Il taglio della Fed accende Wall Street
La settimana appena conclusa ha sancito l’avvio ufficiale del nuovo ciclo di allentamento monetario della Federal Reserve (Fed). Un taglio di 25 punti base non cambia da solo la traiettoria dell’economia, ma in un mercato già sui massimi, anche una goccia di liquidità diventa benzina per i listini. Come sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’S&P 500 ha aggiornato per la ventisettesima volta dall’inizio dell’anno i propri record, mentre il Russell 2000 ha rotto una resistenza che lo teneva fermo da quattro anni.
Non si tratta di un episodio isolato: la storia mostra che ogni volta che la Fed ha tagliato i tassi dopo una lunga pausa e la crescita è rimasta positiva, i ritorni a dodici mesi hanno spesso superato la doppia cifra. I dati di Goldman Sachs (vedi figura sottostante) confermano il quadro: dei 14 punti percentuali guadagnati dall’indice da inizio anno, 8 provengono dalla crescita degli utili e 12 dall’effetto tassi più bassi, mentre dividendi e premio al rischio hanno inciso in misura marginale. Un rally che poggia sugli earnings, ma che trova la sua forza esplosiva soprattutto nella politica monetaria.

Valutazioni elevate e rischio de-rating
Dietro l’entusiasmo, si legge nel report di eToro, si nascondono però numeri che meritano attenzione. Il trailing P/E si aggira intorno a 30 volte, ben oltre la media dal 1993 a oggi, mentre il forward P/E a 12 mesi è a 23,6 volte, oltre due deviazioni standard dal trend storico. In altri termini, il mercato non si limita a premiare i risultati già consegnati, ma incorpora attese molto ambiziose sugli utili futuri. Una configurazione potente ma fragile: se le aspettative non verranno rispettate, il rischio di un rapido de-rating resta concreto.
La leadership, ancora una volta, arriva dall’intelligenza artificiale. Intel ha guadagnato il 23% in una settimana grazie alla partnership con Nvidia, seguita da Synopsys e CrowdStrike. Anche Applied Materials e Seagate hanno beneficiato dell’ondata. Il risultato è un nuovo massimo storico dell’indice growth vs value (IWF/IWD), ulteriore conferma che la combinazione di innovazione e liquidità resta senza rivali.
L’effetto Europa e il rimbalzo del lusso
La spinta si è fatta sentire anche sui mercati europei. Come spiega Debach, l’AEX olandese ha beneficiato del balzo di ASM International, il DAX tedesco ha ritrovato tono grazie a industriali e tecnologia, mentre a Parigi il lusso ha smesso di pesare sul listino. Kering, con l’arrivo del nuovo CEO De Meo, ha aggiunto 3,2 miliardi di capitalizzazione in una settimana (+11%), inanellando cinque rialzi consecutivi come non accadeva dal 2021. Anche su base trimestrale il titolo brilla con un +45%, record che non si vedeva dal 2009.
In Italia, la narrazione è stata duplice. Sul FTSE MIB hanno brillato STMicroelectronics (+6%), Stellantis (+5,6%) e Brunello Cucinelli (+6,19%), in linea con il rimbalzo del lusso. Bene anche Pirelli (+1,8%) nell’ultima settimana di appartenenza all’indice. Più deboli invece banche e utilities, segno che anche Piazza Affari ha seguito il copione globale: tecnologia, auto e lusso in salita, energia e difensivi in affanno.
L’intermarket tra appetito per il rischio e ricerca di rifugi
Il quadro intermarket restituisce sfumature importanti. L’high yield sovraperforma i Treasury a medio termine, segnalando un rinnovato appetito per il rischio, soprattutto nei rating più bassi. Ma allo stesso tempo, sottolinea Debach, il rame contro l’oro crolla, a ricordare che la domanda ciclica non segue il passo dell’euforia azionaria. L’oro si conferma protagonista assoluto, a 3.725 dollari l’oncia, sostenuto da un open interest in crescita: un mercato che corre, ma con la protezione di un rifugio.
La settimana che si apre
Archiviata la decisione della Fed, i riflettori tornano ora sui dati macro. Negli Stati Uniti l’attenzione sarà su consumi e inflazione: reddito e spesa personale (attesi in crescita dello 0,3% e dello 0,5%) e soprattutto l’indice PCE core, decisivo per le prossime mosse della banca centrale. In calendario anche ordini di beni durevoli, vendite di case e PMI flash di settembre, oltre alla revisione del PIL e alla fiducia dei consumatori. A completare il quadro, una serie serrata di interventi dei funzionari della Fed culminerà con il discorso di Jerome Powell.
Sul fronte corporate, Robinhood, AppLovin ed Emcor entreranno nello S&P 500, mentre Micron, AutoZone, Costco, Accenture, Jabil e Worthington pubblicheranno i conti. Da seguire anche il Qualcomm Snapdragon Summit a Maui, evento che detta spesso la rotta per l’intero comparto tecnologico.
In Europa, i PMI di settembre guideranno la narrativa, insieme a indici di fiducia in Germania, Francia, Italia e Spagna. Sul fronte societario, i riflettori si accenderanno soprattutto su H&M.
Il caso BYD e la strategia di Buffett
La giornata odierna si apre con il tonfo di BYD, in calo di oltre tre punti percentuali dopo l’uscita dal capitale di Warren Buffett. L’investimento, iniziato nel 2008, aveva fruttato un ritorno superiore al 4.500% fino a marzo di quest’anno. Ma, spiega Debach, la guerra dei prezzi in Cina e l’erosione dei margini hanno probabilmente eroso quel “margine di sicurezza” caro alla filosofia di Buffett.
La vendita non è solo presa di profitto, ma parte di una strategia più ampia: Berkshire ha ridotto anche Apple e consolidato oltre 340 miliardi di dollari di liquidità. Una riserva pronta a essere utilizzata per tornare sul mercato quando le valutazioni offriranno occasioni a prezzi depressi. Ora resta da capire se Greg Abel, designato successore, saprà interpretare con la stessa disciplina questa storica massima.
