Lavoro USA: NFP di agosto deludente, la Fed verso il taglio dei tassi

Lavoro USA: NFP di agosto deludente, la Fed verso il taglio dei tassi

Solo 22 mila nuovi posti di lavoro creati in agosto negli Stati Uniti: un dato che riaccende le attese per un imminente taglio dei tassi da parte della Fed.

Il mercato del lavoro rallenta

Il report sull’occupazione diffuso dall’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha mostrato che ad agosto l’economia statunitense ha generato appena 22 mila nuovi impieghi nei settori non agricoli, contro i 75 mila attesi dal consensus. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%, in linea con le previsioni.

Come evidenzia Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, le cifre risultano ancora più deboli se si considerano le revisioni dei mesi precedenti: giugno è stato corretto a -13 mila unità (-27 mila rispetto alle stime precedenti), mentre luglio è stato rivisto al rialzo a +79 mila (+6 mila). Complessivamente, il saldo porta a un taglio netto di 21 mila posti rispetto alle precedenti stime.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,3%, mentre i salari medi orari sono cresciuti dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua, entrambi in linea con il consensus.

Fed pronta a intervenire

I dati deboli sull’occupazione mettono la Federal Reserve in una posizione delicata. La banca centrale, guidata da Jerome Powell, si prepara a ridurre i tassi di interesse già nel meeting del FOMC del 17 settembre. Secondo Diodovich, il taglio dovrebbe essere di 25 punti base, con il corridoio dei Fed Funds che passerebbe dal 4,25%-4,50% al nuovo range 4,00%-4,25%.

L’eventuale intervento rappresenterebbe il primo taglio dopo un lungo periodo di politiche restrittive, spinto dalla necessità di sostenere l’economia in un contesto di mercato del lavoro sempre più fragile.

Prospettive per i prossimi mesi

Gli investitori guardano ora alle prossime mosse della Fed. Il taglio di settembre appare ormai dato per certo, ma la vera incognita riguarda i passi successivi. Per Diodovich, i dati sull’inflazione e sul lavoro in arrivo potrebbero spingere l’istituto centrale a ridurre i tassi almeno due volte entro il 2025, con l’obiettivo di sostenere la crescita e preservare la stabilità finanziaria.

Il rallentamento dell’occupazione, unito a prospettive di inflazione moderata, potrebbe quindi aprire una nuova fase di politica monetaria espansiva negli Stati Uniti.