Mercati tra rally estivo e ombre autunnali, settimana chiave con inflazione Usa e Bce

Mercati tra rally estivo e ombre autunnali, settimana chiave con inflazione Usa e Bce

L’equilibrio tra stagionalità e realtà macroeconomica diventa sempre più delicato, mentre gli investitori si preparano a una settimana decisiva.

L’eco del rally estivo si scontra con i primi scricchiolii macro

L’estate 2025 ha lasciato dietro di sé una delle migliori performance di sempre per i mercati finanziari. L’S&P 500 ha chiuso la stagione con un robusto +9,3%, segnando la nona estate positiva negli ultimi dieci anni e la terza migliore performance del secolo, superata solo dai rimbalzi del 2009 e del 2020. Tuttavia, con l’arrivo di settembre, gli operatori iniziano a fare i conti con statistiche stagionali più ambigue e i primi segnali di indebolimento del mercato del lavoro.

Come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, la stagionalità mantiene un ruolo centrale nelle valutazioni degli investitori. Dal 2000 a oggi, l’estate ha generato una performance media del +1,8% (mediana +3,1%), con 17 annate su 26 concluse in positivo. Le correlazioni sono significative: un’estate in verde tende a tradursi in un rendimento annuo del +15%, mentre una stagione estiva negativa coincide mediamente con un -7,7% annuale.

Anni particolarmente deboli (con perdite estive superiori al 5%) hanno sempre preannunciato forti contrazioni di mercato, come accaduto nel 2001, 2002, 2008, 2011 e 2015. Al contrario, estati con guadagni superiori al 7% hanno quasi sempre preceduto rally importanti, come nel 2009, 2012, 2020, 2021, 2023 e l’attuale 2025. Tuttavia, la statistica va maneggiata con cautela: il 2018 ne è un esempio lampante, quando un’estate positiva non riuscì a evitare la correzione autunnale innescata dalla stretta monetaria della Fed e dalle tensioni commerciali.

L’andamento del 2025, con un +10,2% da inizio anno, sembra confermare il modello stagionale. Eppure, la prima settimana di settembre ha riportato i mercati alla realtà. Un richiamo severo, giunto dal fronte macroeconomico, dove spicca il dato più atteso della settimana: il mercato del lavoro statunitense.

Segnali di rallentamento dal lavoro USA

Ad agosto, i Non-Farm Payrolls hanno registrato solo 22.000 nuovi impieghi, ben lontani dai 75.000 attesi dagli analisti. Ancora più sorprendente è stata la revisione al ribasso di giugno: -13.000, il primo mese negativo dal 2020. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,3%, raggiungendo i massimi dell’anno.

Più preoccupante ancora è il dato sulle offerte di lavoro (JOLTS): per la prima volta dal 2021, i posti vacanti risultano inferiori al numero dei disoccupati, e le JOLTS scendono ai livelli minimi dal 2020. Il mercato del lavoro, un tempo “bollente” e inattaccabile anche di fronte a scenari recessivi, mostra oggi i primi cedimenti strutturali, segnalando un raffreddamento della domanda di lavoro.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Le aspettative di politica monetaria si sono ricalibrate rapidamente. Gli operatori prezzano tre tagli dei tassi da parte della Fed entro la fine dell’anno. Settembre sembra ormai quasi certo, con una probabilità del 90% per un taglio da 25 punti base (rispetto all’86,4% di fine agosto). Le probabilità di intervento salgono anche per ottobre (71% dal precedente 48%) e dicembre (66,9% contro il 40% di fine agosto).

Il mercato obbligazionario ha reagito coerentemente: il Treasury a 2 anni è sceso sotto il 3,5%, mentre il decennale si è spinto sotto il 4,1%. La curva si è irripidita con un bull steepener, un segnale che potrebbe in teoria favorire le banche, ma che in realtà riflette più che altro timori di rallentamento economico, come dimostra la chiusura in rosso del comparto finanziario.

Debach osserva che, storicamente, un taglio dei tassi in un contesto di crescita è spesso positivo per l’azionario. Tuttavia, la condizione è che l’economia resti in espansione. Oggi questo equilibrio appare fragile. L'S&P 500 tratta a circa 23 volte gli utili forward e 3,2 volte le vendite previste. La sua versione equal-weight è meno cara, con multipli di 18x sugli utili e 1,6x sulle vendite. Non si tratta di una bolla, ma neanche di uno sconto: il mercato è valutato a “fair value”, lasciando margini ristretti per eventuali errori.

L’oro continua a macinare record

In questo scenario incerto, l’oro continua a guadagnare terreno, beneficiando della discesa dei rendimenti. Venerdì ha messo a segno il trentesimo nuovo massimo storico del 2025, consolidando il suo ruolo di bene rifugio.

Il rally si comprende meglio osservando il comportamento degli investitori. I dati COT mostrano che i Managed Money, dopo aver ridotto drasticamente le posizioni in primavera, sono tornati protagonisti in estate. I net long sono saliti a quasi 169.000 contratti, un livello che non si vedeva da mesi.

