La Fed prende tempo ma prepara il terreno per futuri tagli dei tassi

La Fed prende tempo ma prepara il terreno per futuri tagli dei tassi

Nella riunione di ieri la Federal Reserve ha confermato un approccio attendista ma aperto all’allentamento monetario nella seconda metà del 2025.

Una Fed paziente ma pronta a muoversi

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d’interesse, adottando una linea accomodante ma prudente. Secondo Dan Siluk, Head of Global Short Duration & Liquidity e Portfolio Manager di Janus Henderson, il messaggio è chiaro: la Fed non ha fretta, ma rimane pronta ad agire nei prossimi mesi, qualora l’inflazione continuasse a rallentare e si accentuasse la debolezza del mercato del lavoro.

La banca centrale ha riconosciuto che l’attività economica rimane robusta, con un mercato del lavoro ancora solido. Tuttavia, ha anche segnalato che l’incertezza sulle prospettive inflazionistiche è diminuita, un elemento che Siluk considera significativo, anche se sottile. Il voto unanime del board rafforza la coesione dell’istituto in un momento di crescenti tensioni politiche, offrendo ai mercati un segnale rassicurante di continuità e indipendenza istituzionale.

Proiezioni riviste su PIL, disoccupazione e inflazione

La Fed ha aggiornato le proiezioni macroeconomiche per il 2025, segnalando un rallentamento dell’economia: il PIL atteso è stato rivisto al ribasso all’1,4%, dal precedente 1,7%. Anche la disoccupazione è prevista in lieve aumento, dal 4,4% al 4,5%, mentre l’inflazione – sia headline che core – è stata rivista al rialzo rispettivamente al 3,0% e al 3,1%.

Queste revisioni riflettono da un lato l’effetto delle tensioni geopolitiche e commerciali, dall’altro le pressioni sui prezzi legate ai dazi e al costo dell’energia. Tuttavia, il target per il tasso dei Fed funds rimane al 3,9%, lasciando intendere che due tagli siano ancora previsti nel 2025. Le proiezioni per il 2026 e il 2027 mostrano una traiettoria dei tassi leggermente più alta rispetto al passato, mentre il tasso di lungo periodo resta ancorato al 3,0%.

Pressioni politiche e autonomia della Fed

L’atteggiamento della Federal Reserve emerge ancora più rilevante se inserito nel contesto politico attuale. Il presidente Donald Trump ha più volte invocato tagli rapidi e aggressivi dei tassi, nell’ordine di 100-250 punti base, accompagnando le richieste con critiche pubbliche al presidente Jerome Powell. Tuttavia, la decisione di mantenere i tassi invariati rafforza la credibilità dell’istituzione e riafferma il principio dell’indipendenza dalla politica fiscale e governativa.

Per Dan Siluk, questa scelta sottolinea l’equilibrio ricercato dalla Fed tra il rischio di un’inflazione persistente e la volontà di preservare spazio di manovra, qualora la crescita e il mercato del lavoro dovessero mostrare segnali di deterioramento più marcati nei prossimi mesi.

Due scenari in bilico

La “Summary of Economic Projections” pubblicata insieme al comunicato del FOMC, mostra come la Fed stia bilanciando con cautela due possibili traiettorie. Da un lato, l’inflazione ancora superiore al target suggerisce la necessità di evitare tagli prematuri. Dall’altro, le revisioni sul PIL e sull’occupazione aprono a uno spazio di intervento per sostenere l’attività economica se le condizioni dovessero peggiorare.

Per i mercati, secondo Janus Henderson, il messaggio è rassicurante: la Fed è disposta a tagliare i tassi, ma solo se i dati lo giustificheranno. La flessibilità resta quindi il principio guida, in un contesto in cui ogni decisione dovrà tenere conto non solo delle dinamiche domestiche, ma anche del peso crescente delle variabili esterne, a partire dalla politica fiscale statunitense e dall’instabilità globale.