Mercati tra euforia e banche centrali, la settimana decisiva

Mercati tra euforia e banche centrali, la settimana decisiva

I mercati globali entrano in una settimana cruciale, sospesi tra l’ottimismo generato dalle attese di un taglio dei tassi da parte della Fed.

La Fed al centro della scena

La scorsa settimana ha consolidato la fiducia degli investitori sulla partenza del nuovo ciclo di allentamento della Fed. L’inflazione al consumo è salita al 2,9% annualizzato, mentre quella alla produzione è scesa al 2,6%. Come sottolineato da Gabriel Debach, market analyst di eToro, a spostare le attese è stato soprattutto il mercato del lavoro: le richieste di sussidi di disoccupazione hanno raggiunto 263 mila unità, massimo dal 2021, rafforzando l’idea di un rallentamento più marcato del previsto.

Il mercato prezza ormai con certezza il primo taglio il 17 settembre, pari a 25 punti base, che porterebbe i tassi al 4-4,25%, il livello più basso da fine 2022. Ma il vero banco di prova sarà la conferenza stampa di Jerome Powell e il nuovo dot plot, da cui emergeranno le intenzioni sul ciclo di tagli. Non solo l’entità del movimento, ma anche i voti contrari all’interno del comitato saranno determinanti per misurare la solidità della banca centrale, sempre più sotto pressione politica e istituzionale.

Le altre banche centrali in agenda

Non c’è solo Washington. In settimana sono attese le decisioni di Bank of England, Bank of Japan e Bank of Canada. A Londra la BoE dovrebbe mantenere i tassi invariati dopo il taglio di agosto, ma i dati su inflazione e occupazione potrebbero spostare gli equilibri nei prossimi mesi. A Tokyo i tassi resteranno probabilmente fermi allo 0,5%, mentre cresce il dibattito interno sulla normalizzazione. In Canada, invece, la debolezza di crescita e lavoro potrebbe spingere i policymaker ad allinearsi alla Fed sul terreno dei tagli.

Dati macro tra Usa, Europa e Cina

La settimana sarà scandita da indicatori di rilievo. Negli Stati Uniti le vendite al dettaglio e la produzione industriale offriranno il polso della tenuta dei consumi e della manifattura, messi sotto pressione dai dazi. In Europa, gli operatori guardano allo ZEW tedesco e all’inflazione finale dell’area euro, con un consensus che vede i prezzi al 2,1%.

In Cina, invece, emergono con chiarezza le fragilità della seconda economia mondiale. La produzione industriale è cresciuta solo del 5,2% annuo in agosto, minimo da un anno, le vendite al dettaglio si sono fermate al 3,4% e la disoccupazione è salita al 5,3%. Il settore immobiliare continua a cedere con investimenti in calo del 12,9% e nuove costruzioni arretrate di quasi il 20%. Numeri che descrivono un’economia lontana dalla stabilizzazione, con investimenti fissi a +0,5%, minimo da cinque anni.

Crisi francese e tensioni geopolitiche

Sul fronte politico, Fitch ha tagliato il rating della Francia ad A+, sei gradini sopra il livello “junk”, richiamando la fragilità dei conti pubblici e una paralisi politica che ha bruciato tre governi in poco più di un anno. Con un deficit atteso sopra il 5% fino al 2027, il nuovo premier Sebastien Lecornu si trova di fronte a una missione quasi impossibile: ricostruire un dialogo con l’opposizione e rassicurare i mercati su una traiettoria fiscale credibile in vista delle presidenziali.

Anche la Cina resta al centro delle tensioni globali. Pechino ha annunciato due nuove indagini sui semiconduttori, una contro le politiche commerciali USA considerate discriminatorie e un’altra per dumping sui chip analogici. Una mossa che manda un messaggio diretto a Washington e rafforza la narrativa interna della resilienza industriale.

Il paradosso dei mercati

Nonostante il quadro macro debole, gli indici cinesi hanno reagito in rialzo: Hang Seng +0,23%, CSI 300 +0,49%, Csi Star&Chinext50 +1,32%. È il paradosso dei mercati: più i dati mostrano debolezza, più cresce l’attesa di nuove misure di stimolo, alimentando acquisti tattici.

L’euforia degli investitori si alimenta dunque di una duplice convinzione: da un lato, che le banche centrali non potranno più rimandare l’allentamento; dall’altro, che governi e istituzioni saranno costretti a intervenire di fronte alle fragilità strutturali. La settimana che si apre sarà quindi decisiva per capire se questa narrativa troverà conferme o se, invece, lascerà spazio a nuove delusioni.