Un progetto che divide l’Europa
Il progetto della Banca Centrale Europea di introdurre un euro digitale entro il 2029 incontra una crescente opposizione da parte del settore bancario europeo e di alcuni deputati del Parlamento Ue. Come riportato dal Financial Times, 14 grandi banche — tra cui Deutsche Bank, BNP Paribas e ING — hanno avvertito che la nuova moneta virtuale “rischia di indebolire i sistemi di pagamento privati” senza offrire un reale valore aggiunto ai consumatori.
Le stesse banche sono parte del progetto Epi (European Payments Initiative), che punta a creare una piattaforma europea concorrente dei giganti americani come Visa, Mastercard e PayPal. Il loro nuovo servizio, Wero, lanciato nel 2024, è già operativo in diversi Paesi dell’area euro.
Il relatore del Parlamento europeo, Fernando Navarrete, ha proposto una versione ridimensionata del progetto BCE: un euro digitale solo offline, da usare in alternativa a contanti e monete, ma non come strumento di pagamento online. L’obiettivo, spiega Navarrete, è evitare la nascita di un ecosistema parallelo che possa ostacolare la crescita delle soluzioni private europee.
Il fronte tedesco contro la BCE
Anche in Germania, le principali associazioni bancarie si schierano contro l’impostazione di Francoforte. Gli tedeschi sostengono la proposta di Navarrete e chiedono di limitare il ruolo della BCE a un sistema di pagamento offline, lasciando alle banche private la gestione dei servizi digitali.
L’Associazione bancaria tedesca (BdB) ha definito l’euro digitale “una minaccia per la stabilità del sistema finanziario”, sostenendo che potrebbe duplicare i servizi già offerti dal circuito bancario e aumentare i rischi di disintermediazione. Le banche temono inoltre che l’euro digitale diventi un concorrente diretto dei loro sistemi di pagamento, in un contesto in cui la BCE potrebbe fornire conti digitali ai cittadini, sottraendo liquidità ai depositi bancari tradizionali.
Nel suo rapporto, Navarrete ha ribadito che “il settore privato europeo è più vicino che mai alla creazione di un sistema competitivo di pagamenti, e la priorità dei policymaker deve essere quella di sostenerlo, tenendo l’euro digitale come opzione di riserva”.
Costi elevati e timori di doppioni
Un ulteriore ostacolo riguarda i costi del progetto. Secondo uno studio di PwC commissionato dalle banche europee, l’introduzione dell’euro digitale potrebbe costare fino a 30 miliardi di euro al sistema finanziario. La BCE contesta queste cifre, stimando un impatto complessivo di circa 6 miliardi.
Tuttavia, anche tra i funzionari centrali emergono dubbi. Un banchiere dell’Eurosistema citato dal Financial Times ha ricordato che “25 anni dopo il lancio dell’euro, non esiste ancora una soluzione paneuropea competitiva per i pagamenti, e la creazione di un rivale domestico a Visa e Mastercard non sarebbe comunque definitiva”.
Il timore, condiviso da molte istituzioni, è che una versione online dell’euro digitale crei un doppione dei sistemi già in uso, generando confusione tra utenti e aumentando i costi operativi senza garantire vantaggi tangibili.
Offline sì, online no: la linea Navarrete convince Berlino
Il piano di Navarrete — che vincola l’euro digitale alla sola funzionalità offline, utilizzabile anche in assenza di connessione internet o mobile — ha ricevuto il sostegno esplicito delle banche tedesche, francesi e olandesi. La Bundesbank, da parte sua, ha ribadito che un modello completamente digitale potrebbe minare l’attuale equilibrio tra BCE e sistema bancario privato, spostando il baricentro dei pagamenti verso l’autorità centrale.
Secondo gli istituti tedeschi, l’unica versione accettabile è quella che integri l’euro digitale nel sistema bancario esistente, senza sostituirlo. In questa visione, la BCE avrebbe un ruolo limitato all’emissione e alla regolamentazione, mentre la gestione operativa resterebbe nelle mani delle banche commerciali.
In un’Europa ancora priva di una vera piattaforma unificata dei pagamenti, il rischio è che il progetto si trasformi in una nuova fonte di frammentazione, con Paesi che adottano approcci diversi e un sistema dei pagamenti sempre più diviso tra iniziative pubbliche e private.
Un’Europa divisa tra autonomia e competizione
La BCE difende l’euro digitale come strumento di “autonomia e sicurezza” di fronte alla dipendenza da circuiti americani e alla crescita delle stablecoin statunitensi, viste come una potenziale minaccia per la sovranità monetaria europea. Ma la resistenza delle banche e dei legislatori rischia di rallentare il percorso.
Il Consiglio direttivo dell’Eurotower ha già avviato i passi per una possibile emissione nel 2029, dopo una fase pilota prevista per il 2027. Tuttavia, con l’opposizione di Berlino e l’appoggio parziale del Parlamento, l’Europa appare ancora lontana da un consenso su quale debba essere davvero la moneta digitale del futuro.
