Dazi e fiducia una variabile cruciale per gli Usa
I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno generato un forte aumento della volatilità sul commercio mondiale e sulle riserve, ma l’impatto reale sulla domanda interna resta da misurare nei prossimi mesi. Geoffroy Lenoir ed Eric Turjeman, Co-CIO di Ofi Invest AM, sottolineano che è prevedibile un calo della fiducia di famiglie e imprese, con consumi in contrazione e una riduzione degli investimenti aziendali. Allo stesso tempo, indicatori come potere d’acquisto, occupazione e benessere si mantengono ancora solidi, il che rende improbabile uno scenario di collasso totale dell’economia Usa. Tuttavia, il rischio di uno sforamento della politica fiscale è concreto: agli effetti inflazionistici della strategia commerciale si aggiunge il probabile taglio delle tasse in arrivo, rendendo probabile un atteggiamento attendista da parte della Federal Reserve almeno fino a settembre.
Europa tra risparmio in aumento e incertezza
Sul fronte europeo, Ofi Invest AM osserva un marcato aumento della propensione al risparmio e un tasso di disoccupazione che tocca un minimo storico del 6,2%. Questo lascia spazio a una moderata crescita dei consumi, mentre gli investimenti aziendali restano frenati dal protezionismo statunitense e dall’incertezza geopolitica. Lenoir e Turjeman avvertono che se i dazi reciproci dovessero stabilizzarsi oltre il 10%, si farebbe concreto il rischio di stagnazione o recessione per economie fortemente esposte verso gli Stati Uniti, come Germania e Italia. Guardando oltre, l’evoluzione del paradigma fiscale tedesco nei primi mesi del 2026 potrebbe portare effetti positivi. Inoltre, con un’inflazione ormai orientata verso l’obiettivo del 2%, la Banca Centrale Europea avrà più margini per decidere nuovi tagli dei tassi, a seconda degli sviluppi dei negoziati commerciali tra Ue e Usa.
Obbligazioni tra volatilità e opportunità nascoste
Il comparto obbligazionario resta al centro delle riflessioni di Ofi Invest AM. Lenoir e Turjeman mettono in evidenza come le mosse di Trump sui dazi abbiano reso la vita difficile alle banche centrali, alimentando incertezza. La BCE ha già portato i tassi al 2% a giugno, uscendo così dal territorio restrittivo e aprendo la porta a futuri interventi, in base alle stime di crescita. Negli Usa, l’approvazione della legge di bilancio peggiora il rapporto deficit/Pil, il che rende plausibile un taglio dei tassi per sostenere l’economia, specialmente ora che la curva dei rendimenti trentennali ha raggiunto il 5%.
Ofi Invest AM nota che l’incertezza sui dazi rende difficile stimare l’effetto inflazionistico, riducendo l’appeal degli investimenti a lunga scadenza e spingendo gli investitori a ridurre l’esposizione al dollaro. Tuttavia, nel medio termine queste paure potrebbero svanire, riportando attenzione su opportunità come i Treasury decennali al 4,5%. In Europa, il quadro appare positivo: i Bund a 10 anni rendono il 2,5% e i mercati avevano scontato un impatto dei dazi maggiore di quello che si sta materializzando. Questo crea spazio per occasioni, soprattutto nel credito corporate, con investment grade e high yield ancora capaci di generare un carry interessante.
Azionario sostenuto da utili solidi e rischio gestibile
Sul fronte azionario, Lenoir e Turjeman ricordano come dopo lo shock degli annunci di Trump di aprile si sia assistito a una ripresa vigorosa, riportando il mercato vicino ai massimi storici. Secondo Ofi Invest AM, i tre parametri chiave restano utili aziendali, tassi di lungo termine e risk premium. I risultati del primo trimestre sono stati solidi e le guidance aziendali meno pessimistiche del previsto. Il rallentamento dell’economia globale ha impedito ai tassi di lungo termine di salire troppo, mentre la vera sorpresa è rappresentata da una remunerazione del rischio contenuta. Nonostante le tensioni in Europa e Medio Oriente, gli investitori sembrano convinti che gli effetti resteranno circoscritti, con un prezzo del petrolio stabile grazie al raffreddamento del fronte iraniano.
Per quanto riguarda la politica commerciale Usa, Ofi Invest AM evidenzia come la convinzione prevalente sia che, nonostante la retorica aggressiva, gli Stati Uniti non riusciranno a portare avanti una linea tanto estrema quanto quella annunciata. Impatti legali e pressioni interne frenano le spinte protezionistiche più dure. Per questo motivo, sebbene non si possa parlare di mercati sopravvalutati, Lenoir e Turjeman invitano alla prudenza: i margini di crescita appaiono limitati e la strategia suggerita è un posizionamento neutrale verso Usa ed Europa, differenziando con una maggiore apertura verso azioni cinesi.
