Obbligazioni: dazi USA, svolta Fed e rischio politico UE

Obbligazioni: dazi USA, svolta Fed e rischio politico UE

Ad agosto i mercati obbligazionari hanno navigato tra dazi statunitensi, una svolta più dovish della Fed, turbolenze politiche europee, nuovi acquisti esteri di Treasury e segnali che riaccendono l’attenzione sull’inflazione.

Dazi e architettura commerciale USA

Nonostante siano ritenuti incostituzionali, i dazi restano in vigore: con una decisione 7 a 4, la Corte d’Appello per il Circuito Federale ha confermato una precedente sentenza, respingendo l’ampio utilizzo del fentanil e dei dazi reciproci secondo l’IEEPA e stabilendo che i dazi costituiscono una tassa la cui imposizione spetta al Congresso. La pronuncia, analizza Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management, permette ai dazi di rimanere fino all’inizio di ottobre, mentre l’amministrazione Trump ha già presentato ricorso d’urgenza alla Corte Suprema (SCOTUS).

L’esito ha implicazioni enormi sull’architettura commerciale e fiscale degli Stati Uniti. L’amministrazione, nota Giordano, potrebbe ricorrere ad altri strumenti per mantenerli: Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 e Sezione 301 del Trade Act del 1974.

Jackson Hole e il cambio di passo della Fed

Il discorso di Jerome Powell al simposio di Jackson Hole ha segnato un notevole cambio di passo: aumenta la probabilità di una svolta con focus maggiore sulla debolezza del mercato del lavoro rispetto alle preoccupazioni sull’inflazione. “...con una politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e il mutevole equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un aggiustamento del nostro orientamento di policy.” — Jerome Powell, 2025 Simposio economico di Jackson Hole.

Questo orientamento più dovish arriva nonostante dati recenti di inflazione dei servizi persistente e riflette l’indebolimento del mercato del lavoro, con rallentamento della crescita dei salari più marcato del previsto. La Fed appare più disposta ad agire preventivamente: i mercati prevedono un primo taglio a settembre e almeno un altro entro fine anno. Il cambio di tono si inserisce in un contesto di allentamento fiscale, deregolamentazione e politica commerciale meno incerta, che rafforzano condizioni finanziarie già accomodanti. Wellington Management rileva che, pur con PMI che segnalano dubbi (in particolare sulle previsioni occupazionali), il mercato obbligazionario sembra concedere il beneficio del dubbio ai decisori.

Turbolenze politiche in Europa

Nell’ultima settimana di agosto, François Bayrou ha indetto un voto di fiducia sul suo governo di minoranza per l’8 settembre, dopo mesi di stallo in cui non è passato un piano di risparmio da 44 miliardi di euro (1,5% del PIL) per ridurre il deficit dal 5,4% al 4,6%. Giordano osserva che Bayrou potrebbe non superare il voto, ma ciò non implica elezioni anticipate: il presidente Macron potrebbe nominare un altro premier. In ogni caso, la sostenibilità delle finanze pubbliche resta centrale.

Gli OAT francesi hanno sottoperformato altri sovrani europei, in un contesto di rendimenti in crescita, poiché gli investitori valutano debito elevato, impegni di spesa consistenti (anche dalla Germania) e segnali non chiari sull’impegno al riequilibrio di bilancio. Wellington Management nota inoltre che le società europee, un tempo allineate alle curve francese e spagnola, offrono ora un premio più alto.

Treasury e domanda estera

Malgrado le recenti preoccupazioni della comunità finanziaria internazionale verso l’amministrazione statunitense, i dati TIC più recenti mostrano +192,3 miliardi di dollari nelle detenzioni estere di Treasury a lungo termine in giugno. In precedenza, si era osservato un aumento dei premi a termine negli USA e si era evidenziato il rischio di rotazione di alcuni operatori verso mercati sovrani domestici o altre aree obbligazionarie.

Giordano prevede che JGB, Bund e altri mercati sviluppati come Australia, Nuova Zelanda e Norvegia continueranno a rappresentare opzioni valide rispetto ai Treasury; tuttavia, la capacità di assorbire flussi significativi resta limitata rispetto a dimensione, profondità e liquidità del mercato USA, a meno di un coordinamento deliberato e prolungato tra emittenti sovrani per creare un’alternativa credibile.

Ciclo in riaccelerazione

Numerosi studi hanno analizzato l’impatto negativo dei dazi sulla crescita globale, dalla minor efficienza delle supply chain al calo della fiducia di consumatori e imprese. Nonostante la flessione temporanea nel secondo trimestre, gli indicatori prospettici della crescita globale mostrano segnali di ripresa: gli indici PMI dei servizi sono rimasti stabilmente sopra 50, con marcata risalita da aprile, e si attende un miglioramento anche nel manifatturiero.

Le esportazioni globali sono ancora in calo, ma la dinamica sembra compensata da domanda interna solida e stimoli fiscali previsti. Nel complesso, conclude Wellington Management, questa combinazione sostiene la prosecuzione del ciclo e riporta l’attenzione su una possibile accelerazione dell’inflazione.