Obbligazioni tra tempeste e rapide, le due domande chiave

Obbligazioni tra tempeste e rapide, le due domande chiave

I mercati obbligazionari si muovono tra divergenze locali, volatilità sui tassi e nuove prospettive di credito.

Tempeste all’orizzonte, le obbligazioni come rifugio?

L’anno è iniziato con aspettative di tassi ancora elevati e con una crescente frammentazione tra i mercati obbligazionari, riflesso delle diverse dinamiche locali di crescita e inflazione. Dopo lo shock inflazionistico del 2021-2022, i mercati hanno oscillato più volte tra l’idea di “tassi alti più a lungo” e i segnali di allentamento monetario che hanno innescato rally temporanei. Oggi, la domanda che pongono gli analisti di Wellington Management è semplice ma decisiva: sarà davvero diverso questa volta? E quale ruolo può svolgere un’allocazione obbligazionaria all’interno di un portafoglio diversificato?

Il ritorno dei bond vigilantes e i flussi di capitale

Nel primo semestre non sono mancati shock esterni. L’inasprimento dell’approccio statunitense ai dazi, culminato con il cosiddetto “Liberation Day” di aprile e seguito da una tregua temporanea, ha messo in crisi decenni di politica commerciale. In questo scenario, le obbligazioni a lunga scadenza hanno svolto un ruolo disciplinante, costringendo l’amministrazione americana a rivedere i propri piani.

Wellington sottolinea come ciò possa preludere al ritorno dei “bond vigilantes”, con i mercati pronti a imporre disciplina ai governi alle prese con bilanci in deterioramento. L’eventualità di deflussi di capitale dagli asset statunitensi verso il reddito fisso globale è concreta e potrebbe aumentare i premi al rischio e i rendimenti dei Treasury di lungo termine. Al tempo stesso, flussi in uscita dagli USA potrebbero favorire obbligazioni europee, giapponesi e cinesi, creando un contesto tecnico a vantaggio di chi guarda oltre il mercato americano.

Pressioni sulla curva dei rendimenti

Le prospettive per le scadenze lunghe restano cariche di volatilità. Le curve dei rendimenti nei mercati sviluppati si sono in parte normalizzate, ma l’inflazione persistente e l’elevata spesa pubblica potrebbero provocare nuovi irripidimenti. Negli Stati Uniti, i timori sulla sostenibilità del debito rischiano di far aumentare i premi a termine.

L’Area Euro mostra dinamiche simili: mentre la BCE prosegue il ciclo di tagli, la spesa militare tedesca e il deterioramento dei conti pubblici francesi potrebbero far salire i rendimenti nelle scadenze più lunghe. In Giappone, al contrario, la curva si è già irripidita fino a portare i titoli trentennali ai massimi da inizio secolo, pur con una politica monetaria ancora accomodante. Wellington prevede però un possibile appiattimento se la Bank of Japan dovesse alzare i tassi in risposta a un accordo commerciale con gli USA e a pressioni inflazionistiche interne.

Alla ricerca del bene rifugio ideale

Dopo l’annus horribilis del 2022, molti investitori diffidano ancora della capacità delle obbligazioni di offrire protezione. Tuttavia, le ultime turbolenze hanno mostrato che il reddito fisso sta riconquistando la funzione storica di bene rifugio, in grado di bilanciare i ribassi degli asset più rischiosi.

Secondo Wellington, ciò che cambia è dove si colloca questa ancora. Ad aprile i mercati hanno iniziato a mettere in discussione il ruolo esclusivo dei Treasury USA come asset di diversificazione. Il declassamento di Moody’s ha rafforzato l’idea che anche titoli governativi europei, australiani e giapponesi – insieme a determinate valute – possano offrire copertura efficace in portafoglio. La conclusione è chiara: le obbligazioni rimangono un pilastro di protezione, ma occorre un approccio attivo e selettivo, adattato a condizioni locali sempre più determinanti.

Navigare tra le rapide del credito

Se i mercati dei tassi sono un mare in tempesta, il credito nel primo semestre del 2025 ha ricordato una discesa di rafting. Ciò che appariva una tranquilla gita si è trasformato in una corsa turbolenta, senza però travolgere l’economia. Negli Stati Uniti, la disoccupazione resta ai minimi e i consumatori continuano a sostenere la crescita.

I fondamentali societari appaiono solidi: buoni flussi di cassa, bassi livelli di nuove emissioni e una ridotta attività di fusioni. Tuttavia, la Federal Reserve non ha ancora allentato la presa e la politica monetaria statunitense resta restrittiva, a differenza delle altre banche centrali che hanno avviato cicli di tagli. Gli spread sono più ampi rispetto a gennaio, ma non ancora tali da offrire occasioni generose. Per Wellington, la prudenza rimane d’obbligo sugli asset rischiosi, in attesa di punti di ingresso più favorevoli.

Oltre gli Stati Uniti

La solidità del mercato americano non basta a nascondere che altrove potrebbero esserci opportunità più interessanti. Wellington segnala tre aree di valore:

I titoli finanziari europei, solidamente capitalizzati, poco esposti alle tensioni commerciali statunitensi e pronti a beneficiare della spesa fiscale tedesca.

Le obbligazioni societarie dei mercati emergenti, in particolare nei settori utility e telecomunicazioni, caratterizzate da flussi di cassa stabili e bassa leva finanziaria.

Le obbligazioni convertibili, che uniscono protezione obbligazionaria a sensibilità azionaria, offrendo un potenziale di rialzo asimmetrico, con esposizione ai settori tecnologici e biotech spesso sottorappresentati nei portafogli tradizionali.

Dove serve cautela

Restano invece aree in cui la strategia deve essere improntata alla prudenza. Wellington invita alla cautela sulle obbligazioni investment grade a lunga scadenza, penalizzate da spread contenuti e dal rischio di aumento dei premi a termine per l’emissione di Treasury. Anche i titoli sovrani dei mercati emergenti offrono margini limitati, salvo alcuni emittenti selezionati con credito in miglioramento.

Infine, il comparto dei CMBS (commercial mortgage-backed securities) rimane fragile, soprattutto per uffici di bassa qualità e centri commerciali regionali. Tuttavia, gli analisti vedono opportunità mirate in asset premium come hotel e uffici di fascia alta a New York.