Mercati alla prova della stagionalità di settembre

Mercati alla prova della stagionalità di settembre

Dopo un agosto da record, Piazza Affari entra in settembre con la sfida più impegnativa: superare la stagionalità tradizionalmente sfavorevole.

Agosto da record per Piazza Affari

Agosto ha confermato la straordinaria forza del listino milanese. Piazza Affari ha chiuso il mese con un guadagno del +2,95%, portando il progresso da inizio anno al +23,43%, il miglior risultato dall’inizio del secolo e secondo soltanto al 1998.

Il finale,come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, ha però lasciato l’amaro in bocca: -2,57% nell’ultima settimana, con quattro sedute negative su cinque. Nonostante ciò, l’ampiezza del movimento resta evidente: soltanto tre titoli in rosso ad agosto, contro i ventuno di luglio e i ventiquattro di giugno. Su base annua, trentuno titoli risultano positivi, in aumento rispetto ai trenta di fine luglio.

Debach sottolinea però la “geometria del rialzo”: UniCredit, Intesa ed Enel spiegano da sole oltre metà dell’avanzata complessiva. La versione equal-weight dell’indice, tuttavia, continua a correre più del benchmark, segnalando una base di mercato comunque ampia.

La sfida stagionale di settembre

Se agosto ha brillato, settembre rappresenta un test difficile. Storicamente, dal 1998 è il mese peggiore per Piazza Affari, con una mediana di -1,95%. Dal 2020 al 2024 ha sempre chiuso in negativo, con l’ultimo segno positivo risalente al 2019. Una sequenza che pesa sulle attese e rischia di trasformarsi in profezia autoavverante.

La stagionalità per singolo titolo conferma le tendenze: banche e finanziari tendono a difendersi meglio, con mediane positive per UniCredit, BPER e Banco BPM. Utilities ed energia mostrano più debolezza, mentre il settore del lusso fatica a trovare slancio. Debach osserva che settembre non cancella i trend, ma li mette alla prova, costringendo il mercato a un riequilibrio dei flussi e a un passo più realistico.

Wall Street, resilienza estiva e attese di correzione

Il quadro oltreoceano non è molto diverso. Lo S&P 500 ha archiviato il quarto mese consecutivo in rialzo, toccando nuovi massimi a fine agosto e portando il guadagno annuo a circa il 10%. L’estate americana è stata caratterizzata da una calma quasi innaturale: volatilità implicita sotto le medie e una distensione che non si osservava da anni.

La narrativa resta convincente: una Fed percepita vicina ai tagli, consumi più robusti del previsto e l’intelligenza artificiale come calamita di capitali. Ma anche a Wall Street settembre è storicamente insidioso: negli ultimi trent’anni la mediana è stata -0,7%, con quattro degli ultimi cinque anni chiusi in rosso.

In questo contesto, basta un piccolo inciampo macro per trasformare la quiete in turbolenza, specialmente in un momento in cui la volatilità è stata venduta in modo massiccio.

Settembre tra stagionalità e nuove incertezze

La vera domanda, secondo Debach, non è se settembre sarà negativo, ma se la forza del 2025 basterà a piegare una stagionalità ormai radicata. Milano entra nel mese con una base ampia ma dipendente da tre big, mentre Wall Street si affida al momentum e ai suoi campioni.

Se i leader reggeranno, settembre potrebbe diventare un mese di rotazione settoriale, con performance più diffuse. Se invece inciampano, la statistica tornerà a imporsi e il mese diventerà ancora una volta un test severo. In ogni caso, anche un’eventuale correzione offrirebbe opportunità di ingresso, alleggerendo valutazioni considerate già tirate.

Settembre, però, porta anche nuove incognite politiche e legali. I dazi imposti da Trump, ritenuti in gran parte illegali da una corte americana ma ancora in vigore in attesa della decisione della Corte Suprema, aprono un fronte di tensione che rischia di pesare sui mercati globali. Dopo la resilienza di agosto, il mese inaugura una fase di incertezza con possibili implicazioni geopolitiche e commerciali.

L’agenda macro e politica della settimana

La settimana inaugurale di settembre è densa di appuntamenti. Negli Stati Uniti, nonostante la chiusura odierna per il Labor Day, il calendario è fitto: JOLTS martedì, ADP e Beige Book mercoledì, ISM manifatturiero e servizi tra martedì e giovedì, fino al clou di venerdì con i dati sul mercato del lavoro. Le attese indicano 78 mila nuovi occupati, disoccupazione al 4,3% e salari in crescita dello 0,3% su base mensile. Numeri che precedono la riunione della Fed del 17 settembre e che potrebbero ricalibrare rapidamente le aspettative sui tassi.

Sul fronte istituzionale, la causa intentata dalla governatrice Fed Lisa Cook contro il tentativo di rimozione da parte del Presidente Trump apre un capitolo inedito sui limiti dell’esecutivo. Inoltre, la sostituzione al vertice del BLS solleva dubbi sulla fiducia nei dati ufficiali. Per i mercati, questo significa doppio rischio: volatilità legata agli eventi e un premio politico sulla credibilità della politica monetaria.

A livello micro, il focus resta sulla tecnologia. Salesforce mercoledì e Broadcom giovedì porteranno test cruciali su software enterprise, cloud, capex AI e semiconduttori. Sempre giovedì, Samsung presenterà i nuovi Galaxy con funzioni AI on-device, evento che avrà ripercussioni sulla supply chain, sulla pubblicità mobile e sul confronto con Apple alla vigilia dei suoi lanci.

In Europa, l’agenda comprende ordini industriali tedeschi, vendite al dettaglio dell’area euro, inflazione svizzera e un calendario fitto nel Regno Unito dopo i rinvii estivi. A Francoforte, Christine Lagarde aprirà la nona conferenza annuale dell’ESRB sui rischi sistemici, in un contesto di nuove spese per la difesa e di politiche fiscali in trasformazione.

In Asia, infine, i PMI ufficiali hanno confermato la contrazione del manifatturiero per il quinto mese consecutivo, mentre i servizi restano appena sopra la linea di galleggiamento, segnalando una crescita fragile.