Il mercato, per ora, sembra ignorare le disparità settoriali, concentrandosi sulla narrazione dell’innovazione infinita delle mega-cap tecnologiche. Tuttavia, rimane da capire se gli enormi piani d’investimento annunciati per il 2026 si tradurranno anche in rendimenti concreti.
Turjeman evidenzia che, escludendo i Magnifici 7, l’economia statunitense appare molto meno brillante. L’indice S&P 493, cioè l’S&P 500 senza i grandi titoli tecnologici, viene scambiato a oltre 20 volte gli utili, con una crescita stimata appena del 5%. Senza il contributo dell’AI, la solidità del sistema economico americano si ridimensiona notevolmente. È anche per questo che la Fed ha adottato un atteggiamento più “business-friendly”, nel tentativo di stimolare i profitti aziendali entro la fine dell’anno.
Europa tra fragilità e speranza
Il rallentamento non riguarda solo gli Stati Uniti. In Europa, i dati di agosto e settembre hanno mostrato un peggioramento dell’economia, in particolare in Germania, dove la fiducia manifatturiera è scesa a causa di accordi commerciali poco favorevoli con Washington. Diverse aziende hanno annunciato piani di ristrutturazione per adattarsi a un contesto di domanda più debole e margini sotto pressione.
Nonostante ciò, secondo Turjeman, i mercati restano attenti agli effetti del piano di stimolo fiscale tedesco, che potrebbe rilanciare la domanda interna e sostenere i profitti nel corso del 2026. Inoltre, il miglioramento delle condizioni finanziarie suggerisce che l’Eurozona possa tornare a crescere in modo più consistente, con un recupero atteso degli utili societari e un azionario europeo che non appare più sottovalutato rispetto al valore fondamentale.
Neutralità sull’Occidente, focus sul Giappone
Alla luce di questo quadro, Ofi Invest AM mantiene un approccio neutrale sull’azionario statunitense ed europeo, giudicandolo “correttamente prezzato” e con limitati margini di rialzo fino alla fine del 2025.
Diversa la prospettiva per il Giappone, dove la recente nomina di Sanae Takaichi a premier e le attese di nuovi incentivi fiscali alimentano ottimismo. Secondo Turjeman, il Paese del Sol Levante potrebbe diventare uno dei principali motori di crescita del 2026, sostenuto da un mix di politiche espansive, riforme industriali e interesse estero crescente.
L’analisi di Ofi Invest AM si chiude con una riflessione cauta: oltre l’AI e il rally del tech, i mercati restano vulnerabili. Se il sostegno monetario e fiscale dovesse venir meno, il “diluvio” potrebbe non tardare ad arrivare.
