Nuovi dazi Usa sull’India, rischi per crescita ed equilibrio occupazionale

Nuovi dazi Usa sull’India, rischi per crescita ed equilibrio occupazionale

L’inasprimento della guerra commerciale tra Stati Uniti e India apre nuovi scenari di rischio per Nuova Delhi.

Un colpo alla crescita indiana

I nuovi dazi introdotti da Washington la scorsa settimana rappresentano un duro colpo per le prospettive economiche dell’India. Le tariffe, fissate al 25% per gli acquisti di petrolio russo, si aggiungono ai dazi reciproci già applicati a luglio, portando le aliquote complessive al 50%.

Le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti rappresentano circa il 2,3% del PIL nazionale e i nuovi dazi colpiscono circa il 60% delle merci destinate al mercato americano. L’impatto stimato da Vivek Bhutoria, Senior Portfolio Manager, Global Emerging Markets di Federated Hermes, è una riduzione dello 0,6-0,8% della crescita annuale, con il ritmo del PIL che potrebbe scendere dal 6% a valori sensibilmente inferiori.

Settori chiave e occupazione a rischio

Il problema non si limita alla competitività: con dazi cumulati al 50%, le merci indiane diventano nettamente meno attraenti rispetto a quelle dei concorrenti globali. A farne le spese sarebbero soprattutto i comparti a più alta intensità di manodopera.

Bhutoria ricorda che quasi il 50% delle esportazioni a valore aggiunto verso gli Stati Uniti riguarda settori come tessile, abbigliamento, pietre preziose e gioielli. Si tratta di ambiti che generano un numero elevato di posti di lavoro e che sostengono la domanda interna attraverso i consumi delle famiglie. Un rallentamento delle esportazioni avrebbe dunque un effetto moltiplicatore negativo: riduzione dell’occupazione, calo della spesa e ulteriore pressione sul ritmo della crescita.

Conseguenze su investimenti e bilancia dei pagamenti

L’impatto dei dazi, sottolinea Bhutoria, non si esaurisce con le esportazioni. A pesare sarà anche il costo opportunità legato alla perdita di investimenti diretti esteri: tariffe più alte scoraggiano nuovi flussi di capitale verso l’India, compromettendo la capacità del Paese di attrarre risorse necessarie a finanziare la crescita di lungo termine.

A ciò si aggiungono le pressioni sulla bilancia dei pagamenti, con effetti attesi sia sul conto corrente sia sul conto capitale. In un contesto di forte instabilità globale, queste fragilità potrebbero amplificare i rischi per la stabilità macroeconomica.

Le contromisure del governo indiano

Di fronte a queste criticità, Nuova Delhi prova a muoversi in anticipo. Il governo ha annunciato l’intenzione di varare “riforme di nuova generazione”, a partire da una profonda revisione dell’imposta sui consumi. Parallelamente, funzionari e ministeri competenti stanno lavorando a misure di sostegno mirate per i settori più esposti, in particolare tessile e calzaturiero, tra i più colpiti dall’aumento delle tariffe doganali.

Secondo Bhutoria, il successo di queste misure sarà determinante per limitare i danni e rilanciare la fiducia degli investitori. Ma il rischio immediato è che la pressione tariffaria statunitense, combinata con le fragilità interne, costringa l’India a rivedere al ribasso le proprie ambizioni di crescita per il 2025.