Nvidia e Bitcoin oscurano la Fed

Nvidia e Bitcoin oscurano la Fed

Mentre i verbali della Federal Reserve confermano un quadro di incertezze e compromessi difficili in arrivo, i riflettori dei mercati sono stati rubati da Nvidia e Bitcoin.

L’incertezza resta alta, ma cambia segnale

C’è un’espressione che, come sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro, torna con insistenza nei verbali del FOMC di giugno: “L’incertezza è diminuita, ma rimane elevata.” Non è solo un dettaglio semantico: è un segnale di cambio di passo. Per mesi, la Federal Reserve ha ripetuto la formula dell’“elevated uncertainty”, a volte definita perfino “unusually elevated”. Ora qualcosa si è mosso: secondo Powell, le tensioni legate ai dazi hanno toccato il picco ad aprile, per poi attenuarsi.

Dietro questo tentativo di rassicurazione, però, i verbali raccontano una realtà più fragile di quanto l’ottimismo ufficiale voglia far credere. Le imprese devono ancora smaltire scorte accumulate prima dell’impennata tariffaria, mentre i beni intermedi richiedono filiere da ripensare. Il pass-through all’inflazione sarà graduale e potenzialmente disordinato, creando vulnerabilità diffuse nel tessuto economico.

Effetti indiretti e settori più esposti

Nei verbali di giugno, Debach evidenzia come tornino alla ribalta i timori per effetti collaterali. Non solo le aziende direttamente colpite dai dazi, ma anche quelle che forniscono prodotti complementari potrebbero sfruttare la situazione per alzare i prezzi. Powell lo aveva già riconosciuto mesi fa, citando casi concreti come l’aumento dei prezzi delle asciugatrici dopo i dazi sulle lavatrici: un esempio di pass-through indiretto che rischia di ripetersi.

Particolarmente vulnerabili sono le piccole imprese, che dispongono di margini operativi ridotti e strumenti limitati per difendersi da costi crescenti. Sul fronte agricolo, la combinazione di prezzi di esportazione in calo e costi di input più elevati rappresenta un ulteriore elemento di pressione.

Tagli ai tassi? Il mercato ricalibra le scommesse

Un altro punto critico, secondo eToro, riguarda la frattura interna al Comitato. Le proiezioni mediane (SEP) indicano un tasso al 3,9% entro fine 2025, lievemente sotto l’attuale intervallo del 4,25–4,50%, il che implica un taglio di 25 punti base. Ma la realtà è più sfaccettata: c’è chi spinge per un primo taglio già a luglio, chi lo immagina in autunno e chi non lo vede affatto necessario nel 2025.

Intanto, i dati macro hanno scombinato le carte. Fino a fine giugno, il mercato prezzava tre tagli entro dicembre, con buona parte delle scommesse concentrate su un target nel range 3,50-3,75%. Poi sono arrivati due numeri: i Non-Farm Payrolls di giugno, +147.000 posti di lavoro (oltre le attese), e un CPI stabile al 2,4%, ancora troppo alto per dare piena fiducia a un rapido calo dell’inflazione. Risultato? Le aspettative si sono ricompattate su due soli tagli da 25 punti base entro fine anno.

Nvidia e Bitcoin, i veri protagonisti della giornata

Ma, come nota Debach, l’attenzione ieri si è spostata altrove. Nvidia ha toccato, salvo poi ritracciare, i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, riscrivendo la storia dei mercati come prima azienda al mondo a centrare questo traguardo. Bitcoin, dal canto suo, ha aggiornato i massimi storici, superando per la prima volta i 112.000 dollari, sostenuto da flussi netti negli ETF spot per oltre 218 milioni di dollari in una sola giornata.

Due numeri impressionanti: Nvidia e Bitcoin, insieme, valgono quasi 6 trilioni di dollari, più del PIL combinato di Italia e Spagna (circa 4.300 miliardi di dollari). Un dato che fotografa il peso crescente di due asset che non sono più considerati scommesse marginali, ma vere componenti strategiche di portafoglio.

Bitcoin, la prima fase toro istituzionale

Non si tratta più di entusiasmo retail. Gli inflow nei Bitcoin ETF spot hanno portato la valutazione complessiva di questi veicoli a oltre 139 miliardi di dollari, pari a più del 6% dell’intero mercato di Bitcoin. È la prima vera fase toro alimentata dalla finanza tradizionale, sottolinea Debach: fondi pensione, sovereign wealth fund e aziende quotate iniziano a detenere Bitcoin nei bilanci o a esporsi attraverso strumenti regolati.

In questa cornice, la narrazione dei verbali Fed, con tutti i suoi compromessi e la sua fragilità di fondo, appare quasi eclissata. Nvidia e Bitcoin sono i nuovi fari di un mercato che, mentre osserva la Fed prepararsi a “difficili compromessi”, insegue asset capaci di riscrivere le regole del gioco.