All’opposto, il retail ha modificato strategia: dopo aver comprato nei ribassi di aprile e maggio, oggi sono passati a prevalenza short, con un saldo negativo di oltre 11.000 contratti. Non è solo sfiducia, ma una diversa lettura del mercato. I piccoli investitori tentano di anticipare correzioni, mentre i fondi si posizionano seguendo il momentum.

Secondo eToro, questi comportamenti divergenti riflettono una crescente incertezza sul ciclo economico e sulla direzione futura delle politiche monetarie.

Inflazione Usa e Bce in primo piano

Ma il focus degli operatori si sposterà presto dal lavoro all’inflazione, l’altro grande pilastro del mandato della Federal Reserve. Negli Stati Uniti, i riflettori sono puntati sui dati di metà settimana: mercoledì sarà pubblicato il PPI, giovedì il CPI.

L’inflazione al consumo è attesa al 2,9%, il massimo da gennaio, mentre il core dovrebbe restare sopra il 3%. I prezzi alla produzione sono previsti in crescita dello 0,3% su base mensile. Venerdì sarà la volta del sentiment dell’Università del Michigan, con particolare attenzione alle aspettative d’inflazione delle famiglie. Il calendario include anche le attese di inflazione della Fed di New York per agosto, l’indice NFIB e la dichiarazione mensile del bilancio federale.

In Europa, la settimana sarà altrettanto intensa. Lunedì, il primo ministro francese François Bayrou affronterà un voto di fiducia parlamentare. Le possibilità di sopravvivenza politica sono basse: sarebbe il terzo premier dell’era Macron a cadere in meno di un anno. Una nuova crisi di governo riaprirebbe il fronte dell’instabilità, aumentando il rischio di un secondo bilancio non approvato e inasprendo i costi di finanziamento. Lo spread OAT-Bund decennale è salito da 29 a quasi 79 punti base in cinque anni.

Questa incertezza si riflette anche nei mercati: il CAC 40 avanza nel 2025 di un modesto +4,9%, ben al di sotto del +21,7% dell’indice italiano e del +28,7% di quello spagnolo.

Giovedì sarà il turno della Banca Centrale Europea. I dati macro dell’Eurozona indicano un’economia stabile: inflazione al 2,1%, core al 2,3%, disoccupazione al 6,2%. La BCE dovrebbe lasciare i tassi invariati per la seconda riunione consecutiva. Tuttavia, il mercato osserverà con attenzione le nuove proiezioni economiche e la comunicazione di Christine Lagarde, alla ricerca di segnali sulla fine del ciclo restrittivo o sull’eventuale apertura a futuri tagli.

Nel frattempo, Germania, Francia e Regno Unito pubblicheranno i dati sulla produzione industriale, con Londra che aggiornerà anche il PIL mensile.

Segnali dall’Asia e focus sui conti di Apple

Dall’Asia arrivano segnali misti. In Giappone, il premier Shigeru Ishiba ha annunciato le dimissioni dopo meno di un anno, aprendo una nuova fase di instabilità. Lo yen si è indebolito, spingendo il Nikkei verso l’alto, grazie anche alle attese di nuovi stimoli fiscali e a una Bank of Japan più prudente.

In Cina, invece, emergono crepe nell’export. La crescita delle esportazioni ad agosto è rallentata al +4,4% annuo, in calo dal precedente +7,2%, il dato più debole da febbraio e inferiore alle attese. Le spedizioni verso l’Asia, che avevano bilanciato la debolezza della domanda USA, sembrano oggi meno resilienti.

Anche le importazioni deludono, salendo solo dell’1,3% annuo, contro il 4,1% precedente e sotto le previsioni. Un chiaro segnale di domanda interna ancora debole.

Sul fronte corporate, l’attenzione sarà tutta per Apple, che martedì presenterà i nuovi iPhone e Apple Watch durante l’evento “Awe Dropping”. Dopo mesi di recupero in Borsa e la promessa di investimenti massicci negli Stati Uniti in cambio di esenzioni tariffarie, l’evento sarà un momento cruciale per il colosso di Cupertino.

A San Francisco si aprirà la conferenza Goldman Sachs Communacopia + Technology, con ospiti di rilievo come Nvidia, Mastercard, Uber, AMD, Snowflake, ASML e Coinbase.

Un settembre sotto osservazione

Settembre si apre tra le luci di un’estate record e le ombre di un autunno incerto. Il mercato del lavoro americano rallenta, la Fed si prepara a tre tagli dei tassi, l’oro vola, l’export cinese scricchiola e l’Europa si confronta nuovamente con la sua fragilità politica, in particolare quella francese.

La stagionalità è ancora un vento favorevole, ma la realtà macroeconomica sta già cambiando lo scenario. Come sottolinea Debach di eToro, il vero test per i mercati sarà la capacità di navigare tra le attese di tagli, le sorprese macro e le pressioni geopolitiche, senza inciampare su valutazioni tirate o dati negativi improvvisi.